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Vaccino antipolio | Biochronicles

Vaccino antipolio

NON È SOLO UN BENE MA ANCHE UN DOVERE

La poliomielite è una delle malattie invalidanti peggiori al mondo, porta alla paralisi delle gambe, può essere letale ed è infettiva. Non esiste una cura, l’unica strategia è la prevenzione tramite il vaccino antipolio. Solo così, un giorno, potrà essere debellata per sempre.

HAI DUE SCELTE: VACCINARTI O ASPETTARE LA MALATTIA

La prevenzione delle malattie infettive costituisce uno dei principali obbiettivi della Sanità Pubblica. Le vaccinazioni rappresentano un’eccezionale scoperta che ha cambiato il volto della storia della medicina. Grazie all’utilizzo dei vaccini nella pratica medica è stato debellato il vaiolo, sono quasi scomparsi il tetano, la poliomielite, la difterite e sono state notevolmente ridotte malattie virali come l’epatite B, il morbillo, la rosolia, la parotite e le malattie batteriche come la meningite. Paradossalmente, però, le vaccinazioni sono “vittime del loro stesso successo”: non essendo più visibili le patologie che sono state debellate o sensibilmente ridotte, è diminuita la percezione dell’importanza delle vaccinazioni, mentre vengono amplificati dai media messaggi allarmanti sull’utilizzo dei vaccini e vengono diffuse notizie prive di qualsiasi fondamento scientifico. Ecco perché è importante ricordare quali siano le gravi malattie da cui ci siamo difesi grazie ai vaccini. Per dare l’opportunità di confrontare, serenamente e senza preconcetti, i rischi e i benefici delle due opzioni possibili: vaccinarsi o aspettare la malattia.

Con questi propositi, in questo articolo viene illustrata una delle sei malattie contro cui ci si vaccina attraverso il vaccino esavalente: la poliomielite.

INNANZITUTTO, CHE COS’È LA POLIOMELITE?

La poliomielite è una malattia virale altamente contagiosa, che colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni di età. È causata dal poliovirus, un virus a RNA appartenente al genere Enterovirus.
Si trasmette da persona a persona principalmente per via oro-fecale, ma all’inizio dell’infezione, per un breve periodo, la trasmissione può avvenire anche per via orale (tramite goccioline di saliva, a seguito di un colpo di tosse o di starnuti) (Ministero della Salute, 2013).
Il virus entra nell’organismo attraverso la bocca e si moltiplica a livello della faringe e del tratto gastrointestinale.

In seguito viene espulso con le feci e da lì può rapidamente diffondersi nella comunità, specialmente in aree dove l’igiene e la sanitizzazione sono molto scarse. In un secondo momento il poliovirus invade i linfonodi adiacenti al tratto gastrointestinale e si diffonde nell’organismo attraverso il flusso sanguigno. In rari casi il virus raggiunge il sistema nervoso centrale, dove provoca la distruzione dei motoneuroni, causando una paralisi spesso permanente (Centers for Disease Control and Prevention, 2014).

In natura esistono tre sierotipi del poliovirus: il tipo 1, il tipo 2 ed il tipo 3.

Le forme con cui si può manifestare la malattia sono molto diverse e vengono classificate sulla base dei sintomi manifestati:

