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Soia OGM: tutto quello che temi di sapere!

Scopri tutto quello che c’è da sapere sulla soia OGM.

Scusami per l’immagine di copertina. Ovviamente, le piante che circondano la ragazza, non sono piante di soia. Ma bando alle ciance, sei pronto a scoprire tutto quello che c’è da sapere sulla soia OGM?

Cominciamo.

La soia, il cui nome scientifico è Glycine max, è una leguminosa coltivata per scopi alimentari, sia per l’uomo che per l’animale.

La soia è una specie originaria dell’Asia sud-orientale, considerata nel 1000 a.C. circa uno dei cinque grani sacri insieme a orzo, frumento, miglio e riso. Tuttavia, il pittogramma della soia, risalente sempre a quegli anni, indica solamente la struttura della radice, segnale che essa non era mai stata impiegata fino a quel momento come alimento. Infatti, la soia a quei tempi era nota per i suoi benefici apportati al terreno, e quindi utilizzata nella rotazione colturale come pianta azoto – fissatrice, grazie alla simbiosi che si crea a livello delle sue radici tra queste ultime e i batteri del genere Rhizobium.

Non sai cosa significa azoto – fissatrice? Te lo spiego subito. I batteri azoto fissatori vivono come simbionti nelle radici di alcune piante, in questo caso la soia. Essi sono in gradi di trasformare l’azoto molecolare N2, per intenderci quello presente nell’atmosfera, in ammoniaca (NH3), una forma direttamente utilizzabile dai produttori primari (le piante). Queste sono a loro volta in grado di utilizzare questa forma dell’azoto per produrre amminoacidi e basi azotate: molecole essenziali per il nutrimento dei livelli trofici successivi come gli erbivori i carnivori e l’uomo.

La sua commestibilità venne “scoperta” solo qualche secolo dopo, e riguarda principalmente i semi, i quali vengono macinati oppure fatti fermentare, come accadde nel caso dei primi cibi a base di soia, come per esempio la salsa di soia, ricavata appunto dalla fermentazione.

In Europa è giunta agli inizi del 1900, in principio come alimento per diabetici in quanto priva di amido.

Al giorno d’oggi, dalla soia si ricavano diversi sottoprodotti, come l’olio di estrazione o la lecitina di soia utilizzata come emulsionante, oltre a tutti gli altri cibi a base di soia, come il latte di soia, la farina di soia, il tofu o “formaggio di soia”, il tempeh, il natto, il miso, la già citata salsa di soia. Questi cibi, in principio originari e tradizionali della cucina cinese e giapponese, sono stati recentemente introdotti sulle nostre tavole grazie all’interesse mostrato dalle diete verso l’assunzione di una proteina non animale.

soia OGM

In Italia, la sua coltivazione è stata tentata fin dagli anni ’40, inizialmente con scarso successo, per poi subire una significativa espansione a partire dagli anni ’60-70. Attualmente sono 150000 gli ettari coltivati a soia in Italia, per lo più concentrati (circa 80%) nelle regioni del nord est.

La prima soia OGM venne piantata negli Stati Uniti nel 1996. Si trattava di una soia modificata per resistere al glyphosate, un potente erbicida.

Il termine Organismo Geneticamente Modificato (OGM) è legalmente definito dall’Unione Europea come un organismo, il quale materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto si può verificare in condizioni naturali attraverso l’incrocio o la naturale ricombinazione. La gestione degli OGM, come ad esempio la loro produzione e il loro commercio, è regolata da leggi speciali. (Ear-Lex, 2015)

Nel 1996 Monsanto, una grossa multinazionale che si occupa non solo di biotecnologie agrarie, ha segnalato che sono stati piantati circa 0,4 milioni di ettari di soia glyphosate – resistente,  diventati poi 3,6 milioni nel 1997 e più che triplicati nel 1998 (circa 11,3 milioni di ettari). (Owen, Micheal D.K. 2000)

Con il temine glyphosate – resistente, si identifica una pianta resistente (o tollerante) agli erbidici (es. Glyphosate). Questa resistenza è di gran lunga la modificazione genetica più famosa in agricoltura commerciale. La creazione di piante resistenti agli erbicidi fa parte di un nuovo sistema di controllo delle infestanti. Questo sistema è stato messo a punto per difendere le colture di interesse dagli erbicidi non selettivi, in quanto essi generalmente agiscono su tutte le piante sensibili interrompendo vie metaboliche essenziali. Si può indurre la resistenza di una determinata specie colturale ad un determinato erbicida “inserendo” un nuovo gene. (GMO – Compass, 2008)

