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Mucca OGM

Perché non fidarsi di chi si oppone agli OGM.

HAI PAURA DEGLI OGM?

In questo articolo scoprirai i veri motivi del no agli OGM. Sei pronto? Per cominciare ti racconterò un paio di aneddoti che sicuramente ti faranno riflettere.

Si racconta che il 26 settembre 1820 un colonnello statunitense di nome Robert Gibbon Johnson salì sulla scalinata del palazzo di giustizia di Salem, New Jersey, e si mise a mangiare in pubblico un frutto che tutti sapevano essere velenoso. Finito il frutto ne mangiò un altro, e poi un altro ancora, fino a farne fuori un’intera cesta, il tutto davanti alla cittadinanza stupita.

Molti anni dopo, in Italia e all’inizio del ventunesimo secolo, un tal personaggio dello spettacolo – Beppe Grillo –  dichiarò che sessanta giovani erano morti mangiando un frutto che conteneva DNA di merluzzo, perché erano allergici al pesce.

Cosa accomuna queste due storie? Innanzitutto il fatto che in entrambi i casi il frutto era un pomodoro, e poi il fatto che si basano entrambe su una falsità. Infatti, come ormai sappiamo, era una credenza errata quella che voleva che il pomodoro fosse velenoso, così come è falsa la storia delle persone morte per il pomodoro-merluzzo.

Vuoi sapere perchè questa credenza è falsa? Te lo spiego subito.

È falsa perché non solo l’inserimento di DNA di merluzzo in un pomodoro non lo renderebbe affatto pericoloso per chi è allergico al pesce, ma soprattutto perché questo pomodoro-pesce non esiste. Alcuni ricercatori provarono a realizzare delle varietà vegetali simili con lo scopo di rendere la pianta più resistente al freddo, grazie alle proteine antigelo di alcuni pesci.

Purtroppo, o per fortuna, fallirono: l’antigelo a base di pesce non funziona. (Pubmed, 1999).

Da queste due storie impariamo una lezione importante: abbiamo paura di ciò che è nuovo, strano e soprattutto di ciò che abbiamo difficoltà a capire, quindi, ci facciamo prendere dal panico e inventiamo storie che possano giustificare ciò che inizialmente non riusciamo a comprendere.

Il pomodoro, fino al diciottesimo secolo, era solo una strana pianta trovata nelle americhe. Pur di non mangiare questa paurosa novità si era sparsa la voce che fosse la causa dell’appendicite e del tumore allo stomaco. Nel nostro secolo, invece, sentiamo parlare di DNA, transgeni e ingegneria genetica. Non avendo idea di cosa siano, ci spaventiamo e crediamo alle storie più assurde, pur di giustificare e caratterizzare la categoria degli OGM.

Manifestanti OGM

A questo punto, si pone una domanda alla quale è molto difficile rispondere: com’è possibile che, nonostante tutta la comunità scientifica ci dica che gli OGM non sono pericolosi per la salute né per l’ambiente, gran parte della popolazione ne sia ancora così spaventata?

Difficile fare un’analisi oggettiva quando si parla di pensieri, idee ed opinioni, tuttavia, è palese che le opinioni delle masse vengano pesantemente influenzate, anche su questo tema, dagli interessi economici e politici che sono in ballo.

Interessi economici e politici delle posizioni no-OGM.

Ad esempio, nel 2007 tornò alla carica la bufala del frutto antigelo realizzato sfruttando i pesci. A riportarla in auge fu Mario Capanna, presidente dell’associazione “Diritti Genetici”, nel corso della trasmissione Uno Mattina del 30 luglio 2007.

Stavolta ad essere incriminata era una fragola, la quale a detta di Capanna avrebbe avuto un sapore completamente diverso da quello delle normali fragole. Non si sa però dove Capanna abbia potuto assaggiare questo frutto, visto che non è mai esistito. (Pane e Bugie, 2010)

Come nasce quindi la leggenda della fragola-pesce? Dove abbia origine esattamente questa storia è difficile scoprirlo, tuttavia, la sua diffusione in Italia è dovuta ad un vecchio dossier della COOP (Biotecnologie e prodotti alimentari, 1999) [3], grossa società che gestisce supermercati nonché una delle principali lobby anti-OGM nel nostro paese. Nel dossier si sostiene che l’utilizzo di queste inesistenti fragole avrebbe consentito alla Finlandia di azzerare le proprie importazioni di questo frutto. Il dossier fu ripreso anche dalla trasmissione Report, nella quale si sosteneva addirittura che le fragole-pesce avrebbero cominciato a produrre glicole etilenico, il liquido antigelo usato per i radiatori delle auto.

