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Come percepiamo gli OGM?

È normale e umano essere spaventati dalle novità e da tutto ciò che va “contro natura”, ma a volte si è spesso parlato a sproposito, senza consapevolezza, basandosi solo su pregiudizi e falsi allarmismi; un esempio lampante sono le colture OGM.

La percezione degli OGM

Ieri pomeriggio, in preda alla noia, ho chiesto al mio cuginetto di 15 anni se sapesse cosa fosse un OGM e devo ammettere che la risposta è stata alquanto spiazzante. Non mi aspettavo di certo grandi elogi, ma sicuramente qualcosa di più colorito di un: “Alla tv dicono che fanno male”. Da studente di biotecnologie la cosa non mi è piaciuta, non tanto per l’essere pro o contro OGM, ma per come gli stereotipi della TV alimentino l’ignoranza. Così il mio povero cuginetto si è dovuto sorbire una trattazione completa dell’argomento.

Per quanto possa essere scontato (a volte nemmeno troppo) ecco cosa s’intende quando parliamo di Organismi Geneticamente Modificati: forme di vita migliorate al fine di renderle più utili o più produttive per il bene della comunità. Io credo che questo sia ciò che l’umanità abbia sempre tentato di fare, con differenti meccanismi, a seconda dei distinti momenti storici. Basti pensare alla selezione dei bovini per l’allevamento o a quella dei cavalli per le gare di velocità.

Con la scoperta degli enzimi di restrizione e l’avvento dell’ingegneria genetica il processo di selezione/miglioramento degli organismi viventi ha potuto compiere un enorme passo avanti: era finalmente possibile migliorare le specie animali o vegetali esistenti, direttamente a livello del DNA, evitando decenni di incroci per isolare un singolo carattere.

Esistono diverse tecniche per ottenere un OGM, ma, in sintesi, possiamo dire che si tratta di trasferire all’interno di una cellula una sequenza di DNA esogeno (appartenente ad un altro organismo della stessa specie o di specie differente) affinché essa ne dimostri il fenotipo corrispondente (la manifestazione visibile dell’espressione di un gene).

Almost any scientific discovery has the potential for evil as well for good… We can’t accept the benefits without also confronting the risk. – Martin Rees, Presidente della Royal Society 

Quasi ogni scoperta scientifica ha il potenziale per fare del bene e del male… Non possiamo accettarne i benefici senza affrontarne i rischi (Jha, 2006).

Riso normale a sinistra e Golden rice a destra
Le responsabilità di chi si oppone agli OGM

Nel 2002 si è giunti alla realizzazione di un riso chiamato Golden rice, contenente un gene per la produzione di vitamina A. Ogni anno la carenza di vitamina A provoca milioni di casi di cecità infantile e non, sopratutto nelle popolazioni orientali, a causa delle loro abitudini alimentari molto povere. Purtroppo per colpa delle posizioni anti-OGM, di nomi noti quali Greenpeace e US Center for Food Safety, il Golden rice non è stato usato ancora in nessuna parte del mondo. Frequentemente queste organizzazioni ambientaliste si oppongono alle modificazioni genetiche,

sostenendo che le grandi multinazionali antepongano i loro profitti alla salute del cittadino. In questo caso, ad esempio, la società che ha sviluppato la tecnica di produzione del Golden rice ha ceduto il brevetto ad un’organizzazione no profit. Il prezzo di queste incoscienti opposizioni è stato quantificato da due economisti tedeschi come pari ad una perdita di 1 424 000 anni di vita umana nella sola India.

OGM in Italia

Ultimamente poi, è stata largamente pubblicizzata la decisione del consiglio di stato di bocciare il ricorso di un contadino friulano che voleva coltivare mais transgenico nei propri terreni. Tra le urla di giubilo di Legambiente e la soddisfazione di vari politici si è perso di vista il punto cruciale della questione, che si potrebbe riassumere nella seguente domanda: l’Italia ha definitivamente chiuso con gli OGM?

Purtroppo o per fortuna decisamente no.