  • Asintomatica: più del 90% delle infezioni da poliovirus sono poco evidenti o completamente prive di sintomi. Ciononostante le persone infette sono comunque in grado di trasmettere il virus ad altri (Centers for Disease Control and Prevention, 2014).
  • Abortiva (o aspecifica): il 4-8% dei casi si presentano sotto forma di una malattia minore e poco specifica. Compaiono sintomi comuni come febbre, mal di gola, nausea, vomito, dolore addominale, costipazione o, raramente, diarrea, e altri segni tipici dell’influenza. Di conseguenza, questa forma di poliomielite è pressoché indistinguibile da altre malattie virali. In ogni caso, la guarigione avviene in meno di una settimana.
  • Meningite asettica non-paralitica: nell’1-2% dei casi, alcuni giorni dopo l’insorgere dei sintomi già citati, compaiono altri segni come rigidezza del collo, della schiena e/o delle gambe. Ciò avviene perché il virus è riuscito a penetrare nel sistema nervoso centrale, ma anche in questo caso entro una settimana si ha una completa guarigione.
  • Paralisi flaccida: meno dell’1% delle infezioni portano ad una paralisi asimmetrica degli arti, che colpisce soprattutto le gambe. Si verifica quando le cellule nervose che attivano la contrazione dei muscoli vengono distrutte dal poliovirus, facendo diventare gli arti flaccidi e privi di vita. I sintomi paralitici generalmente iniziano da 1 a 10 giorni dopo l’insorgere della malattia e progrediscono per 2-3 giorni. Nei casi più gravi, la paralisi può estendersi ai muscoli del torace e dell’addome, provocando tetraplegia e difficoltà respiratorie (Global Polio Eradication Initiative). Molte persone con la poliomielite paralitica guariscono completamente e recuperano almeno in parte la funzionalità muscolare. Tuttavia se la debolezza o la paralisi persistono dopo 12 mesi dall’insorgere della malattia, i danni sono spesso permanenti. I casi di morte per la poliomielite paralitica sono generalmente il 2-5 % nei bambini e il 15-30 % negli adulti (in relazione all’età).

QUAL’È L’INCIDENZA DI QUESTA MALATTIA?

Agli inizi del ‘900 la poliomielite era una delle malattie più temute nei Paesi industrializzati. Paralizzava centinaia di migliaia di bambini ogni anno e non esisteva nessuna cura.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60 fu introdotto il primo vaccino antipolio, con i quali si riuscì a portare la malattia sotto controllo (Global Polio Eradication Initiative).

Grazie a programmi di immunizzazione di massa, alla fine degli anni ’80 la poliomielite era completamente scomparsa dai Paesi industrializzati (Lien e Heymann, 2013). In Italia, ad esempio, l’ultimo caso di poliomielite registrato risale al 1982 e la certificazione di Stato “polio-free” è arrivata ufficialmente il 21 giugno 2002 (Ministero della Salute, 2013).

Tuttavia per i Paesi in via di sviluppo la poliomielite costituiva ancora una minaccia. All’epoca si stimava che in queste zone la poliomielite paralizzasse ancora più di 1000 bambini ogni giorno e che fosse ancora diffusa in più di 125 Stati. Per questo nel 1988 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lanciò la Global Polio Eradication Initiative (GPEI), che aveva lo scopo di eradicare la poliomielite a livello globale entro l’anno 2000. Questa iniziativa si basava sulla convinzione che solo attraverso un sistema di vaccinazioni programmate a livello nazionale e un’intensa sorveglianza della malattia si sarebbe riusciti ad evitare lo scoppio di epidemie e la trasmissione del virus (Lien e Heymann, 2013).

Da allora, più di 2,5 milioni di bambini hanno fatto il vaccino antipolio, grazie alla cooperazione di più di 200 Stati e di 20 milioni di volontari, sostenuti da un investimento di più di 9 miliardi di dollari.

Nel 2012, dopo tante fatiche, l’India è stata rimossa dalla lista dei Paesi in cui la malattia era ancora endemica, convincendo i dubbiosi che l’eradicazione globale della polio era davvero possibile. Oggi infatti solo 3 Stati (Afghanistan, Nigeria e Pakistan) fanno ancora parte di questa lista.

Col tempo si è anche riusciti ad eliminare dalla circolazione alcuni sierotipi del virus: l’ultimo caso di poliovirus di tipo 2 è stato registrato nel 1999 e l’ultimo caso di poliovirus di tipo 3 nel novembre 2012.

Grazie alla GPEI, l’incidenza della malattia si è ridotta di più del 99%. Nell’arco del 2013 sono stati registrati solo 416 casi di poliomielite, rispetto ai più di 350000 casi registrati nel 1988! (Global Polio Eradication Initiative).

Purtroppo il restante 1% di casi di polio si è dimostrato difficile da eradicare. I conflitti, l’instabilità politica, la difficoltà di raggiungere tutte le popolazioni e l’insufficienza di strutture costituiscono ancora un ostacolo importante. Perciò nel 2013 la GPEI ha sviluppato il Polio Eradication and Endgame Strategic Plan 2013-2018, che delinea delle misure più ragionate con cui si prevede di eliminare definitivamente la malattia da tutti i Paesi del mondo entro il 2018.

