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E con un poco di zucchero… L’olio di palma va giù!

È OVUNQUE, TUTTI LO MANGIANO, PERCHÉ L’ OLIO DI PALMA È TANTO OSTEGGIATO?

Ormai da anni si parla di olio di palma, recentemente questo prodotto ha colpito di nuovo l’interesse dei consumatori. In questo articolo si cercherà di fare luce sui vantaggi e sugli svantaggi che questo prodotto (di cui al giorno d’oggi ne viene fatto un uso cospicuo) possa avere.

Perché se ne parla tanto male? Non è solo questione di salute!

Ma prima di tutto vediamo…

COS’È L’OLIO DI PALMA?

L’olio di palma è un grasso di origine vegetale, si ricava dalla palma da olio, che cresce soprattutto in Africa e nel sud-est asiatico, come Indonesia e Malesia.

Il tipo di palma più utilizzata per ottenere questa sostanza è la Elaeis guineensis, una pianta i cui frutti (drupe) crescono in grappoli e contengono una polpa morbida (prevalentemente composta da olio) e un nocciolo interno.

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COME SI OTTIENE?

In realtà da questo frutto possiamo ottenere due composti: per spremitura del mesocarpo (parte del frutto comunemente chiamata polpa) del frutto si ottiene l’olio di palma propriamente detto, di colore rosso e ricco di beta-caroteni, mentre per spremitura del seme duro si ottiene l’olio di palmisto, più simile ad una pasta burrosa e non appare di colore rosso.

Sia l’olio di palma che quello di palmisto sono semi solidi a temperatura ambiente.

DOVE SI TROVA?

L’olio di palma è facilmente reperibile in tutti i normali supermercati all’interno di merendine, snack, biscotti, cereali, gelati industriali, creme spalmabili ed anche in alcuni tipi di caramelle. In ogni caso in prodotti sia dolci che salati, come cracker e grissini.

L’OLIO DI PALMA È UN COMPOSTO MOLTO…ECLETTICO!

Più che altro diciamo che esso è un olio molto versatile, difatti è contenuto non solo nei cibi, ma si trova anche in prodotti cosmetici, nel settore energetico e nella produzione di mangimi.

IMPATTO SULLA SALUTE.

Iniziamo con un brevissimo (promesso) ripassino sugli acidi grassi. Gli acidi grassi possono essere saturi o insaturi. Fra gli acidi grassi insaturi possiamo distinguere altre due categorie: acidi grassi cis ed acidi grassi trans.

Gli acidi grassi insaturi, come dice la parola, al loro interno contengono delle insaturazioni, cioè doppi legami fra gli atomi di carbonio che compongono la catena idrocarburica e sono in genere liquidi. Un esempio è il classico olio di oliva che è liquido perché è costituito soprattutto da acidi grassi insaturi.

Dall’altra parte, gli acidi grassi saturi non contengono insaturazioni e sono in genere solidi. Sono presenti prevalentemente nei grassi di origine animale (burro, lardo, strutto ecc.).

Gli acidi grassi saturi sono più dannosi per il nostro organismo rispetto agli acidi grassi insaturi. Infatti ai primi viene associato un aumento delle LDL (colesterolo cattivo), del colesterolo totale e dei trigliceridi nel sangue che si depositano nelle pareti delle arterie e che sono causa di trombosi, ictus, malattie cardiache croniche, diabete di tipo 2 (Harvard Medical School, 2015) (Mattson and Grundy, 1985).

 

Bene, dopo questa piccolissima premessa, veniamo quindi ad esaminare il nostro protagonista: l’olio di palma.

L’olio di palma è un grasso di origine vegetale semi-solido a temperatura ambiente. L’olio di palma e l’olio di palmisto contengono entrambi un’alta quantità di acidi grassi saturi, rispettivamente circa il 50 e 80%.

Diciamo pure però che l’olio di palma ne contiene meno del burro o dello strutto o della margarina, per esempio. In fin dei conti, il burro viene consumato normalmente e probabilmente settimanalmente nelle nostre cucine, quindi l’olio di palma non lo possiamo considerare tanto più dannoso di altri alimenti. Ovviamente, come si suol dire: il troppo stroppia. Bisogna fare attenzione a consumare con moderazione tutti gli alimenti grassi, e in particolare quelli contenenti grassi saturi.