Comprendi come la cosa sia diventata addirittura surreale?

Possiamo vedere come di fronte a queste bufale, che confermano le paure di un estraneo al mondo delle biotecnologie, il senso critico di molte persone smetta di funzionare. Per credere a simili affermazioni bisogna infatti evitare di porsi alcune semplicissime domande, che chiunque, anche il meno informato, potrebbe formulare. Ad esempio, perché gli agricoltori finlandesi dovrebbero comprare costose sementi OGM invece di coltivare in serra? Perché mai la fragola che, come tutti sanno, cresce in montagna, dovrebbe aver bisogno di una proteina antigelo? E come è possibile che i geni di un pesce causino la produzione di un liquido antigelo industriale? Esiste forse un pesce che produce quel liquido in natura?

Ma soprattutto ciò che vediamo sono gli attori in campo. La COOP, per esempio, basa tutto il suo marketing su un’immagine rassicurante di azienda che favorisce cibi naturali e tradizionali. Tutto questo, ovviamente, a suo dire a tutelerebbe il consumatore. E di certo le numerose campagne effettuate contro gli OGM non fanno altro che alimentare il business. Se si riesce a far credere che gli OGM siano pericolosi, poi basterà affermare orgogliosamente di non utilizzarli per far sentire il consumatore rassicurato e tutelato.

Ovviamente, ogni storia che si rispetti oltre all’eroe necessita di un cattivo. Nella nostra epoca i cattivi sono facili da trovare, basta puntare il dito contro le grandi e potenti multinazionali ed il gioco è fatto. Nel caso degli OGM il cattivo in questione è la Monsanto, una delle tante aziende che producono, fra le altre cose, sementi di piante geneticamente modificate. A dire il vero non è neanche un’azienda tanto grande, visto che il suo bilancio è inferiore a quello della sola COOP-Italia, tuttavia, un’impersonale azienda multinazionale è facile da demonizzare, anche quando difende legittimamente i propri interessi da chi ha tentato di truffarla. Ecco quindi che abbiamo anche il nostro cattivo.

Per proseguire è sufficiente far leva sulle paure delle persone provocando in loro un senso di orrore. Non è un caso che quasi tutti i siti web di chi si oppone agli OGM contengano immagini inquietanti come questa qui sotto.

Cosa possiamo fare?

Infine, nel dibattito interviene anche la politica. Ad esempio, c’è chi approfitta della paura degli OGM per portare acqua al proprio mulino. Un caso che fece scalpore è quello della senatrice Elena Fattori che, tramite il suo profilo Facebookchiese che i ricercatori lavorassero per creare un dossier scientifico contro gli OGM, da poter utilizzare per opporsi ad essi in sede europea. In pratica, aveva già deciso una conclusione e chiedeva di selezionare solo i dati a sfavore degli OGM ignorando tutto il resto.

Falso pomodoro OGM

Questa pratica è nota come cherry picking e porta sempre a risultati errati (Bad Science, 2008). Non è infatti possibile costruire un dossier scientifico contro o a favore di qualcosa, ma soltanto su qualcosa. Il post della Fattori ha scatenato le proteste di decine di ricercatori che intervennero per spiegarle i problemi di quel tipo di ragionamento.

Per discutere di OGM è quindi necessario ripristinare per prima cosa una corretta percezione di ciò di cui si sta parlando. In Italia, la corretta informazione relativa agli OGM viene costantemente ignorata dalla politica (Nature Biotecnology, 2007). È pertanto necessario partire dal basso e assumersi il non facile compito di liberare l’uomo della strada e dalla sua paura irrazionale per queste, ormai non più, nuove e strane tecnologie.

 
Bibliografia

 

A cura di Giulio Libertini. Revisionato da Gabriele Girelli.


