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Space food: cosa e come mangiano gli astronauti.

SPACE FOOD: COM’È CAMBIATO IL MODO DI ALIMENTARSI NELLO SPAZIO.

Nel corso delle missioni umane nello spazio, a partire dai primi progetti americani e sovietici, arrivando alla recente missione Futura, le abitudini alimentari degli astronauti sono notevolmente cambiate in termini di gusto, qualità e sicurezza alimentare. Scopri i tipi di space food mangiati dai nostri astronauti nello spazio.

La storia degli space food: cosa mangiavano gli astronauti nelle prime missioni spaziali?

Le prime missioni ad avere portato l’uomo nello spazio sono conosciute con il nome di Progetto Mercurio (NASA, 1958-1963) e Programma Vostok (la prima missione si svolse nel 1961) ed avevano come obiettivo quello di testare la capacità degli esseri umani di adattarsi e resistere ad una vita al di fuori dell’ambiente terrestre. In particolare, l’americano John Glenn ed il russo Jurij Alekseevič Gagarin furono tra i primi astronauti ad avere il compito, ma anche l’opportunità di mangiare, a bordo delle loro navicelle, dei cibi pensati proprio per essere consumati nello spazio. I primi, veri e propri, space food.

Si trattava inizialmente di prodotti semiliquidi contenuti in tubetti di alluminio, liofilizzati o a cubetti, di certo non molto gustosi.

Successivamente, con le missioni Gemini ed Apollo l’allungarsi dei programmi di ricerca, si cercò di ampliare la varietà di cibo a disposizione dell’equipaggio, ma al tempo stesso di migliorarne la qualità e di rendere il momento del pasto più piacevole e confortevole. Gli astronauti iniziarono quindi a consumare carne, verdure, cocktail di gamberi, purè di mele e, a partire dalla missione Apollo, l’acqua fredda, usata per ricostituire i prodotti in polvere, fu sostituita con l’acqua calda. Strano, ma vero! La maggior parte degli space food assomiglia moltissimo a ciò che, di norma, mangiamo nella nostra quotidianità.

Le bevande venivano fornite disidratate, infatti, la lista degli astro-drink previsti per le missioni Apollo era abbastanza varia ed includeva cioccolato, caffè, succo d’uva, di pompelmo, d’arancia o succhi misti, come quello d’arancia e ananas. Esempi di confezioni di bibite e di cibo sono osservabili presso il Museo nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano dove è anche possibile vedere dei video relativi a diversi momenti della quotidianità vissuta dagli astronauti nello spazio.

Durante le missioni Apollo, si utilizzò per la prima volta lo spoon bowl: un contenitore di plastica che, da quel momento in poi, è stato in grado di facilitare il nutrimento degli astronauti tramite l’utilizzo di un cucchiaio apposito. Negli anni Settanta, con la realizzazione dello Skylab, la prima stazione spaziale statunitense, furono portati nello spazio anche un frigorifero ed un congelatore. 

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Mangiare gli space food, diventò molto più comodo grazie alla presenza di un tavolo, delle sedie e di un ambiente più spazioso destinato ai pasti.

Tra il 1981 e il 2011, si svolsero le missioni del programma americano Space Shuttle. Considerata la lunghezza di alcune di queste missioni, furono messe a punto delle confezioni innovative e flessibili, per bevande e cibi, che sostituirono ben presto le precedenti confezioni rigide, più difficili da smaltire. Per finire, con il miglioramento della tecnologia aerospaziale e la costruzione della ISS (Stazione Spaziale Internazionale), si è affermata anche una vera e propria evoluzione nella tipologia di space food disponibili per gli astronauti e del tipo di packaging impiegato.

Alimentarsi di space food a bordo della ISS.

Una delle caratteristiche della ISS è sicuramente la maggiore attenzione alla sostenibilità, per ridurre al massimo gli sprechi e dipendere il meno possibile dalla Terra. Anche se la ISS riceve rifornimenti di acqua fresca, la maggior parte dell’acqua necessaria a bordo per gli astronauti proviene dal riciclo. Gli space food consumati durante i pasti nello spazio subiscono dei trattamenti specifici, studiati dai ricercatori, per ciascun tipo di alimento. Sono tutti prodotti congelati, refrigerati, termostabilizzati, disidratati o liofilizzati.

La termostabilizzazione è un trattamento termico pensato per allungare la conservabilità di alcuni space food (adatti a questo trattamento sono soprattutto i cereali integrali e i legumi). Gli astronauti sono chiamati a testare il cibo e le bibite che consumeranno in orbita molto tempo prima del loro viaggio e i menù finali, scelti circa 5 mesi prima del volo, sono pensati in maniera specifica per ciascun membro della ISS e sono elaborati sempre con l’aiuto di dietologi e nutrizionisti.