 QUALI SONO, ALLORA, I VACCINI ANTIPOLIO?

Nonostante i grandi progressi della scienza, ancora oggi non esiste nessuna cura per la poliomielite. Pertanto il vaccino antipolio è l’unica arma che abbiamo per difenderci da questa malattia.

Esistono quattro forme diverse del vaccino antipolio:
Inactivated Polio Vaccine (IPV);
Oral Polio Vaccine (OPV);
Monovalent Oral Polio Vaccine (mOPV1 e mOPV3);
Bivalent Oral Polio Vaccine (bOPV).

INACTIVATED POLIO VACCINE (IPV)

Il primo vaccino antipolio entrato in commercio è l’Inactivated Polio Vaccine (IPV), sviluppato dal Dott. Jonas Salk nel 1955. Consiste in una miscela di poliovirus uccisi in laboratorio, incapaci quindi di replicarsi ma ancora in grado di stimolare il sistema immunitario. Il vaccino contiene tutti i sierotipi del virus naturale e viene somministrato per via intramuscolare (Global Polio Eradication Initiative).

L’IPV stimola la produzione di anticorpi contro tutti i ceppi di poliovirus. In caso di infezione questi anticorpi impediscono la diffusione del virus nel sistema nervoso centrale, garantendo un’alta protezione contro la poliomielite paralitica.

L’IPV è il vaccino antipolio più sicuro, perché non provoca effetti collaterali significativi dopo la vaccinazione. Tuttavia ha il difetto di indurre una bassa immunità a livello intestinale; questo fa sì che quando una persona vaccinata con l’IPV contrae il virus, esso può moltiplicarsi nel tratto gastrointestinale e diffondersi nell’ambiente attraverso le feci.

Inoltre, dato che la somministrazione è per via intramuscolare, la vaccinazione necessita di operatori sanitari e di strumenti per l’iniezione assolutamente sterili.

Senza contare che l’IPV è molto costoso (costa ben 5 volte di più rispetto all’Oral Polio Vaccine).

Per tutte queste ragioni, l’IPV è utilizzato solo nei Paesi industrializzati, dove la malattia è ormai eradicata (quindi il rischio di trasmissione attraverso le feci è praticamente nullo), e dove non vi sono problemi né di fondi né di sterilità (Lien e Heymann, 2013).

La vaccinazione è obbligatoria e viene somministrata col vaccino esavalente, che oltre all’IPV contiene i vaccini per la difterite, il tetano, l’epatite B, la pertosse e le infezioni invasive da Haemophilus influenzae di tipo B (HIB).

L’attuale calendario vaccinale prevede quattro dosi: la prima al 3° mese di vita, la seconda al 5° mese, la terza tra l’11° e il 13° mese, la quarta tra il 5° e il 6° anno di età (Ministero della Salute, 2013). Il 90% o più dei bambini vaccinati sviluppa l’immunità dopo solo 2 dosi e quasi il 99% dopo 3 dosi.

Dato che il rischio di esposizione al virus è basso nei Paesi industrializzati, la vaccinazione degli adulti (dai 18 anni in su) non è necessaria. Tuttavia è caldamente consigliata per coloro che prevedono di viaggiare in Paesi dove la poliomielite è ancora endemica, o per coloro che maneggiano quotidianamente il virus in laboratorio e in centri di ricerca (Centers for Disease Control and Prevention, 2014).

ORAL POLIO VACCINE (OPV)

Nei Paesi in via di sviluppo, invece, viene somministrato l’Oral Polio Vaccine (OPV), sviluppato da Albert Sabin nel 1961. Consiste in una miscela di poliovirus attenuati, ossia solamente indeboliti in laboratorio, ma non uccisi. È anche chiamato “OPV trivalente“ (tOPV), perché contiene tutti e tre i sierotipi del poliovirus naturale (Global Polio Eradication Initiative).

Anche questo vaccino stimola la produzione di anticorpi contro tutti i ceppi del virus e fornisce un’ottima copertura contro la paralisi flaccida. Ma a differenza dell’IPV, l’OPV è in grado di fornire anche un’immunità locale, a livello del tratto gastrointestinale. Di conseguenza, in caso di infezione gli anticorpi della mucosa intestinale impediscono al virus di moltiplicarsi e di disperdersi nell’ambiente attraverso le feci. Ciò è molto importante in Paesi dove l’igiene e la sanitizzazione sono ancora molto scarsi.