La produzione della soia OGM avviene grazie all’utilizzo di Agrobacterium tumefaciens, che è un batterio in grado di trasferire i suoi geni nel DNA della pianta in modo del tutto naturale. Da Agrobacterium viene estratto del DNA chiamato plasmide in cui viene inserito il gene di interesse (come per esempio quello per la resistenza agli erbicidi), poi si reintroduce il plasmide nel batterio e si lo fa riprodurre. Con l’Agrobacterium, così modificato, si infettano le cellule di tessuto vegetale delle piante, perciò tutte le cellule che deriveranno per moltiplicazione di queste ultime porteranno il gene estraneo.

Queste cellule “infette” vengono fatte crescere in vitro e dopo un determinato periodo di tempo di selezione daranno origine alle future piante che verranno poi trasferite in campo. Dopo di che le piante che deriveranno da queste per fecondazione saranno geneticamente modificate. (Coldiretti, 2003)

La soia transgenica, come per esempio il mais OGM, è inclusa tra le tecnologie agricole per incrementare la produttività, principalmente riducendo gli input e di conseguenza i costi di gestione. (Cast, 1999)

soia OGM

Nel 2007 in più della metà delle piantagioni di soia del mondo sono state utilizzate varietà geneticamente modificate. Sempre nello stesso anno nel mondo sono state prodotte circa 216 milioni di tonnellate di soia (geneticamente modificata e non). I Paesi produttori più importanti sono gli Stati Uniti, con il 33% della produzione, seguiti dal Brasile, che produce il 27% della soia mondiale, e sul terzo gradino del podio c’è l’Argentina, con una produzione del 21%, seguita dalla Cina che vanta “solo” il 7% del prodotto globale.

Meno importanti, ma comunque degni di nota nella classifica dei maggiori produttori di soia, sono anche India e Paraguay.

Tra i leader mondiali della produzione di soia, è molto diffuso l’utilizzo di piante geneticamente modificate, per esempio, l’85% della produzione degli Stati Uniti e il 98% di quella dell’Argentina è costituita esclusivamente da queste ultime. In questi Paesi, al contrario di quello che generalmente si verifica in Europa, la soia OGM è approvata senza restrizioni e viene trattata esattamente al pari della soia convenzionale, in quanto, governo e produttori, non vedono ragioni per la quale debba essere trattata in modo diverso dalle coltivazioni non OGM. Per quanto riguarda il Brasile, la questione che si apre è piuttosto bizzarra. In passato, la soia OGM fu vietata, ma venne ugualmente piantata nel Paese a causa del ricco contrabbando che si era instaurato con gli stati vicini.

Dando uno sguardo a ciò che ci interessa un po’ più da vicino, l’Europa, ogni anno, importa circa 40 milioni di tonnellate di soia dai Paesi sopracitati. Importa prevalentemente soia utilizzata come mangime, somministrata sotto forma di farine e pannelli a bovini, suini e pollame negli allevamenti. Questi animali, senza le proteine derivanti dalla soia, non sarebbero in grado di mantenere i loro livelli produttivi.

Bibliografia
  1. (Ear-Lex, 2015) Directive 2001/18/CE, Article 2, on the deliberate release into the environment of Genetically Modified Organisms. [Consultato il 14 aprile 2015)
  2. (GMO – Compass, 2008) Genetically modified soybean. [Consultato l’8 aprile 2015]
  3. (Owen, Micheal D.K. 2000) Current use of transgenic herbicide – resistant soybean and corn in the USA. [Consultato l’8 aprile 2015]
  4. (Coldiretti, 2003) Valutazione scientifica degli OGM: salubrità dell’alimentazione umana e tutela dell’ambiente. [Consultato l’8 aprile 2015]
  5. (Cast, 1999) Applications of biotechnology to crops: benefits and risks. [Consultato l’8 aprile 2015]
  6. (freefoodphotos.com, 2015) Chinese red pork. [Consultato il 20 ottobre 2015]

 

A cura di Alice Piran. Revisionato da Giulio Libertini e Mirko Zago.


About the Author : Alice Piran

Dottoressa in Scienze Agrarie. Amo le vacche e la ricerca. Curiosa, determinata e fuori di testa (q.b.)

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