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Come divulgare la scienza del cibo: #4 consigli pratici dal primo festival del giornalismo alimentare.

FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE : 3 GIORNI DI LEZIONI, DIBATTITI ED EVENTI SUL TEMA DEL CIBO.

Nel tempio di Eataly e di Slow Food si è svolta la prima edizione del Festival del giornalismo alimentare che ha visto la partecipazione di giornalisti, blogger, comunicatori e scienziati. Tutti professionisti intervenuti per parlare di cibo, sicurezza alimentare, ricerca scientifica e sostenibilità alimentare.    

Dal dopo expo alle provocazioni intellettuali di Carlo Petrini.

Il Festival del giornalismo alimentare, che si è svolto dal 25 al 27 febbraio, presso l’Aula Magna dell’Università degli studi di Torino, all’interno della Cavallerizza Reale, è stato un “appuntamento importante” (come lo ha definito il sindaco Fassino, intervenuto nella giornata inaugurale dell’evento).

Vuoi sapere perché? Te lo spiego subito.

Semplicemente, per la varietà dei temi affrontati, dall’economia alla sicurezza alimentare, dalla biodiversità all’enogastronomia, e per aver consentito l’incontro, e il confronto, di due mondi: quello del giornalismo alimentare e quello della ricerca scientifica (in particolare universitaria), che spesso si interfacciano con estrema difficoltà.

Tra le due professioni – giornalista e scienziato – ci sono diversi punti di contatto.

“Il giornalista, come lo scienziato, produce conoscenza, la trasferisce al pubblico e basa la propria attività sull’analisi dei dati” (Elisabetta Barberis, 2016).

Un pensiero non di certo scontato, espresso da Elisabetta Barberis, prorettore dell’ateneo pubblico torinese.

Durante il convegno inaugurale del 25 febbraio, si è parlato degli aspetti politici, etici ed economici della produzione di cibo. Il tutto, con ospiti illustri come Carlo Petrini di Slow Food International, Giuseppe Lavazza di Lavazza Spa, Maurizio Baruffi (capo di Gabinetto del Sindaco di Milano), Marco Pedroni (presidente nazionale Coop), Maria Caramelli (direttrice dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) ed altri protagonisti del mondo alimentare ed imprenditoriale.

“Le politiche alimentari del dopo Expo,” ha spiegato il sindaco Fassino, “partono dalla Carta di Milano, documento relativo al diritto al cibo, firmato da più di un milione di persone, e continueranno con il progetto Human Technopole per la rivalutazione dell’area di Expo. In più, il patto sul cibo firmato dai sindaci di numerose città italiane (tra cui Milano e Torino) e straniere è stato realizzato per promuovere un modello alimentare sostenibile.”

“Expo è stato un catalizzatore caleidoscopico e non un punto di inizio, né tantomeno di arrivo.” (Giuseppe Lavazza, 2016)

Questo è stato il cuore dell’intervento di Giuseppe Lavazza. Carlo Petrini, d’altro canto, ha voluto porre la propria attenzione sulla crisi, quanto mai evidente, del giornalismo alimentare: “caratterizzato da schizofrenia.” Queste sono state le esatte parole pronunciate dal rappresentante di Slow Food. Citando la Fisiologia del gusto (1825), di Savarin, Petrini ha posto poi l’attenzione sulla complessità e la multidisciplinarietà delle scienze gastronomiche che sono basate sulla chimica, sulla fisica, sulla biologia e sulla genetica. Secondo il patron di Slow Food: “Parlare di gastronomia vuol dire parlare anche di ecologia e di impatto ambientale delle produzioni alimentari che devono essere più virtuose. Il giornalismo alimentare, oltre a trattare temi quali la ristorazione e i reality, come Masterchef, dovrebbe occuparsi di educazione alimentare nelle scuole e di geopolitica dell’alimentazione. Il giornalista alimentare,” ha proseguito Petrini, “si trova oggi di fronte ad una sfida, perché deve avere conoscenze di sociologia, politica, sostenibilità ambientale ed economia.”

