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vaccino antinfluenzale

Come sconfiggere i malanni stagionali con il vaccino antinfluenzale.

COME FUNZIONA IL VACCINO ANTINFLUENZALE.

Per alcuni di noi l’arrivo della stagione invernale non significa solamente cioccolata calda e camino, ma anche e sopratutto influenza. Il vaccino antinfluenzale scatena spesso dei dibattiti molto seguiti. Ci si chiede se sia utile, necessario e soprattutto se sia sicuro. Prima di tutto, voglio spiegarti cosa sia esattamente un vaccino antinfluenzale e come riesca ad agire nel nostro organismo.

Tutti conosciamo i vaccini contro microorganismi pericolosi come quelli che causano il tetano, o la poliomielite. Queste vaccinazioni, oltre a quelle che proteggono dalla difterite e dall’epatite B, sono state rese obbligatorie dal sistema sanitario nazionale e sono caldamente raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e vengono somministrate a neonati e bambini fino ai 12 anni di età, con vari richiami, per mantenere alte le difese immunitarie nel tempo.

Il vantaggio di questa pratica è evidente: l’incidenza di malattie, che fino a qualche anno fa erano molto diffuse e causavano la morte di milioni di persone, è oggi molto bassa e alcune patologie sono addirittura state debellate dal pianeta proprio grazie a un programma di vaccinazione mondiale. Un esempio su tutti è il vaiolo, che dal 1980 ha smesso di mietere vittime.

Da alcuni anni è stata introdotta anche la vaccinazione antinfluenzale, che ci protegge dal virus dell’influenza che puntualmente, durante la stagione più fredda, costringe a letto milioni di persone in tutto il mondo.

Il vaccino antinfluenzale stimola il sistema immunitario di un individuo a creare una barriera difensiva contro un microrganismo estraneo, prima che questo diventi potenzialmente pericoloso. Infatti, i linfociti B, le cellule responsabili della difesa immunitaria, al momento del primo contatto con le proteine virali presenti nel vaccino antinfluenzale, producono una grande quantità di anticorpi diretti contro le particelle virali inattive (dette antigeni) e creano una sorta di “memoria” cellulare.

anticorpo - vaccino antinfluenzale

Gli anticorpi sono proteine globulari (dette anche immunoglobuline o Ig) esposte sulla superficie dei linfociti B, che inviano il segnale di attivazione della risposta immunitaria quando legano il proprio antigene corrispondente.

Nel caso di un secondo contatto con il microrganismo, attivo e patogeno, i linfociti che circolano nel sangue riconoscono gli antigeni già incontrati in precedenza e scatenano una risposta immediata. Richiamano le cellule citotossiche e i fagociti, le quali eliminano fisicamente il virus già quando è presente in minime quantità. In tal modo, non si sviluppa una violenta reazione immunitaria, cioè l’influenza vera e propria, poiché l’organismo è in grado di combattere la minaccia con i mezzi già creati in precedenza.

I virus, allo stato nativo, sono composti da una capsula proteica che fornisce protezione e consente ai virus di inserire il proprio genoma all’interno delle cellule ospiti. Queste vengono costrette a replicare le particelle del microrganismo estraneo che in seguito si diffonde, anche in cellule vicine, danneggiando i tessuti.

Il vaccino antinfluenzale contiene il virus inattivato, incapace di regredire allo stato nativo patogenico, oppure soltanto le proteine (solitamente della capsula) che permettono agli anticorpi di riconoscerlo. Ciò rende il suo utilizzo totalmente sicuro non essendoci la possibilità di contrarre l’influenza a causa della sua somministrazione (Kindt, et al 2007) (Center for Disease Control and Prevention).

Il vaccino antinfluenzale, ad esempio, è composto da virus inattivati (o “parti” di essi) appartenenti alla famiglia degli Orthomixoviridae. Attualmente, il vaccino antinfluenzale, è composto da due ceppi A (A/California/2009 e A/Texas/2012), un virus dell’influenza B ( il B/Massachussets/2012), a cui si è aggiunto solo lo scorso autunno anche il virus del ceppo B/Brisbane/2008, mentre gli altri ingredienti sono solamente degli eccipienti come acqua, in alcuni casi, tracce di antibiotico e proteine dell’uovo.

Il vaccino protegge solo da questi quattro ceppi, che sono al momento quelli più diffusi nella popolazione mondiale negli ultimi anni, ma non protegge da altri virus o batteri.

I nomi dei vaccini vengono dati in base al tipo di influenza, l’origine dell’epidemia e l’anno di isolamento dell’agente eziologico.

Il vaccino antinfluenzale, al contrario dei sopracitati vaccini antipolio o antitetanico, dei quali è sufficiente un richiamo ogni 10 anni,  ha bisogno di essere iniettato ogni anno. Questo è dovuto principalmente a due fattori.