About the Author : Giulio Libertini

Biologo, si è occupato di sicurezza alimentare e di epidemiologia. Se non è occupato a salvare il mondo lo si trova in giro su qualche montagna.

4 Comments
  1. Patrick 26/12/2015 at 20:32 - Reply

    Vi consiglio di dare un’occhiata a questo rapporto pubblicato dall’ONG “Food and Water Watch”
    http://www.foodandwaterwatch.org/sites/default/files/Biotech%20Ambassadors%20Report%20May%202013.pdf
    Mostra come il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, tramite le ambasciate americane sparse nel mondo, investa ingenti risorse per fare pressione sui media e i governi di altri paesi per promuovere le politiche biotech e gli interessi delle corporations. In confronto a queste grandi azioni di lobbying, penso che la campagna di marketing della coop diventi di dimensioni ridicole…
    Sono un ragazzo che studia scienze e ama la Scienza, e indipendentemente dall’argomento mi fa arrabbiare quando queste conoscenze vengono usate al servizio del portafogli di qualcuno invece che al servizio della collettività, soprattutto quando si tratta di un tema fondamentale come il cibo.
    In particolare riguardo alle biotecnologie… non ho niente in contrario al concetto in sé, ma tutti gli scienziati sanno che gli ecosistemi di questo pianeta si sono evoluti per milioni di anni prima di raggiungere l’equilibrio che vediamo oggi, e dare per scontato che in pochi anni l’uomo possa fare meglio di quanto abbia fatto la Natura in tutte queste ere è ridicolo. Conosciamo ancora poco delle interazioni tra gli organismi e del funzionamento globale di un ecosistema (va bene, in realtà conosciamo moltissimo, ma quanto abbiamo ancora da scoprire? E quanto abbiamo già trascurato?), come possiamo quindi essere sicuri che se cambiamo qualcosa non ci siano conseguenze, soprattutto considerando un lasso di tempo così breve rispetto ai ritmi della vita sulla Terra? (Ridicoli anche gli esperimenti sui topi nell’arco di 3 mesi della Monsanto, tanto per fare un esempio…)

    • Giulio Libertini 26/12/2015 at 21:17 - Reply

      Ciao Patrick, sono l’autore dell’articolo. Ti ringrazio per il tuo commento, ma vorrei farti alcuni appunti. Il fatto che le aziende (grandi e piccole, la Monsanto, checché tu ne creda, è una di quelle piccole) seguano interessi economici non lo ha mai negato nessuno, del resto lo fanno apertamente alla luce del sole. Credere che chi vi si oppone (quasi sempre altre aziende) stia perseguendo “l’interesse della collettività” è un’ingenuità dalla quale come studente di scienze ti dovrai liberare.

      Inoltre non mi sembra affatto che il lobbysmo anti OGM come dimensioni sia “ridicolo” in confronto a quello pro. Se hai letto bene l’articolo converrai con me che le campagne anti-OGM sono ugualmente presenti, sia a livello di grandi corporazioni private (la COOP, ben più grande della Monsanto) e della politica. Se pensi alle ultime vicende del parlamento italiano e di quello europeo ti accorgerai che ad ottenere i maggiori risultati sono stati proprio gli anti-OGM, che in nome solo ed esclusivamente di interessi economici (quelli dei grandi consorzi agroalimentari Italiani) ed ideologici (quelli dei cinquestelle, verdi e co.) hanno fatto passare normative irragionevolmente restrittive.

      Ma del resto se vogliamo parlare di “pressioni sui media”, nessuno finora è stato in grado di farmi un esempio di campagne mediatiche pro-OGM in Italia, mentre gli anti-OGM si vedono ovunque, radio, giornali e televisione, compresa la televisione pubblica, e io stesso ne ho fatto qualche esempio nell’articolo. Se c’è qualcuno che fa pressioni sui media perché parlino a favore degli OGM evidentemente queste pressioni sono estremamente inefficaci.

      Quello su cui voglio porre l’accento col mio articolo è questo: gli anti-OGM difendono anche loro i propri interessi, non i tuoi né quelli della “natura” (parola che come studente di materie scientifiche scoprirai presto essere senza senso). Una volta capito questo ci potremo dedicare ad affrontare il problema dal punto di vista scientifico, per il quale ti consiglio di leggere gli articoli presenti nella categoria “nutrizione” di questo sito, dove troverai le risposte a tutte le tue obiezioni.

