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salute mentale

LA SALUTE MENTALE AI TEMPI DI INTERNET, SOCIAL NETWORK E A.I.

SCENARI PER (DOPO)DOMANI

di Fabio Porru

In pochi anni, quello che diciamo e scriviamo potrebbe esser usato come indicatore del nostro benessere e della salute mentale. I pattern potranno essere analizzati da sistemi di Artificial Intelligence (AI) capaci di identificare segni indicativi di fasi precoci di condizioni patologiche, consentendo il riconoscimento precoce e il tracciamento della condizione.

DOVE SIAMO?

Diverse ricerche hanno cercato e individuato pattern linguistici che possono accuratamente riconoscere i soggetti affetti da condizioni quali depressione e disturbo d’ansia.

Due esempi di evidenze arrivate dalla ricerca la cui applicazione può aiutare la diagnosi precoce di condizioni psichiatriche sono l’uso dei pronomi e di termini “assoluti”. Il primo è correlato con il contenuto del linguaggio (“cosa diciamo”), il secondo con la forma del linguaggio (“come lo diciamo”).

“IO”, “LUI” E LA DEPRESSIONE: L’UTILIZZO DEI PRONOMI

È stato osservato che i soggetti affetti da depressione fanno maggiore utilizzo dei pronomi in prima persona (es. “io” e “me”) rispetto ai non affetti, mentre usano meno quelli di seconda e terza persona (es. “lei”, “loro”). Le differenze erano statisticamente significative. Questo pattern suggerisce che i soggetti depressi siano più focalizzati su se stessi e meno connessi con gli altri. Aspetto importante è il fatto che questo sia un marker più affidabile di un altro pattern trovato e ben più intuibile (ma che va sempre scientificamente provato): l’utilizzo di parole che rimandano a sentimenti negativi.

“COMPLETAMENTE” “NIENTE”: I PATTERN DELLE “PAROLE ASSOLUTE”

Uno studio pubblicato recentemente nel Clinical Psychology Science ha individuato nell’utilizzo di “termini assoluti” un pattern ancora più affidabile. Secondo questa ricerca, i soggetti con depressione, disturbo d’ansia e (soprattutto) ideazione suicidaria utilizzano in maniera significativamente maggiore dei termini come “sempre”, “niente” e “completamente” per indicare grandezze e probabilità.

POSSIBILITÀ PER LA SALUTE MENTALE AI TEMPI DI INTERNET, SOCIAL E A.I.

Le malattie mentali, siano queste di natura psichiatrica come la depressione o di natura neurodegenerativa come la malattia di Parkinson, hanno oggi un impatto enorme dal punto di vista sanitario ed economico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito le patologie mentali tra le principali cause di perdita di salute nella popolazione e secondo le ultime proiezioni si stima nel 2030 costeranno alla società 6 trilioni di dollari.

In questo contesto, la possibilità di utilizzare computer cognitivi per analizzare i discorsi e gli scritti sia nei contenuti, nella sintassi, nell’intonazione, e integrare questi risultati a quelli della diagnostica per immagine può rivoluzionare totalmente l’ambito neuropsichiatrico consentendo diagnosi precoci e diventare un’arma contro le suddette ripercussioni sanitarie ed economiche.

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Lo stigma in ambito di salute mentale rappresenta una delle maggiori sfide. Una delle conseguenze dello stigma è la mancata diagnosi, che comporta il mancato intervento in supporto al soggetto, con riduzione significativa della qualità di vita e della funzionalità psicosociale del soggetto, e potenziale aggravamento della sua condizione. Le patologie mentali sono infatti altamente correlate a condizioni gravi come le patologie cardiovascolari, il suicidio e l’abuso di psicofarmaci e sostanze stupefacenti (leggi anche “Dipendente – mente (o mente – dipendente)” di Ivan Vaghi).

I SOCIAL POTREBBERO PROFILARCI NON SOLO PER PROPAGANDA POLITICA MA CHE PER PREVENIRE I SUICIDI

Al tempo di internet, social network e AI, quello che si scrive e si dice (sì, in alcuni casi anche quello che si dice in presenza di un dispositivo elettronico attivo) è utilizzato per adattare gli annunci pubblicitari all’utente tramite la cosiddetta “profilazione”. Esistono già casi di utilizzo di questi strumenti per la prevenzione suicidaria (si veda il caso di Siri). Un utilizzo in larga scala di questi strumenti, associato alla ricerca di pattern linguistici, potrebbe consentire di orientare gli utenti verso materiale informativo, avviandolo all’acquisizione di maggiore consapevolezza della propria condizione e indirizzandolo verso il servizio sanitario. Inoltre, considerando che tramite i social network è possibile la ricostruzione della rete sociale dell’individuo, sarebbe possibile far in modo di personalizzare i contenuti di coloro che fanno parte della rete per fornire loro i mezzi per il riconoscimento dei segni nel partner, nel parente, nell’amico, nel collega.

Ovviamente vi sono implicazioni enormi in ambito di etica e privacy, oggi temi sempre più caldi quando si parla di tecnologia, che andranno accuratamente analizzate, discusse e fronteggiate. Vi sono campi d’applicazione dove etica e privacy potrebbero non risultare altrettanto problematici e dove già oggi osserviamo i primi frutti di queste tecnologie in ambito di salute mentale.

WOEBOT: IL CHATBOT PSICOTERAPEUTA

La diagnosi non rappresenta infatti l’unico aspetto in cui la ricerca unita all’AI può rivoluzionare il campo. Alcune applicazioni di AI sono già utilizzate per il monitoraggio e la terapia in ambito di salute mentale. Uno degli esempi è Woebot, un bot creato per ascoltare l’utente 24/7 che quotidianamente lo contatta per valutare il suo umore e offrirgli strategie per migliorarlo. La possibilità da parte dell’utente a fornire un consenso informato per il trattamento dei propri dati consente di superare questi due grossi freni.

CONCLUSIONI

In definitiva, applicare sistemi di AI in ambito di salute mentale potrebbe rappresentare uno strumento valido su più fronti. Potrebbe offrire un’arma per la diagnosi precoce e per la lotta alla mancata diagnosi di depressione e ansia, ma anche un supporto importante nel follow-up e nel trattamento dei pazienti.

 

Se ti interessa approfondire l’argomento correlato a stress generato dallo squilibrio sforzo-ricompensa nel mondo del lavoro (ERI model) ti consigliamo anche l’articolo “Stress: not just a matter of what you do, but also a matter of the way you do.

BIBLIOGRAFIA

 

 

A cura di Fabio Porru. Revisionato da Edoardo Vanetti.

 

 

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3 Comments
  1. Arianna 30/03/2018 at 14:44 - Reply

    Molto interessante, non conoscevo esistessero chatbot del genere!

    • Arianna 30/03/2018 at 14:48 - Reply

      Volevo dire “non sapevo esistessero…”.Vediamo se inventano anche chatbot che ti invitano alla revisione prima della pubblicazione di un commento!

  2. Edoardo Vanetti 30/03/2018 at 15:13 - Reply

    Credo si chiami Correttore ortografico Arianna! 🙂 C’è anche DottorBot, dedicato alla cultura medico-scientifica e SpacoBot che invece ti insulta scherzandoci sopra.

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