Le novità alimentari della Missione Futura.

La missione Futura è iniziata nel novembre 2014 ed è terminata a giugno 2015. In questo periodo, la ISS ha ospitato Samantha Cristoforetti, astronauta dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e pilota dell’Aeronautica Militare, che ha vissuto un’esperienza straordinaria a 400 km dal nostro pianeta, conducendo degli esperimenti molto importanti in diversi ambiti della ricerca scientifica.

Sono state studiate le capacità di adattamento del corpo umano alla microgravità per tempi prolungati. Alcuni di questi studi avevano come scopo la comprensione delle modificazioni che intervengono a livello muscolare, scheletrico, cardiocircolatorio, della fisiologia del sonno e dell’espressione genica.

 

Un altro esperimento interessante e curioso, della missione Futura, ha riguardato il consumo di caffè, nello spazio, tramite il progetto ISSpresso. Argotec, azienda aerospaziale italiana, con sede a Torino, molto impegnata nella ricerca e nella sperimentazione riguardante gli space food, insieme a Lavazza e all’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), ha realizzato una macchina innovativa a capsule per la preparazione di bevande calde sulla ISS, tra cui il caffè espresso. L’obiettivo principale di questo esperimento è stato lo studio del comportamento dei fluidi e della formazione delle schiume in condizioni di microgravità, ma il progetto è stato anche pensato per rendere più piacevole la permanenza degli astronauti nello spazio. La vasta gamma di space food a disposizione dell’equipaggio della missione Futura è frutto del lavoro dello Space Food Lab di Argotec che ha anche prodotto, in precedenza, la dotazione alimentare per gli astronauti Luca Parmitano ed Alexander Gerst.

Gli alimenti prodotti hanno una conservabilità di almeno 18-24 mesi, sono a ridotto contenuto di sodio e sono ottenuti con trattamenti che non alterano troppo il contenuto nutritivo, il colore, l’aroma e quindi l’appetibilità.

Il compito di combinare diversi alimenti per la creazione di piatti unici, bilanciati dal punto di vista nutritivo, è stato svolto da Stefano Polato, chef ufficiale della missione Futura. In particolare, sono stati prodotti degli snack energetici a base di bacche di Goji (dotate di proprietà antiossidanti), mele essiccate e frutta secca oppure la barretta con bacche di Goji, cioccolato e la microalga spirulina, arricchita con semi di sesamo, lino, ricchi di vitamine, minerali ed antiossidanti.

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Tra gli space food, gustati nello spazio e molto graditi alla Cristoforetti, ci sono stati l’insalata di sgombro e quinoa (una pianta molto interessante per le sue proprietà nutritive), il pollo al curry con piselli e funghi, la zuppa di legumi, prodotta con alcune delle eccellenze del territorio italiano, sapientemente scelte dallo chef Polato e dal suo staff, come la fava di Carpino, il cece nero della Murgia, la lenticchia di Ustica e la Piattella Canavesana di Cortereggio (un fagiolo bianco). Molta verdura è stata fornita in forma di creme (porri, piselli, funghi, pomodori secchi). Il menù prevedeva diversi tipi di frutta secca, ma anche marmellata, frutta essiccata, muesli, frullati di pera, fragola, mela e il tahini (una crema a base di sesamo).

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Oltre ai piatti unici sono state fornite anche le bustine con gli ingredienti singoli che potevano essere assemblati a seconda dei diversi gusti degli astronauti. Affascinante, dal punto di vista di un astronauta, se pensiamo come questi tipi di space food, riescano a tenere il morale dell’equipaggio molto più alto.

La curiosità, nei confronti di questi cibi, ha portato Argotec a creare la piattaforma web Readytolunch con la quale chiunque può ordinare uno dei piatti unici o degli snack preparati per le missioni spaziali, provando l’emozione di consumare un reale e veritiero space food.

Grazie all’impegno, alla ricerca scientifica e agli studi di tecnologia alimentare, molti progressi sono stati fatti nell’ambito del cibo spaziale, per cercare di fornire un’alimentazione corretta ed equilibrata anche in un ambiente estremo come lo spazio e far sentire gli astronauti più vicini a casa.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Cristina De Ceglie. Revisionato da Mirko Zago.

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About the Author : Cristina De Ceglie

Biotecnologa alimentare. Determinata e propositiva. Sostenitrice della divulgazione. Amante della natura.

1 Comment
  1. […] al termine di un’immersione, rimane sorpreso nel constatare che, sott’acqua, i sacchetti di plastica superano il numero dei pesci. La domanda dovrebbe sorgere spontanea, ma molto spesso evitiamo di […]

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