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La storia del metodo Stamina

CELLULE STAMINALI E METODO STAMINA, QUAL È LA VERITÀ?

Ti ricordi del metodo Stamina? Se la risposta è sì, leggi questo post! Sto per spiegarti perché questa procedura ha destato parecchio scalpore non molto tempo fa.

Nonostante la ricerca proceda per trovare ulteriori campi di applicazione delle cellule staminali, negli ultimi anni, si è vista una vera e propria epidemia di cliniche di cellule staminali, le quali promettono di curare molti tipi di patologie in tempi brevi e con ottimi risultati, ma senza alcuna sperimentazione e validazione scientifica.

In Italia, il caso più noto e discusso riguarda il Metodo Stamina: vediamo la storia e le vicende che hanno fatto di questo metodo un vero caso mediatico.

Cellule staminali e applicazioni cliniche.

Le cellule staminali sono cellule capaci di autorinnovarsi e di replicarsi indefinitamente o dare vita a cellule specializzate. Nei mammiferi queste cellule sono catalogate secondo il loro stadio di sviluppo e la loro capacità di differenziarsi: l’embrione precoce contiene le cellule staminali embrionali, le quali sono cellule pluripotenti, ovvero possono differenziarsi in quasi tutti i tipi cellulari corporei. Anche l’organismo adulto contiene delle cellule staminali, ma esse sono considerate multipotenti o unipotenti. In pratica, esse sono in grado di dividersi in un numero limitato di tipi cellulari o in un solo tipo cellulare.

L’interesse per le cellule staminali si concentra prevalentemente in due aree: data la capacità di differenziarsi in più tipi cellulari, il loro studio può essere utile per la comprensione dei meccanismi genetici alla base dello sviluppo. Inoltre, vengono studiate per la potenzialità di curare patologie umane che causano danni tissutali o cellulari.

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Quest’ultima applicazione è già divenuta realtà in alcuni casi. Ad esempio, il trattamento meglio definito e più ampiamente utilizzato è il trapianto di cellule staminali del sangue (ematopoietiche), per trattare malattie e condizioni patologiche del sangue e del sistema immunitario o per rigenerare il sistema ematopoietico dopo trattamenti per specifici tipi di cancro.

Come mostra la figura a lato, il trapianto di midollo osseo consiste nella sostituzione di un midollo osseo malato o non funzionante, con cellule staminali ematopoietiche sane in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue e ricostituire le normali funzioni ematologiche e immunologiche. Il trapianto può essere autologo (dello stesso paziente dopo opportuno trattamento) o allogenico (da un donatore).

Oltre alle cellule staminali del sangue, fin dagli anni ‘70 le cellule staminali della pelle sono state utilizzate per produrre trapianti di pelle per pazienti con ustioni gravi su aree ampie del corpo e recentemente è stato possibile sviluppare un farmaco a base di cellule staminali per la rigenerazione di lesioni profonde a carico della cornea.

Il metodo stamina: storia e caratteristiche. 

La lunga storia di Stamina inizia nel 2004, quando, Davide Vannoni, professore associato di psicologia all’Università di Udine e laureato in scienze della comunicazione, si reca in Ucraina per curare una paralisi facciale di cui è affetto con un trapianto di cellule staminali. Impressionato dal trattamento decide di importarlo in Italia convincendo la biologa russa Schegelskaya e il collega Klymenko a recarsi con lui a Torino, dove allestisce un laboratorio. Si appoggia, inoltre, ad un centro a San Marino grazie alla collaborazione del dottor Marino Andolina, pediatra di Trieste.

Nel 2009 Vannoni fonda la Stamina Foundation Onlus “per sostenere la ricerca sul trapianto di staminali mesenchimali (cellule staminali multipotenti in grado di differenziarsi in cellule del tessuto osseo, cartilagini e tessuto adiposo) e diffondere in Italia la cultura della medicina rigenerativa” e, tramite Andolina, riesce a stringere un accordo con l’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste, conducendo attività di ricerca e iniziando a trattare i primi pazienti, soprattutto bambini affetti da teleparesi spastica. Ma anche pazienti affetti da patologie neurodegenerative come parkinson e sclerosi multipla.

Il metodo proposto da Stamina Foundation Onlus prevede la conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni, grazie all’utilizzo di acido retinoico. La terapia consiste nel prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro e infine la loro reinfusione nei pazienti stessi.

