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OGM vs BIO | Biochronicles

OGM vs BIO

OMG!

No, non abbiamo sbagliato l’ordine delle lettere… Oh my God!, direbbe un inglese, quando leggendo riviste autorevoli come Nature si viene a sapere che da qui al 2050 è previsto che la richiesta di cibo da parte della popolazione mondiale raddoppi e che questa domanda dovrà essere soddisfatta senza distruggere altri habitat naturali, minimizzando quindi l’impatto ambientale globale. Stiamo andando incontro ad una sfida epocale, mai affrontata prima, in cui i rischi sono elevatissimi e i mezzi (per ora) limitati. Il terreno coltivabile si sta esaurendo, e dato che abbattere l’intera Foresta Amazzonica è palesemente una cattiva idea, l’unica soluzione è quella di rendere molto più produttivi i terreni già destinati all’agricoltura.

Le origini dello scontro

Decenni fa già si sapeva che quello della sovrappopolazione sarebbe stato uno dei principali problemi che l’uomo moderno avrebbe dovuto affrontare, e dato che melius prevenire quam curare, scienziati di tutto il mondo si sono subito attivati nel tentativo di trovare una formula definitiva che risolvesse tale questione. A questo scopo è nata tra gli anni ’70 e ’80 la tecnologia degli OGM, la quale però è stata presa subito di mira dai sostenitori della controparte BIO o biologica (la cui origine risale agli anni ’50), dando inizio ad uno scontro ideologico più che scientifico, che persiste ancora oggi e che nel corso degli anni ha portato alla nascita di veri e propri movimenti anti-OGM, che grazie al supporto di molte associazioni nazionali ed internazionali (tra cui Greenpeace) sono riusciti a convincere una discreta fetta della popolazione mondiale della pericolosità degli alimenti geneticamente modificati.

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Ma cosa si intende per agricoltura bio?

Secondo il sito dell‘Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB, 2015), con questo termine si intende un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi), ed evitando lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo.
I sostenitori del bio sono convinti che questa tecnica permetterà una maggiore produzione rispetto alle colture tradizionali, favorendo la biodiversità dei terreni coltivati.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Infatti, dati alla mano, le rese dell’agricoltura bio si sono rivelate negli anni, rispetto a quelle dell’agricoltura tradizionale, sullo stesso livello se non addirittura inferiori. In uno studio pubblicato su Nature, si legge che le rese per ettaro dell’agricoltura bio sono solitamente più basse di quelle dell’agricoltura convenzionale e dipendono molto dal tipo di coltura e dalle condizioni ambientali. Se le rese medie per la frutta biologica sono solamente del 3%  inferiori rispetto a quella convenzionale e dell’11% inferiori per i semi oleosi, i cereali e gli ortaggi bio hanno una riduzione media di rese del 26% e 33% rispettivamente. Complessivamente le produzioni bio producono il 25% in meno.

Questi dati sono cruciali se si propone l’agricoltura bio come modello da diffondere nel mondo e se si vuole evitare una perdita di biodiversità a causa dell’aumento delle superfici coltivate. Infatti è risaputo che le pratiche dell’agricoltura bio hanno generalmente un impatto positivo sull’ambiente per unità di superficie, ma non necessariamente per unità di prodotto, a causa delle minori rese. Quindi  a parità di superficie coltivata un’azienda agricola bio che produce ortaggi può rilasciare meno azoto nella falda, ma ogni singolo ortaggio raccolto potrebbe avere un impatto sulla falda maggiore di uno analogo prodotto in modo convenzionale. Una resa inferiore significa che a parità di prodotto sarà necessario utilizzare più terreno e più risorse.

Nei paesi in via di sviluppo tale tecnica non contribuirebbe ad alleviare la povertà degli agricoltori, né aiuterebbe ad aumentare la loro sicurezza alimentare. La certificazione bio infatti non riguarda le proprietà del prodotto finale, ma il processo di produzione e non ci sono prove che dimostrino sostanziali differenze nutrizionali tra alimenti bio e convenzionali.

Tra le qualità positive, l’agricoltura bio ha dalla sua il fatto di avere sicuramente un assetto più rispettoso dell’ambiente rispetto al metodo tradizionale, sostenendo l’agricoltura a chilometro zero che permette il risparmio di energia fossile e utilizzando fertilizzanti naturali, come le piretrine o lo spinosad che riducono le emissioni di gas serra. Inoltre, le colture biologiche richiedono meno acqua poiché le piante vengono coltivate là dove meglio si adattano e l’utilizzo di concimi organici favorisce la ritenzione d’acqua nel terreno.