  • La memoria cellulare creata non è duratura, quindi può succedere che il contatto con lo stesso virus, trascorso un lungo periodo di tempo dalla vaccinazione, scateni la malattia influenzale, poiché i linfociti B non si “ricordano” di aver già incontrato quel patogeno.
  • In secondo luogo, il virus avendo un genoma molto propenso alle mutazioni può cambiare aspetto (i propri antigeni) e quindi non essere più riconosciuto dagli anticorpi creati con il vaccino antinfluenzale dell’anno precedente.

Mediamente, la protezione fornita dal vaccino antinfluenzale dura 6 mesi, quindi, una intera stagione invernale e parte di quella primaverile. L’immunità si crea nelle due settimane successive all’iniezione del vaccino, perciò questo deve essere somministrato durante l’autunno per dare il tempo all’organismo di sviluppare le difese prima che arrivi il periodo invernale: momento in cui il virus si diffonde più facilmente (Center for Disease Control and Prevention).

Il lato oscuro dell’influenza.

Quando si legge di vaccino antinfluenzale spesso ci si chiede: davvero abbiamo bisogno di vaccinarci contro una semplice infezione che al più ci costringe due o tre giorni a letto? Certo, tutti abbiamo sperimentato in prima persona un’influenza, magari particolarmente aggressiva, a cui siamo sopravvissuti senza problemi. Tuttavia, c’è da considerare che ogni anno in Italia muoiono circa 8000 persone contagiate da un virus dell’influenza, ed è la terza causa di morte per malattie infettive (al primo e secondo posto troviamo HIV e tubercolosi).

Ciò che preoccupa non è tanto l’influenza in sé, poiché si tratta di un’infezione acuta e di breve durata, quanto le complicanze derivate da essa che possono andare dalle semplici otiti e sinusiti fino a giungere a infezioni molto gravi e di difficile trattamento, principalmente a carico dell’apparato respiratorio (bronchite, polmonite ecc.). L’Organizzazione Mondiale della Sanità, per queste ragioni,  indica quale obiettivo primario della vaccinazione antinfluenzale la prevenzione delle forme gravi e complicate di influenza e la riduzione della mortalità in gruppi ad aumentato rischio di malattia grave.

Una strategia vaccinale basata su questi presupposti presenta un favorevole rapporto costo-beneficio e costo-efficacia.

Il vaccino può essere somministrato a tutti gli individui dai 6 mesi di età, in particolare, è consigliato a quelle categorie di persone che presentano un sistema immunitario fragile e che sono più suscettibili a sviluppare complicanze gravi.

  • Anziani: a causa di una fisiologica riduzione delle difese immunitarie. In particolare, il nuovo piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) riporta l’inserimento nel calendario della vaccinazione antinfluenzale negli ultrasessantacinquenni. La vaccinazione ripetuta annualmente ha ridotto la mortalità tra gli anziani del 25% (Keitel, et al 2006).
  • Bambini e adolescenti, i quali non hanno ancora sviluppato delle difese forti e trascorrono molto tempo in luoghi affollati, come scuole e asili.
  • Donne incinte, poiché il virus potrebbe oltrepassare la placenta ed essere pericoloso per il feto, che non possiede un proprio sistema immunitario.
  • Malati cronici, per i quali il virus sarebbe solo un problema in più. In questa categoria rientrano i diabetici, coloro che soffrono di malattie cardiocircolatorie , renali, epatiche. I malati di fibrosi cistica, malattia polmonare cronica ostruttiva e gli asmatici devono fare più attenzione ancora, poiché l’influenza colpisce in particolar modo l’apparato respiratorio, aggravando la sintomatologia già presente.
  • Immunodepressi per vari motivi: sieropositivi o malati di AIDS, malati di cancro o che stanno ricevendo una terapia antitumorale, malati cronici in cura con immunosoppressori o con farmaci biologici. Il virus dell’influenza in questi soggetti non farebbe altro che impegnare ulteriormente un sistema immunitario già di per sé compromesso, e spianerebbe la strada a una serie di infezioni molto più pericolose (Ridgway, 1993).
  • Persone obese. Secondo un rapporto pubblicato dal CDC (Center for Disease Control and Prevention), l’obesità altera la risposta immunitaria dell’organismo, e coloro che presentano un indice di massa corporea superiore a 30 sono più soggetti a malattie a carico dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio (Wessel, 2014).