 Tale metodo viene descritto dal suo ideatore come utile per curare malattie di diverso tipo, anche molto diverse tra loro per cause, sintomi e decorso. In particolare, il metodo viene indicato da Vannoni per la cura di malattie neurodegenerative, dalla malattia di Parkinson alla SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e dalla sclerosi multipla alla malattia di Alzheimer.

Vannoni non rende note prove scientifiche relative all’efficacia del metodo, ma ne propugna la validità, grazie soprattutto a video in cui si mostrano presunti benefici nei pazienti in cura, principalmente bambini. Egli richiede il massimo silenzio ai pazienti riguardo alla cura e lo stesso protocollo non viene pubblicato in nessuna rivista scientifica, né approvato dalle autorità sanitarie (in particolare dall’Istituto superiore di sanità e dall’Agenzia italiana per il farmaco-AIFA).

Col metodo Stamina, ideato da Vannoni, si procede prelevando un frammento di midollo osseo dai pazienti, dal quale vengono estratte cellule staminali mesenchimali, le quali possono dare origine a ossa, pelle e cartilagine. Le cellule sono incubate per 2 ore in una soluzione di acido retinoico e poi re-iniettate nel paziente; in questo modo dovrebbe avvenire la conversione delle cellule in neuroni. Il metodo però risulta privo di validazione scientifica poiché non sono state presentate prove dell’efficacia del metodo e dell’effettiva trasformazione cellulare. Il campo delle staminali mesenchimali è ancora tutto da scoprire e non esistono dimostrazioni inconfutabili che queste possano trasformarsi in neuroni con la semplice aggiunta di sostanze come l’acido retinoico.

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Per questo motivo, nel 2009, Raffaele Guariniello, sostituto procuratore del Tribunale di Torino, apre un’inchiesta sull’attività di Stamina, rinviando a giudizio 12 indagati, tra cui lo stesso Vannoni, per somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere. Tutte le attività al Burlo si bloccano, ma Vannoni si sposta agli Spedali Riuniti di Brescia e avvia nuove cure a uso compassionevole, cioè su pazienti in fase terminale. L’attività dura dall’ottobre 2011 all’aprile 2012 e permette di assistere 12 pazienti, tra cui 4 bambini. A maggio 2012 tale pratica viene sospesa in seguito a un’ispezione dei NAS e dell’AIFA, che rileva il mancato rispetto dei requisiti di sicurezza e igiene e la carenza nella documentazione prescritta dalla legge.  Nelle ispezioni si rilevò che i preparati cellulari non contenevano quantità rilevanti di cellule staminali mesenchimali, non erano in grado di differenziarsi in neuroni e contenevano inquinanti pericolosi, come cellule e del sangue, costituendo un rischio per la salute dei pazienti. Inoltre, gli unici documenti disponibili riguardo il metodo Stamina sono le richieste di brevetto depositate da Vannoni, nel 2010 e negli Stati Uniti, i quali sono stati però bocciati dall’ufficio brevetti poiché contenenti numerosi difetti, mancanze e dati non specificati.

La rivista internazionale Nature scopre che tali richieste di brevetto contengono inoltre fotografie non originali, ma riconducibili a quelle pubblicate in una ricerca della Dott.ssa Schegelskaya, costituendo quindi una frode scientifica e smentendo l’efficacia del metodo di Vannoni, il quale opera in condizioni sperimentali totalmente diverse rispetto a quelle dei biologi russi.

Il risvolto mediatico del caso stamina. 

Il metodo Stamina diventa un vero e proprio caso mediatico grazie ai servizi della trasmissione Le Iene, i quali raccontano la storia di alcuni bambini affetti da patologie gravi e delle loro difficoltà nell’accedere alla terapia Stamina. Nella trasmissione non vengono citati dati o prove scientifiche, ma il metodo viene considerato come efficace e affidabile e i bambini sono sottoposti alle cure presso gli Spedali Civili di Brescia.

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In seguito alla pubblicazione di questi servizi aumenta il numero dei ricorsi da parte delle persone che chiedono l’accesso delle cure a Brescia e nasce il Movimento Pro Stamina Italia, per la promozione della cura. Nascono associazioni e iniziative a sostegno di Vannoni e cresce il numero di manifestazioni di piazza.

Anche la politica viene coinvolta e nel marzo 2013 viene approvato un decreto che garantisce la continuazione delle cure presso l’Ospedale di Brescia e a maggio dello stesso anno, nonostante parere contrario di AIFA, Istituto superiore di Sanità e Centro Nazionale Trapianti, viene approvato dalla Camera il decreto Balduzzi, il quale stabilisce l’avvio di una sperimentazione clinica del metodo Stamina, stanziando 3 milioni di euro.