In Italia non è possibile coltivare organismi transgenici, e su questo non ci piove. Lo confermano un paio di decreti ministeriali così come la suddetta sentenza del consiglio di stato. Ma attenzione, ho scritto coltivare, non utilizzare: in Italia i prodotti OGM si utilizzano eccome.
Ogni anno, non a caso, l’industria mangimistica del nostro paese importa circa 400 000 tonnellate di soia OGM per produrre mangimi per animali, mentre solo 600 000 tonnellate di soia OGM free. Non è possibile importare solamente soia OGM free perché ormai l’80% della soia che si produce in tutto il mondo è transgenica, ed è sempre più difficile trovare un prodotto non modificato.

Il Parmigiano Reggiano, invidiato e copiato in tutto il mondo, è fatto con latte di bovini alimentati con mangimi a base di cereali derivati da semi OGM, come riporta l’etichetta nella foto a lato.

Mangime OGM approvato dal consorzio “Grana padano Tipico”

Quindi siamo spacciati? Ovviamente non è così. Ad oggi le coltivazioni di Organismi Geneticamente Modificati sono state ampiamente testate e per ora non è stato rilevato alcun rischio per la salute umana. Tuttavia mi sembra che l’Italia con questa nuova tecnologia stia commettendo lo stesso errore che ha compiuto alcuni anni fa con il nucleare. Non vogliamo centrali nucleari eppure compriamo energia da Francia e Svizzera; non vogliamo coltivazioni OGM eppure ne importiamo in grande quantità ogni anno. Queste sono tutte opportunità di crescita che il paese non ha saputo cogliere: per la prima non penso ci sia più nulla fare, mentre per la seconda nutro ancora qualche speranza.

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Non mi resta che affrontare un’altra delle preoccupazioni più diffuse riguardanti la questione: gli OGM favoriscono o uccidono la biodiversità? Se stiamo parlando di coltivazioni domestiche e per domestiche intendo grano, soia o mais selezionati per aumentare la produzione, l’introduzione di organismi modificati non può fare altro che favorire la biodiversità, perché ormai le specie selvatiche sono quasi del tutto scomparse o non esistono più. Ovviamente il tutto va preso con le pinze, anche se in linea di massima seguendo le normative vigenti in Europa e in America, riguardanti queste coltivazioni, la biodiversità non è certamente minacciata.

Per finire ecco una simpatica curiosità: non molti ne sono a conoscenza ma la maggior parte del grano, utilizzato per produrre la pasta che mangiamo tutti i giorni, è stato sviluppato negli anni ’50 a partire da una varietà ottenuta per irradiazione diretta con isotopi radioattivi. Secondo lo IUNC (International Union for Conservation of Nature) le linee mutanti ottenute per irradiazione non sono da considerarsi tecnologie transgeniche.

A dimostrazione che la pastasciutta può essere più nociva degli OGM.

Bibliografia

 

A cura di Mirko Zago. Revisionato da Giulio Libertini.


About the Author : Mirko Zago

Founder di Kibble, chimico ed ecologo. Adventurer per passione, innamorato della natura e content creator. Lascia che ti racconti una storia!

6 Comments
  1. […] di leggere quest’articolo, ti consiglio di partire da questo: Come percepiamo gli OGM (clicca sul link, qui a […]

  2. […] Vuoi conoscere quali sono le altre conseguenza derivanti da una percezione distorta degli OGM? Leggi anche: Come percepiamo gli OGM. […]

  3. […] invece vuoi saperne sugli OGM ti consiglio di leggere anche: Come percepiamo gli OGM?, OGM: quel che non soffoca, ingrassa e I 4 OGM che fanno […]

  4. […] OGM. Sai cosa sono gli OGM? Clicca sui link per scoprirlo. OGM: quel che non soffoca ingrassa, Come percepiamo gli OGM e Dieci ragioni pro […]

  5. […] nasce quindi la leggenda della fragola-pesce? Dove abbia origine esattamente questa storia è difficile scoprirlo, tuttavia, la sua diffusione […]

  6. […] Spesso le persone tendono ad avere paura degli OGM e, soprattutto a causa della disinformazione, ritengono che siano dannosi per l’uomo e per l’ambiente (vedi anche Come percepiamo gli OGM). […]

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