Il vaccino antinfluenzale è invece sconsigliato nel caso di allergia all’uovo (di questo, infatti, si trovano tracce nella composizione) e a chi ha sperimentato in passato una grave reazione avversa ad un altro vaccino antinfluenzale. In questi casi, infatti, è opportuno prendere delle precauzioni aggiuntive, per evitare reazioni allergiche, che in ogni caso si manifestano sporadicamente e dipendono dalla sensibilità dell’individuo.

termometro - vaccino antinfluenzale

Se il vaccino antinfluenzale è quello iniettabile, la maggior parte delle reazioni avverse consiste in dolore muscolare e febbre, entrambi della durata di qualche giorno. Se invece il vaccino antinfluenzale è quello sotto forma di spray nasale, i disturbi possibili consistono in naso che cola, mal di testa e mal di gola (Male, 2007).

Presunta inefficacia del vaccino antinfluenzale e altre bufale

Nonostante i vantaggi dati dalle vaccinazioni siano evidenti, due miti ancora sopravvivono nell’opinione pubblica: uno riguarda l’inefficacia della vaccinazione, mentre l’altro riguarda la possibilità di contrarre il virus nella stessa misura in cui lo fa una persona non trattata. In effetti, è vero che una piccola percentuale di persone apparentemente sane sperimenta un periodo di influenza subito dopo aver ricevuto l’iniezione trivalente. Tuttavia, ciò è collegabile al fatto che gli anticorpi specifici vengono prodotti nel giro di due settimane a partire dal primo contatto con l’antigene, quindi, è possibile che comunque si contragga l’infezione nel “periodo finestra” che va dal momento della vaccinazione al momento della creazione della memoria immunologica.

In questo caso, il vaccino antinfluenzale non è stato inefficace, semplicemente il virus ha oltrepassato le barriere difensive dell’organismo prima che queste venissero rinforzate. È un’eventualità rara ma può aver luogo, soprattutto se si ricorre al vaccino antinfluenzale in inverno, quando ormai la stagione influenzale è iniziata e il virus è più diffuso tra la popolazione. È per questo importante che si prevenga l’insorgenza della malattia nel periodo autunnale.

L’altro mito da sfatare è quello secondo cui  il vaccino stesso causi l’influenza. A questo quesito risponde Daniel Hussar, professore di Farmacia presso l’Università delle Scienze Remington a Philadelphia, il quale assicura che non ci sono motivi per non vaccinarsi. Come già detto precedentemente il vaccino è composto da una miscela di tre virus inattivati, ovvero resi completamente innocui per la salute: l’inattivazione di un virus si effettua mediante un trattamento chimico che lo rende incapace di moltiplicarsi e quindi di causare infezione pur conservando le sue proteine, così che possa essere riconosciuto e processato dal sistema immunitario. Quindi, non c’è assolutamente alcun rischio che il virus inattivato ritorni allo stato virulento e scateni la malattia. Probabilmente, se ci si ammala dopo essere stati vaccinati la causa è da ricercare in una precedente infezione latente, che per caso si è resa visibile solo dopo la somministrazione del vaccino antinfluenzale (Whetzel, 2014).

C’è da ricordare che molte altre condizioni di salute possono dare sintomi simili a quelli dell’influenza vera e propria: il raffreddore per esempio è causato da alti virus (come il Rhinovirus) e causa gli stessi disturbi respiratori che vengono erroneamente scambiati per influenza. Inoltre, alcune infezioni batteriche che colpiscono le vie aeree a prima vista potrebbero sembrare influenza, ma queste sono causate da microrganismi completamente diversi dai virus e hanno bisogno di un trattamento differente.

L’effetto gregge.

La protezione data dal vaccino non agisce solo a livello del singolo individuo, ma ha anche un effetto generale su tutta la comunità: tante più persone sono vaccinate contro il virus dell’influenza, tanto più è difficile che esso possa diffondersi e circolare nella popolazione.

Questo fenomeno, noto come “immunità di gregge”, fa sì che, nelle malattie infettive trasmissibili da un individuo all’altro, la catena di contagio possa essere interrotta quando un gran numero di membri della popolazione sia immune o poco suscettibile alla malattia.

vaccino antinfluenzale

Infatti, quanto maggiore è la percentuale di individui resistenti alla malattia tanto minore è la probabilità che un individuo suscettibile entri in contatto con un individuo infetto. La barriera che i vaccinati creano per sé stessi previene le infezioni all’interno della loro famiglia e del loro ambiente di lavoro, poiché queste persone eviteranno non solo di contrarre l’influenza, ma anche di essere uno strumento utilizzato dal virus per moltiplicarsi e diffondersi (John, 2000).

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Eva Zaffarini. Revisionato da Giulio Libertini e Anna Napolitano.


About the Author : Eva Zaffarini

Studentessa di Biologia. Curiosa e appassionata. Amante del rock'n'roll. Aspirante ingegnere genetico.

1 Comment
  1. […] Le vaccinazioni rappresentano un’astuta strategia per creare una memoria immunitaria, evitando che il primo contatto con un eventuale patogeno, possa rivelarsi dannoso per l’organismo. […]

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