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Terapia genica: una nuova speranza chiamata Strimvelis.

GlaxoSmithKline (GSK), Fondazione Telethon (Telethon), l’IRCCS Ospedale San Raffaele (OSR) confermano l’autorizzazione da parte della Commissione Europea alla commercializzazione di Strimvelis, la prima terapia genica ex-vivo con cellule staminali capace di trattare i pazienti affetti da una rarissima malattia chiamata ADA-SCID (immunodeficienza severa combinata da deficit di adenosina-deaminasi)

Strimvelis è la prima terapia genica curativa per i bambini a ricevere l’approvazione regolatoria nel mondo ed è indicata per il trattamento di pazienti con ADA-SCID. Per questi pazienti, purtroppo,  non è disponibile un donatore compatibile in base al sistema HLA (human leukocyte antigen) per il trapianto di cellule staminali.

Nicola Bedin, amministratore delegato dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha commentato: «Questo importante risultato è stato possibile grazie all’efficace collaborazione tra IRCCS Ospedale San Raffaele, Fondazione Telethon e GSK, collaborazione che ha consentito di coniugare anni di ricerca scientifica, pratica clinica di altissimo livello e competenza nello sviluppo della terapia. Continueremo a lavorare perché questa alleanza porti a sviluppare e rendere disponibili nuove cure a beneficio dei pazienti con malattie rare».

Terapia genica: cos’è l’ADA-SCID?

L’ADA-SCID fa parte delle immunodeficienze congenite, categoria che rappresenta uno dei disordini più gravi dell’immunità ed è caratterizzata dal deficit dell’immunità sia umorale che cellulo-mediata. In tali disfunzioni il sistema immunitario è gravemente compromesso, al punto che l’organismo è incapace di difendersi da qualsiasi agente infettivo.Il termine SCID definisce proprio la severità di queste patologie (Severe Combined Immunodeficiency), mentre ADA è l’acronimo associato all’enzima mancante adenosina deaminasi, importantissimo per la maturazione dei linfociti.

terapia genicaL’ADA-SCID si manifesta già nelle prime settimane di vita con estrema suscettibilità a tutti i tipi di minfezione, anche da parte di batteri e virus più innocui. In assenza di trattamento, compaiono ben presto infezioni ricorrenti, soprattutto alle vie respiratorie, che possono risultare letali entro i primi anni di vita: il nome bambini bolla deriva dal fatto che i piccoli affetti da tale patologia sono costretti a vivere in un ambiente assolutamente sterile e isolato, per evitare il contatto con patogeni. La diagnosi di deficit di ADA viene posta analizzando l’attività dell’enzima in linfociti, eritrociti e fibroblasti messi in coltura. Sono inoltre assai elevati i livelli di adenosina e deossiadenosina; Quest’ultima è anche molto aumentata nelle urine.

La diagnosi può anche essere posta nel periodo prenatale tramite l’analisi dei livelli di ADA negli eritrociti fetali o nelle cellule del liquido amniotico, dopo essere state messe in coltura.

La prognosi è infausta se non si riesce a ricorrere ad una terapia dopo breve tempo. Le prime forme di terapia consistevano nella trasfusione di sangue al fine di sfruttare il loro contenuto in ADA; nel 1987 si tentò il ripristino della normale attività dell’enzima ADA tramite una sua estrazione dai bovini: l’enzima coniugato con glicole etilenico veniva poi iniettato nel circolo, ma sfortunatamente tale modalità terapeutica perdeva efficacia col passar del tempo a causa del prodursi di anticorpi contro l’ADA di origine bovina.

Gli interventi terapeutici.

Una terapia enzimatica sostitutiva (PEG-ADA) richiede iniezioni intramuscolo per tutta la vita, si ha correzione del difetto metabolico e la sopravvivenza aumenta del 75% con parziale correzione immunologica, ma c’è comunque il rischio di sviluppare anticorpi neutralizzanti e autoimmunità.

La migliore terapia consiste nel trapianto di midollo al fine di restaurare il sistema immunitario del soggetto. I risultati ottenuti al momento sono molto buoni, ma resta la difficoltà di reperire un donatore perfettamente compatibile. Sono stati anche tentati protocolli che utilizzassero midollo di donatori semicompatibili (genitori) appositamente trattato per eliminare i linfociti T e scongiurare una malattia del trapianto contro l’ospite. Ma eccoci a Strimvelis, una terapia a base di cellule staminali: l’idea è quella di prelevare le cellule progenitrici del sistema immunitario dal cordone ombelicale o dal midollo osseo del paziente stesso.

Queste vengono poi modificate geneticamente attraverso un vettore retrovirale (virus ad RNA) contenente il gene ADA funzionante. Si reiniettano poi le cellule così modificate nel paziente. I primi studi evidenziavano sicurezza e fattibilità della terapia, ma un attecchimento delle cellule basso e una mancanza di selettività. Nel 2002 è stato stilato un protocollo per il trasferimento genico di midollo osseo autologo con CD34+ (le cellule progenitrici dei linfociti): i risultati indicano benefici clinici in quanto l’espressione di ADA porta ad una buona detossificazione sistemica, si ha ricostituzione immunitaria e un attecchimento duraturo, inoltre è una terapia sicura.

Il professor Alessandro Aiuti, coordinatore dell’area clinica dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), ha dichiarato: «Siamo felicissimi di questa notizia, risultato di oltre 20 anni di ricerca e sviluppo al SR-Tiget.

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Questo approccio terapeutico innovativo e personalizzato impiega le stesse cellule staminali del paziente con il gene modificato per correggere la malattia alla radice. È stato gratificante per tutti noi vedere i pazienti colpiti da questa grave immunodeficienza crescere negli anni, poter giocare con gli altri bambini e andare a scuola. Lavorando fianco a fianco con GSK possiamo ora mettere a disposizione Strimvelis per tutti i pazienti con ADA-SCID e trasformare le esistenze dei bambini che hanno un disperato bisogno di questa terapia». In Europa si stima che l’ADA-SCID colpisca ogni anno 15 bambini e, grazie all’approvazione ottenuta, tutti i malati per i quali è indicato il trattamento potranno ricevere la terapia genica presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

 

Francesca Pasinelli, direttore generale della Fondazione Telethon, ha concluso: «Questo è un giorno memorabile, non solo per noi ma per tutte le persone che collaborano con noi: con Strimvelis possiamo mantenere la promessa fatta ai pazienti. Possiamo dire di essere stati pionieri nella realizzazione di un modello in cui l’organizzazione non-profit opera non solo come struttura di raccolta fondi, ma gioca un ruolo primario nella gestione dello sviluppo della ricerca. L’obiettivo è assicurare che ogni passo del processo permetta di realizzare la nostra visione: mettere a disposizione una terapia per i pazienti».

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Giulia Ciceri. Revisionato da Mirko Zago.

 

 

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About the Author : Giulia Ciceri

Dottoressa in biologia irrimediabilmente curiosa. In continuo aggiornamento, dinamica e studiosa.

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