Si sa che di merendine e snack è sempre bene non mangiarne, perché alla fine il nostro corpo non necessita di questi, bensì di alimenti sani. Quindi, da questo punto di vista, sarebbe bene ridurre quanto più possibile il consumo dei prodotti che contengono olio di palma. Da studi fatti su questo prodotto si è affermato che l’olio di palma aumenta i fattori di rischio cardiovascolare, ovvero aumentano i rischi di patologie legate al mal funzionamento cardiaco. Inoltre è scientificamente provato che gli acidi grassi saturi come l’acido palmitico (e l’olio di palma contiene grandi quantità di questi grassi) alzano il livello di colesterolo, aumentando i rischi di coronaropatia. Per questi motivi, l’American Heart Association consiglia di limitare l’uso di questo tipo di olio soprattutto per coloro che soffrono di problemi di colesterolo.

E INTANTO LE FORESTE…

Purtroppo l’olio di palma ha provocato, e sta provocando, un gravissimo problema: la distruzione delle foreste tropicali nell’Isola di Sumatra per aumentare lo spazio a disposizione per la coltivazione intensiva della palma da olio.

Legato a questo abbiamo quindi fenomeni di abbattimento di foreste e di disboscamento che continuano a procedere facendo piazza pulita. Il disboscamento causa la riduzione dell’habitat naturale di animali come orangutan, elefanti, rinoceronti e tigri. In particolare, la superficie di foreste dell’ormai non più verdissima isola di Sumatra in Indonesia è scesa drasticamente ed andando avanti di questo passo le foreste si ridurranno ancora di più mettendo a rischio la biodiversità di questo posto (WWF, 2014).

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SULL’ETICHETTA!

Lo scorso 13 dicembre 2014 è entrata in vigore la direttiva europea sull’etichettatura dei prodotti (Regolamento (UE) n.1169/2011). La direttiva impone di fornire indicazioni più precise per quanto riguarda la presenza di olio di palma nei prodotti che si trovano in commercio. Non è infatti più possibile utilizzare diciture generiche come: “oli vegetali”, dietro le quali si nascondeva la presenza, per esempio, dell’olio di palma.

Grazie a questa nuova direttiva noi tutti possiamo sapere esattamente cosa contiene il prodotto che ci ritroviamo fra le mani al supermercato, in questo modo possiamo fare così una spesa più consapevole, in base alle proprie scelte, ovviamente. In ogni caso è bene che vengano fornite al consumatore le giuste informazioni e conoscenze riguardo a ciò che compra.

DI CERTO È IL PIÙ ECONOMICO.
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Il fatto che l’olio di palma si trovi in così tanti prodotti ed è così largamente utilizzato in commercio, è dovuto al fatto che esso ha un basso costo di produzione e una resa molto alta. Difatti ha una resa molto superiore rispetto a qualunque altra specie usata per la produzione di oli vegetali. Permette quindi di ricavare molto più olio rispetto per esempio alla soia o al girasole che oltretutto richiederebbero anche più spazio.

È proprio per il fatto che l’olio di palma ha un bassissimo costo di produzione che questo prodotto viene così largamente utilizzato industrialmente. Per mantenere bassissimi i costi, però, è necessaria un’altissima resa che si ottiene deforestando ed espandendo le piantagioni di palma.

Una produzione sostenibile di olio di palma è possibile, ma chiaramente va a ridurre la resa incrementando di conseguenza i costi del prodotto finito (Le Scienze, 2015).

Probabilmente se i prodotti contenenti olio di palma costassero di più, i consumatori sarebbero più scoraggiati ad acquistarli.

Quindi, in conclusione, abbiamo visto che l’olio di palma può avere diversi vantaggi, ma soprattutto diversi svantaggi: può danneggiare noi e l’ambiente in cui viviamo. Sarebbe importante essere consapevoli di ciò che si mangia, ciò che c’è dietro ad un determinato prodotto, cosa ha comportato la sua produzione e riflettere su quanto possa essere dannoso per la nostra salute.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Letizia Pirani. Revisionato da Edoardo Vanetti

 

Licenza Creative Commons
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About the Author : Letizia Pirani

Studentessa in Biotecnologie. Curiosa e solare. Appassionata di scrittura. Amante della scienza.

1 Comment
  1. […] E CON UN POCO DI ZUCCHERO… L’OLIO DI PALMA VA GIÙ! <<  Un articolo interessante che spiega bene cos’è l’olio di palma e perché bisogna dire no! […]

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