Tra l’altro il costo di questo vaccino è di gran lunga inferiore a quello dell’IPV: nel 2011 una sola dose poteva costare tra gli 11 e i 14 centesimi di dollaro.

Inoltre, come si può intuire facilmente dal nome, questo vaccino viene somministrato per via orale e ciò facilita molto la procedura di vaccinazione. Non sono, infatti, necessari né operatori esperti (possono somministrare il vaccino anche dei semplici volontari) né strumenti per l’iniezione sterili.

L’OPV è un vaccino estremamente sicuro ed efficacie. Generalmente una singola dose produce l’immunità a tutti i sierotipi del virus in circa il 50% dei riceventi. Dopo 3 dosi, invece, l’immunità compare in più del 95% dei riceventi, ha una lunga durata e probabilmente persisterà per tutta la vita.

MONOVALENT ORAL POLIO VACCINE (mOPV1, mOPV3) e BIVALENT ORAL POLIO VACCINE (bOPV)

Esistono poi altre due forme dell’Oral Polio Vaccine: l’OPV monovalente (mOPV) e l’OPV bivalente (bOPV).
Il primo è costituito dalla forma attenuata di un solo sierotipo del poliovirus (o di tipo 1 o di tipo 3), mentre il secondo consiste in una miscela dei sierotipi 1 e 3, sempre in forma attenuata.
I vaccini monovalenti (mOPV1 e mOPV3) erano stati ampiamente usati agli inizi della campagna di vaccinazione, tra gli anni ’50 e gli anni ’60. Tuttavia nel 1963 erano stati rimpiazzati dall’OPV trivalente, per accelerare l’immunizzazione di massa contro tutti i sierotipi del virus.
Col passare del tempo, il sierotipo 2 scomparve dalla circolazione, pertanto furono reintegrati i vaccini monovalenti, per eliminare in maniera più mirata gli altri due sierotipi rimasti. A tale scopo è stato poi sviluppato il vaccino bivalente, sperimentandolo per la prima volta in Afghanistan nel 2009.
Sia i vaccini monovalenti che i bivalenti hanno gli stessi vantaggi dell’OPV trivalente. In più, offrono un’immunità più selettiva contro i sierotipi 1 e 3: con lo stesso numero di dosi, l’mOPV1 (o mOPV3) dà una protezione più alta verso il poliovirus di tipo 1 (o di tipo 3) rispetto all’OPV trivalente.
Inoltre, se un bambino immunizzato con l’mOPV1 (o mOPV3) viene esposto al virus di tipo 1 (o di tipo 3), espellerà molto meno virus col le feci, limitando quindi la possibilità di trasmissione.

CI SONO CONTROINDICAZIONI ALLA VACCINAZIONE?

I bambini sani possono essere vaccinati senza alcun pericolo. Solo in caso di malattie infettive acute con febbre o di un’infezione intestinale con diarrea è meglio rimandare la vaccinazione fino al momento in cui il bambino abbia recuperato un buono stato di salute (Ministero della Salute, 2014).
Se però il bambino avesse un’allergia grave nei confronti di un qualsiasi componente del vaccino, o se avesse avuto una reazione allergica grave in seguito ad una dose precedente del vaccino, la vaccinazione deve essere evitata.

QUALI SONO LE REAZIONI AVVERSE A SEGUITO DELLA VACCINAZIONE?

Nel caso dell’IPV, non esistono particolari reazioni avverse a seguito della vaccinazione. A volte possono insorgere reazioni minori, come dolore o arrossamento nel punto dell’iniezione. Al massimo, dato che l’IPV contiene tracce di streptomicina, neomicina e polimixina B, possono verificarsi reazioni allergiche in riceventi sensibili a questi antibiotici.