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Gli eventi off. 

Le giornate del festival sono state caratterizzate anche da eventi collaterali, chiamati eventi off, dedicati al pubblico e ai professionisti del giornalismo alimentare presenti. La giornata di sabato è stata dedicata agli educational tour, svoltisi fuori Torino, che hanno portato blogger e giornalisti alla scoperta delle aziende alimentari e delle tradizioni enogastronomiche piemontesi.

Argotec space food experience. 

Nel cuore di Torino si trova l’azienda aerospaziale Argotec: una delle eccellenze italiane che è stato possibile conoscere e visitare durante gli eventi off.

I giornalisti partecipanti all’evento hanno potuto conoscere da vicino lo staff di questa incredibile azienda, composto, tra gli altri, da David Avino (Managing director di Argotec), dallo chef Stefano Polato, che si occupa dello studio degli alimenti per gli astronauti della ISS (Stazione Spaziale Internazionale), e dai tanti altri giovani ricercatori che lavorano nei laboratori di ingegneria aerospaziale.

Durante la visita, alla quale ha partecipato anche Piero Fassino, è stato offerto un pranzo completo, dall’antipasto al dolce, tutto a base di un gradevolissimo space food.

Il cibo mandato nello spazio, grazie agli studi fatti, è gustoso quanto quello che consumiamo sulla Terra. Ad esempio, sono stati assaggiati piatti unici, come l’insalata di sgombro e quinoa, la zuppa di legumi dei presidi di Slow Food ed un ottimo antipasto consistente in cipolle, asparagi e barbabietole rosse, che hanno rivelato un sapore inaspettato, intenso e deciso. Tutto questo, nonostante avessero subito un preciso trattamento tecnologico nello Space Food Lab.

Entrando nei laboratori, i ricercatori hanno spiegato gli esperimenti in corso ed hanno mostrato il prototipo dell’ISSpresso: la macchina realizzata da Argotec per portare il caffè nello spazio. Tra le bibite realizzate in azienda ci sono anche delle vere e proprie tisane spaziali, come quella ai frutti di bosco che è stata offerta a tutti i visitatori.

Show cooking con AICI: come cucinare senza sprechi. 

Uno dei temi di attualità, trattati dal giornalismo alimentare, è relativo alla riduzione degli sprechi in cucina. È proprio su questo argomento che si è incentrata la dimostrazione di AICI (Associazione degli insegnanti di cucina italiana) presso il Mercato Metropolitano di Porta Susa.

Non temere, tra pochissimo ti svelerò i #4 consigli pratici per un corretto giornalismo alimentare. Se sei un professionista della nutrizione o, semplicemente, un appassionato di cibo non puoi perderti queste fantastiche dritte.

Prima di continuare, però, voglio chiederei un piccolissimo favore: lasciaci un +1. Per te sarà un’operazione semplicissima, te lo garantisco, mentre per il nostro team sarà un atto di grandissimo valore.

Angela Schiavina e Veronica Geraci, di AICI, hanno mostrato in maniera semplice e divertente come sia possibile riutilizzare le bucce, di ortaggi e frutta, per dare vita a nuovi prodotti. Così facendo, le due chef sono state in grado di realizzare un dado vegetale naturale, ottenuto dalle bucce di carota, cipolla e sedano (disidratate in forno, frullate con sale grosso e congelate in cubetti nel portaghiaccio).

La polvere di bucce di pomodoro può essere usata come insaporente di piatti, le bucce fritte delle patate (opportunamente spazzolate e lavate) possono servire come aperitivo e le foglie esterne di ortaggi per fare vellutate.

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Per finire, le bucce di agrumi in vasetto, con sale fino o grosso, possono profumare in modo inaspettato gli ambienti. Provare per credere.

Comunicare correttamente il cibo. 

Se la prima giornata del festival, del giornalismo alimentare, ha riguardato maggiormente i temi politico-economici, le sessioni di lavoro della seconda si sono basate sull’importanza di una corretta informazione alimentare nelle scuole, nelle università, sui giornali e sui social network.  