ogm vs bio nature

Parola agli OGM

D’altra parte le tecniche basate sugli OGM stanno già tagliando drasticamente l’uso dei pesticidi, il consumo di carburante e la quantità di terreni agricoli e si arriverà presto a ridurre drasticamente anche l’utilizzo di acqua. Inoltre è già stato elaborato un progetto riguardante colture geneticamente modificante in grado di assumere autonomamente l’azoto dell’atmosfera terrestre. Innovazioni come queste ridurranno ulteriormente la quantità di energia utilizzata dalle aziende agricole convenzionali per eliminare il gas naturale utilizzato nella sintesi di nitrato di ammonio e il combustibile bruciato dai camion che lo trasportano. Non sono forse questi gli obiettivi dichiarati dal movimento biologico? Se solo l’industria del bio prendesse in considerazione l’ipotesi di accettare colture OGM caso per caso, ci potrebbe essere la possibilità di un approccio più razionale alla nuova tecnologia dell’ingegneria genetica, generando quella che potremmo chiamare una biotecnologia del raccolto 2.0.

La realtà purtroppo è ben diversa.

Le normative che regolano la produzione biologica vietano la coltivazione di piante geneticamente modificate e suoi attivisti invece di considerare i benefici di una possibile collaborazione, continuano a perseguire la loro ambizione per eccellenza: vietare l’utilizzo di qualsiasi  prodotto OGM a tutti gli agricoltori di tutto il mondo, senza riguardo alle scelte che ciascuno di essi potrebbe fare per la propria terra. Benché non siano ancora riusciti a raggiungere quest’obiettivo, l’avanzamento della tecnologia OGM ha subito una pesante battuta d’arresto negli ultimi anni, soprattutto nei paesi dell’Unione Europea, la quale ha dimostrato di essere pesantemente a favore del bio, introducendo addirittura nel 2012 il marchio etichettato che oggi troviamo in ogni supermercato.

Greenpeace No OGM bio

Se da una parte si cerca di minare in ogni modo lo sviluppo dell’ingegneria genetica alimentare, dall’altra però i controlli del settore biologico si sono rivelati carenti, come dimostra il fatto che l’industria del biologico in Nord America rimane tutt’oggi largamente non-regolamentata.  Se da una parte non sono mai state documentate morti o malattie collegate al consumo di prodotti geneticamente modificati, dall’altra migliaia di persone si ammalano o muoiono a causa della carenza di controlli nel settore biologico, che ha causato ad esempio problemi di contaminazione legati al letame utilizzato (reservoir di pericolosissimi batteri) e l’assenza di garanzia riguardo al non utilizzo di fertilizzanti sintetici o pesticidi.

Un alimento così prezioso come quello biologico non dovrebbe essere sicuro almeno quanto l’analogo ottenuto con metodi tradizionali? Per come stanno le cose oggi, non abbiamo questa certezza.

In ultima analisi, l’agricoltura bio e la tecnologia OGM potrebbero formare una squadra potente per migliorare la nostra produzione alimentare e la nutrizione su un gran numero di fronti, se solo gli interessi politici ed economici  e l’incessante negazione da parte degli attivisti non si intromettessero. Quello che bisogna capire è che non vi è alcun motivo per cui i semi geneticamente modificati non possano essere coltivate biologicamente.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Emanuele Cornati. Revisionato da Giulio Libertini e Valentina Sforza


About the Author : Biochronicles

Associazione di Promozione Sociale per la divulgazione scientifica.

2 Comments
  1. Stefano Antonelli 06/04/2016 at 14:18 - Reply

    Buongiorno.
    L’articolo riporta la bibliografia, ma sarebbe più corretto che riportaste l’esatta citazione con il riferimento al libro/articolo/documento.
    Non è molto pratico andare a cercare il riferimento tra 10 diverse referenze bibliografiche.

    Una frase come la seguente: “Se da una parte non sono mai state documentate morti o malattie collegate al consumo di prodotti geneticamente modificati, dall’altra migliaia di persone si ammalano o muoiono a causa della carenza di controlli nel settore biologico, che ha causato ad esempio problemi di contaminazione legati al letame utilizzato (reservoir di pericolosissimi batteri) e l’assenza di garanzia riguardo al non utilizzo di fertilizzanti sintetici o pesticidi.” meriterebbe delle fonti ben dettagliate, sennò sono affermazioni che non possono essere definite sicure.

    Saluti e auguri per la creazione dell’associazione.

    Stefano Antonelli

  2. Stefano Antonelli 06/04/2016 at 15:11 - Reply

    Questo potrebbe essere un esempio di articolo valido (è chiaramente un articolo scientifico).
    http://www.eufic.org/article/it/expid/Organic_food_and_farming_scientific_facts_and_consumer_perceptions/

    Ovviamente non si richiede tale precisione al dettaglio a voi, ma spero si capisca cosa intendevo dire con il precedente commento.

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