Il mondo scientifico si dichiara contrario al finanziamento di un metodo privo di ogni evidenza scientifica e intervengono l’Accademia dei Lincei, la rivista Nature e i massimi esperti italiani di cellule staminali, chiedendo la pubblicazione del protocollo Stamina, ma Vannoni rifiuta la consegna e dichiara che il suo metodo non è una ricetta, criticando le obiezioni della comunità scientifica. In seguito, Vannoni consegna i protocolli i quali vengono però bocciati prima da un Comitato scientifico e poi definitivamente dal Ministero, poiché secondo gli esperti non esistono le basi scientifiche a sostegno delle infusioni di staminali nella lotta alle malattie neurodegenerative. Il Ministro della salute Beatrice Lorenzin firmerà poi un decreto anti-truffe, a tutela dei pazienti e contro la somministrazione di terapie che non rispondano alle norme di buona preparazione, senza test di sicurezza, efficacia e autorizzazioni. La stessa AIFA ha divulgato una guida per informare e far capire al cittadino quali cure possono essere una truffa e quali no, intitolata Non ho nulla da perdere a provarlo. 

Sembra così essere conclusa non solo la vicenda mediatica e sanitaria relativa a Stamina ma anche il processo per associazione a delinquere e truffa che vede coinvolti Vannoni e collaboratori. Le prove e i dati scientifici riguardo al metodo Stamina non sono mai stati consegnati e resi pubblici, come avviene di norma nella comunità scientifica, ed inoltre non è stato possibile accedere alle cartelle cliniche dei pazienti, né sapere di preciso a quali esami strumentali si siano sottoposti per confermare i miglioramenti dichiarati. L’assenza di pubblicazioni non nega solo la possibilità di visionare il funzionamento del metodo, ma anche quello di valutare, su basi statistiche, l’efficacia del metodo in questione.

Il caso Stamina ha suscitato un ampio dibattito scientifico, sociale e politico, richiamando l’attenzione non solo dei media ma anche di scienziati nazionali e internazionali e di prestigiose riviste scientifiche quali Nature ed EMBO. Il metodo si inserisce nel contesto del crescente sviluppo di cliniche di cellule staminali in tutto il mondo, le quali promettono di curare molte patologie con metodi rivoluzionari, senza rischi o complicazioni, non presentando però alcuna sperimentazione o valutazione dei rischi, ma portando come prova la guarigione di alcuni individui, soprattutto bambini o malati terminali, puntando così sulla sensibilità dell’opinione pubblica e dei media. Non irrilevante è inoltre il costo dei trattamenti (spesso di migliaia di euro) e il pericolo a cui possono essere soggetti i pazienti nel caso di dosaggi sbagliati o preparazioni che non seguono i corretti protocolli scientifici.

Nonostante la forte opposizione della comunità scientifica a tale metodo, privo di prove valide (scusa il gioco di parole), la terapia proposta da Vannoni ha ottenuto un grande supporto mediatico e popolare ed infine anche politico, evidenziando una enorme difficoltà di interazione tra Istituzioni e mondo scientifico, difficoltà che continuano a ricadere sui pazienti.  La qualità e la sicurezza delle terapie somministrate devono essere un prerequisito essenziale e un diritto garantito a tutti i pazienti. Risulta fondamentale saper distinguere quali possono essere le terapie valide da quelle che risultano essere solo una truffa ai danni delle persone che soffrono. Solo il ruolo di controllo esercitato da istituzioni quali AIFA e Istituto Superiore di Sanità permette di assicurare il rigore scientifico dei trattamenti, la sicurezza e la qualità dei farmaci utilizzati, l’efficacia dei protocolli terapeutici, la tutela della dignità e della qualità di vita dei pazienti, indipendentemente dal tipo di patologia che li ha colpiti.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Francesca Furlan. Revisionato da Giulia Ciceri


About the Author : Francesca Furlan

Biologa. Creativa e determinata. Appassionata di scienza. Lettrice instancabile.

1 Comment
  1. […] ma posso utilizzare cellule di topo per curare l’uomo? No. L’equivalente umano delle cellule staminali embrionali di topo, le cellule staminali embrionali umane, sono state ottenute per la prima volta nel 1998 da […]

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