Nel caso dell’OPV, invece, esistono gravi reazioni avverse, che però sono estremamente rare. Può capitare, infatti, che il virus attenuato contenuto nel vaccino subisca delle mutazioni a livello genetico, ritornando così in grado di scatenare la malattia. Questi nuovi virus vengono definiti Circulating Vaccine-Derived Poliovirus (cVDPV) e possono diffondersi nella popolazione attraverso le feci. Molto raramente provocano una paralisi identica a quella causata dal poliovirus naturale. Tale condizione prende il nome di Vaccine-Associated Paralytic Poliomyelitis (VAPP) e si verifica in circa 1 bambino su 2,7 milioni tra quelli che ricevono la prima dose del vaccino.
Gli episodi di cVDPV sono molto rari. Tra il 2000 e il 2011 sono scoppiate 20 epidemie di questi virus, contando solo 580 casi di VAPP. Mentre il poliovirus naturale, nello stesso periodo, ha paralizzato più di 15500 bambini.
Il rischio estremamente basso della VAPP è ben noto e ampiamente accettato dalla maggior parte dei programmi di Sanità Pubblica nel mondo. Questo perché si ha la consapevolezza che senza l’OPV verrebbero paralizzati centinaia di migliaia di bambini ogni anno.
D’altra parte, se una popolazione è completamente vaccinata contro la polio, sarà perfettamente protetta dalla diffusione sia del virus naturale sia del virus derivato dal vaccino.
I cVDPV vengono trattati nello stesso modo con cui vengono trattati i sierotipi di poliovirus naturale. Pertanto la soluzione è la stessa per tutte le epidemie di poliomielite: vaccinare ogni bambino diverse volte con l’OPV per fermare la trasmissione della malattia. I cVDPV inoltre sembrano essere meno trasmissibili rispetto al poliovirus naturale. Spesso le epidemie possono essere controllate e bloccate rapidamente con 2-3 cicli di immunizzazione supplementare.

La poliomielite è una grave malattia infettiva che non può essere curata, ma soltanto prevenuta attraverso la vaccinazione. I vaccini antipolio sono estremamente sicuri, conferiscono un’ottima immunità e non hanno particolari controindicazioni. Solo nel caso dell’Oral Polio Vaccine (OPV) esiste un remoto rischio di contrarre la malattia a seguito della vaccinazione, perché il virus che sta alla base del vaccino è solo in forma attenuata e non completamente uccisa. Tuttavia gli innumerevoli dati raccolti dalla GPEI dal 1988 ad oggi dimostrano che le probabilità di sviluppare la malattia a causa dell’OPV sono 1 su 2,7 milioni. Inoltre si deve tenere presente che una volta che la patologia sarà eradicata globalmente, i cVDPV saranno l’unica fonte di poliovirus vitale presente nella comunità. Per questo la GPEI ha già previsto dei programmi di vaccinazione in cui l’OPV verrà gradualmente sostituito con l’IPV in tutti i Paesi del mondo. Così facendo sarà eliminato anche quel remoto rischio di contrarre la poliomielite attraverso il vaccino.

La ricomparsa della malattia è sempre possibile, fintantoché ci saranno zone del mondo in cui la malattia è presente e diffusa. Per questo la Sanità Pubblica mantiene attiva la sorveglianza dei casi di paralisi flaccida acuta (PFA) e raccomanda il vaccino antipolio a livello nazionale. Perché è proprio grazie a queste campagne di immunizzazione di massa che siamo a un passo dal vedere la poliomielite scomparire per sempre dal nostro pianeta, così come è già accaduto per il vaiolo.

Perciò, non fatevi spaventare dai falsi miti e dalle leggende metropolitane diffuse dai media e dal Web!

Vaccinarsi è un bene, non solo per noi stessi ma anche per l’intera umanità.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Chiara Biasoni. Revisionato da Edoardo Vanetti


About the Author : Chiara Biasoni

Biotecnologa industriale. Fanatica delle fermentazioni. Perfezionista patentata. Carina e coccolosa.

1 Comment
  1. Edoardo 01/01/2016 at 09:53 - Reply

    Bill Gates ha annunciato a fine 2015 che lo sradicamento della polio è al 99%. È più di un anno ormai che non si registra più neanche un caso di polio in Africa, ultimo paese era la Nigeria. Nel 1988 era endemica in 128 paesi, ora rimane solo in Afghanistan e Pakistan. Un grande successo per le campagne internazionali di vaccinazione!

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