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astronauta - sistema immunitario

Come lo spazio ti cambia il sistema immunitario.

Uno studio, condotto dagli scienziati della Biomedical Research and Environmental Sciences Division della NASA, ha monitorato lo stato del sistema immunitario di 23 astronauti impegnati in missioni a bordo della Stazione spaziale internazionale (ISS). A questi, sono stati prelevati campioni di sangue prima, durante e dopo la permanenza in orbita.

16 astronauti sono rimasti nello spazio per circa sei mesi, due per 100 giorni e gli altri per periodi di durata intermedia.

Prima di spiegarti i risultati di questa ricerca, devo darti qualche informazione di background riguardante il sistema immunitario.

Prometto di non essere noioso, ci vorrà solo qualche minuto.

Il sistema immunitario.

Il principale mezzo di difesa del corpo umano contro microrganismi patogeni, sostanze chimiche e corpi estranei in genere è il sistema immunitario.

Il sistema immunitario è composto da diversi tipi organi: il midollo spinale, la tiroide, il timo e i linfonodi (tutti costituiti da cellule aventi funzioni differenti e precise.

Il tutto viene coordinato da mediatori chimici il cui compito è quello di mettere in comunicazione le parti del sistema stesso, nonché organizzare le azioni cellulari favorendo il riconoscimento delle strutture e delle cellule endogene – native dell’organismo in questione – dette self, da quelle di natura diversa dall’ospite dette non-self.

La discriminazione tra self e non-self avviene, a livello molecolare, grazie a particolari strutture cellulari, poste sulla membrana plasmatica, chiamate complesso maggiore di istocompatibilità. Grazie alla sua capacità di legare diverse molecole, favorisce il riconoscimento dei componenti dell’agente estraneo o lesivo durante la risposta immunitaria.

Altre cellule importanti del sistema immunitario sono i cosiddetti linfociti T e i linfociti B. Derivano dalla linea linfoide delle cellule staminali multipotenti presenti nel midollo osseo. All’interno dell’organismo, a seconda del luogo nel quale avviene la maturazione di queste cellule, si possono ottenere due linee linfocitarie ben distinte: i linfociti B (da bone marrow, midollo osseo in inglese) e i linfociti T (da Timo).

La scoperta.

Il risultato di tale studio mostra una variazione delle normali funzioni del sistema immunitario con variazioni nel conteggio delle diverse categorie di globuli bianchi, un ritardo della maturazione dei linfociti T e una riduzione della loro funzionalità. In particolare, ciò che viene influenzato è la loro capacità di migrare nei tessuti.

A questo si accompagna un abbassamento della produzione di interferone gamma e di svariati tipi di interleuchine (modulatori chimici la cui funzione è quella di richiamare altre cellule immunitarie). Anche se, per contro, i livelli di altri modulatori chimici (interleuchina, la IL-8) risultano aumentati durante il volo.

Fra le possibili conseguenze di queste alterazioni molecolari potrebbero esserci la difficoltà di guarigione delle ferite e lo sviluppo di disturbi autoimmuni o l’insorgenza di malattie infettive. In particolare, la riattivazione di herpesvirus latenti (retrovirus integrati con il DNA dell’ospite), come il virus di Epstein-Barr (EBV), il citomegalovirus (CMV), e il virus della varicella zoster (VZV).

Inoltre, la riduzione di efficienza del sistema immunitario potrebbe aumentare il rischio di sviluppare tumori, nel caso di equipaggi di missioni nello spazio profondo, che sarebbero esposti a livelli molto elevati di radiazioni.

Lo studio è stato attivato quando è stato notato che, le alterazioni del sistema immunitario, già rilevate in astronauti reduci da missioni di breve durata, continuavano a persistere per l’intera durata della permanenza nello spazio. Quindi, non dovevano essere legate ad un periodo limitato di adattamento alla microgravità.

Conclusioni.

A questo punto, scrivono gli autori dello studio, è necessario capire se queste alterazioni persistenti siano comunque semplici adattamenti fisiologici alle condizioni di microgravità, o se, invece, siano i primi indicatori di una vera e propria malattia da viaggio spaziale.

In tal caso, bisognerà progettare contromisure specifiche, simili a quelle in fase di sviluppo per altri aspetti legati alla fisiologia del volo, come la perdita di massa ossea e il rischio di calcoli renali.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Simone Giorgini. Revisionato da Mirko Zago.


About the Author : Simone Giorgini

Naturalista. Dinamico e Proattivo. Grande sostenitore dell'innovazione. Tornado di entusiasmo.

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