      Un’ultima cosa, se non avessimo mai pensato di poter far meglio della “natura” vivremmo ancora nelle caverne, moriremmo a quarant’anni e mangeremmo granaglie trovate in giro e carcasse di animali. Possiamo fare meglio di questa misteriosa entità che tu chiami “natura”, e che io da quando ho studiato per la prima volta biologia evoluzionistica ho imparato essere soltanto il frutto imperfetto di processi caotici e incontrollabili, possiamo e lo facciamo ogni giorno. Il cosiddetto “principio di precauzione” o vale sempre o non vale mai.

  2. Patrick 27/12/2015 at 23:29 - Reply

    Grazie per la risposta. Non vorrei passare per uno che si oppone a priori alle prospettive offerte dalla ricerca nelle biotecnologie. Infatti, penso che il punto del problema non sia OGM sì o OGM no, ma si tratta di decidere il modello di produzione agricola a livello globale. Nello specifico caso del cibo, purtroppo è necessario guardare la situazione sul piano economico e geopolitico. Il mercato alimentare mondiale non sfugge ai principi economici caratteristici del (neo)liberismo che dominano quasi tutte le sfere della nostra società.

    Intorno agli anni ’70 le nuove politiche neoliberiste (vedi Reagan e Thatcher) hanno radicalmente cambiato l’aspetto del mercato mondiale: le grandi aziende occidentali hanno preso in mano quasi la totalità della produzione del cibo, in parallelo all’avvento del sistema delle monocolture. Sarebbe interessante discutere dei vari meccanismi economici e politici che hanno portato alla situazione odierna, ma rischio di divagare troppo (accennerei ai “programmi di aggiustamento strutturale” imposti dall’FMI e dalla WB ai paesi in via di sviluppo, alle questioni del debito di questi paesi e al ruolo della speculazione finanziaria, consigliandoti magari dei libri di Jean Ziegler, che in materia di agroeconomia e geopolitica non è l’ultimo arrivato). Comunque, la situazione odierna ha portato a un mercato oligopolistico (dove chiaramente non c’è solamente la troppo citata Monsanto), in cui però la stessa Monsanto insieme a Cargill e Syngenta controllano più del 50% del mercato delle sementi mondiale. Sarà anche piccolo il loro fatturato, ma se su cento semi che si possono comprare in giro per il mondo, almeno 50 possiam star sicuri che appartengano a una di queste tre, sinceramente mi preoccuperei più dell’influenza che queste hanno in un mercato chiave come quello dell’alimentazione piuttosto che di quanti soldoni facciano ogni anno. Naturalmente, se questi semi sono OGM vengono brevettati, dunque sono al 100% di proprietà di chi detiene il brevetto, cosa che limita ancor di più la sicurezza alimentare delle popolazioni.
    Come detto, purtroppo, queste aziende sono inserite nel nostro sistema economico, quindi per definizione il loro scopo è trarre profitto. Questo porta all’inevitabile trasformazione del cibo in merce. Sono quindi nate le immense monocolture, anche su terreni completamente inadatti all’agricoltura intensiva, si è fatto uso sempre più massiccio di pesticidi, in Indonesia (e non solo) si bruciano le foreste per far posto alle coltivazioni di palma,ecc. Per questo anche i prodotti OGM sono inseriti in questa logica, buoni o cattivi che siano (c’è chi con l’atomica ha costruito una bomba…). Infatti, si può fare l’esempio della soia Roundup Ready, modificata dalla Monsanto per essere resistente al pesticida non selettivo Roundup, anch’esso della Monsanto. La soia OGM dunque potrebbe essere la cosa più salutare che ci sia, ma abbinata all’uso indiscriminato del pesticida comporta enormi danni all’ecosistema e ai consumatori.
    Per questi motivi penso che se anche gli interessi anti-OGM riuscissero vietarne l’uso, non cambierebbe nulla se le logiche dell’agroindustria rimanessero quelle descritte prima (sia ben chiaro, condivido pienamente la critica alle campagne anti-OGM se si basano unicamente su interessi; d’altronde penso che alla luce di quanto detto prima, se qualcuno avesse scritto un articolo “Perché non fidarsi di chi promuove gli OGM” nessuno dei due avrebbe avuto torto, senza che i due articoli si contraddicessero per forza. Semplicemente è ragionevole non fidarsi a priori di chi agisce per i propri interessi, perché se i suoi coincidono con quelli della società è solo per pura coincidenza).