Claudio Michelizza e David Puente di Bufale.net hanno parlato delle bufale che girano sul web e che, talvolta, possono essere ritenute vere da alcuni giornalisti per fretta o per mancanza di controllo delle fonti. La condivisione su internet di bufale, come quella che ha riguardato la catena di fast food Kentucky Fried Chicken (aletta di pollo scambiata, a causa della forma, per carne di topo), può portare ad allarmi alimentari ingiustificati e danni economici alle aziende produttive.

L’attenzione, verso la comunicazione alimentare, dev’essere molto alta nelle scuole, soprattutto, quando i destinatari sono dei bambini. È fondamentale coinvolgere le famiglie sul tema del cibo, insegnare ai bambini, in modo semplice, i meccanismi produttivi delle derrate alimentari e come si possa realizzare una produzione di cibo sostenibile. Mariagrazia Pellerino (assessore all’Istruzione della Città di Torino) e Marina Bagni (inviata del Ministero della Salute) hanno presentato alcuni progetti di educazione alimentare. Quest’ultimi hanno avuto parecchio successo nelle scuole primarie, come “Il menù l’ho fatto io” e “Il Teatro della salute”.

La comunicazione, del giornalismo alimentare, dev’essere incisiva, utilizzando linguaggi nuovi e moderni, e deve consentire il cambiamento dell’atteggiamento alimentare e ambientale sbagliato. Un esempio, di ciò che sto dicendo, può essere il cortometraggio Evolve, diretto dal regista Kris Pearn e relativo alla sicurezza alimentare. In alternativa, abbiamo la canzone rap “Quello che la terra ci dà”, di Marco Richetto (in arte Rayden) che rientra inn progetto di educazione alimentare per bambini di scuola primaria.

Anche la ricerca agroalimentare, per arrivare al pubblico, dovrebbe essere correttamente comunicata. Gli stessi ricercatori, molto spesso, dovrebbero intervenire direttamente, coadiuvando i giornalisti nell’arduo compito della divulgazione scientifica.

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Massimo Agostini, della rivista Agrisole (proprietà del Sole 24 ore), riprendendo la notizia, diffusa dallo IARC, relativa al legame tra il consumo di carne rossa e lo sviluppo del cancro, ha sottolineato la necessità dell’uso di fonti affidabili e di una lettura corretta dei dati epidemiologici, quando si scrive un articolo di divulgazione

Stefania Stecca, dell’Università di Torino, è intervenuta per ribadire il bisogno di una maggiore responsabilità da parte dei giornalisti, specialmente quando essi debbano comunicare un allarme alimentare. Inoltre, ha fornito alcune direttive applicative e utili alle redazioni per affrontare e divulgare notizie delicate.

Sei pronto? Cominciamo. È possibile riassumere il discorso della Stecca nei #4 consigli pratici per realizzare un corretto giornalismo alimentare.

#1 Consultare in modo approfondito la fonte.
#2 Leggere e capire. 
#3 Contestualizzare il senso della notizia (cogliendo le 
novità rispetto a quello che già si conosce).
#4 Fare attenzione alla scrittura sintetica della notizia.

Molto attesa è stata la lezione sui reati alimentari tenuta dal magistrato Raffaele Guariniello che, dopo avere parlato degli alimenti più soggetti alle frodi (come la mozzarella di bufala campana), ha detto la propria anche sulle agro-mafie e sull’esigenza della nascita di una agenzia nazionale specializzata, che coordini il lavoro delle varie procure su questo tipo di reati.

Infine, con Federico Quaranta di Decanter-Radio 2, ed altri ospiti, ci si è interrogati sulla maniera più opportuna per trasmettere la cultura del buon bere tra i giovani che, ad un bicchiere di vino, preferiscono, purtroppo, birra e superalcolici.

A cura di Cristina De Ceglie. Revisionato da Mirko Zago.

 

 

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About the Author : Cristina De Ceglie

Biotecnologa alimentare. Determinata e propositiva. Sostenitrice della divulgazione. Amante della natura.

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