    Tirando le somme, la priorità dovrebbe essere veramente quella di pensare alle necessità di tutti i popoli, lasciando a loro il compito di svolgere la loro politica alimentare in modo indipendente. Deve essere ridata la sovranità alle singole nazioni e non a istituzioni sovranazionali che insieme alle grandi industrie impongono lo stesso modello a realtà completamente differenti tra loro. Se poi si decide di usare gli OGM? Ben venga, a patto che sia una decisione dettata dalla volontà popolare, presa nell’interesse di tutti, al di fuori dei capricci del mercato. È necessario un ritorno alla produzione decentralizzata e rispettosa della natura (che esistente o no è l’unica che può assicurarci la vita), dove ogni società faccia il massimo per assicurarsi la sussistenza alimentare. Ben venga il commercio, ma a patto che tratti alla pari tutti gli attori: il “land grabbing” sfrutta i popoli poveri e le loro terre unicamente a vantaggio dei paesi ricchi, perché sono il mercato più redditizio.
    Hai accennato a ciò che avviane nel parlamento italiano e in quello europeo, purtroppo essendo svizzero sono poco informato, ma ti posso dire qui in Svizzera è stata lanciata l’iniziativa popolare “Per la sovranità alimentare” che mira a riformare il sistema agricolo, rendendolo più trasparente nei confronti dei consumatori e più “ragionato” a livello di gestione delle risorse e di sicurezza alimentare. Dunque qualcosa si sta muovendo anche qui, proprio in ottica di funzionamento del mercato agricolo in generale piuttosto che in ambito del miope dibattito OGM sì o OGM no. Sono convinto che se riuscissimo a trasformare questo sistema agroalimentare insensato dal punto di vista della gestione delle risorse in uno più equilibrato e sicuro ci accorgeremmo che l’uso degli OGM sarebbe inutile, poiché potremmo benissimo farne a meno se il sistema fosse sano. Non dovremmo dunque fare scelte azzardate su queste tecnologie (in questo momento le scelte delle compagnie influenzano tutto il mondo, che esso sia d’accordo o no).
    Dico azzardate perché sono convinto che nessuno abbia ancora la risposta definitiva sull’innocuità degli OGM. Come dici tu, i processi casuali e incontrollabili hanno portato a quello che vediamo adesso, ma durante l’arco di milioni di anni. Ogni singola mutazione di un organismo ha dovuto passare il “test” della pressione ambientale per sopravvivere, che dipende dalle interazioni con gli altri organismi dell’ecosistema, e questo test dura migliaia di anni. I cambiamenti che ci hanno fatto uscire dalle caverne hanno rispettato questi ritmi, perché si è trattato di facilitare l’incrocio tra organismi della stessa specie con caratteristiche vantaggiose per l’uso umano, eventi che si sarebbero potuti verificare anche casualmente (e non si tratta di mutazioni, ma di incroci). Ogni specie, ogni genoma comparso con queste tecniche “mendeliane” sarebbe potuto esistere anche senza l’intervento umano. L’ingegneria genetica invece produce risultati che mai si potrebbero verificare senza il nostro intervento, e il salto tra questi due principi è enorme. Trovo che apra delle prospettive interessantissime, ma è folle utilizzarla così precocemente su scala globale in un campo fondamentale come quello dell’alimentazione.

  3. massimiiano 07/03/2016 at 01:50 - Reply

    Complimenti per l’ articolo; volevo chiederle se era sposato e se avesse figli… Le consiglio di far mangiare OGM ai suoi figli, parenti ed amici, visto che non bisogna aver paura di loro… Fare della disinformazione in questo caos informatico ( o disinformatico che si voglia ) è addirittura aberrante e deprimente. La gente muore ( 68.000 morti in più in italia nell’ ultimo 2015 ) e le morti aumenteranno a dismisura nei prossimi anni, e quando questi eventi la riguarderanno più da vicino, probabilmente smetterà anche lei di prendere uno stipendio da debunker o troll!

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