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Lavorare all’estero: l’esperienza di una ricercatrice italiana

Dall’Insubria al John Innes Centre di Norwich: l’esperienza di Elisa Binda

In questa intervista abbiamo chiesto ad Elisa Binda, postdoc all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, di raccontarci la sua esperienza al John Innes Centre di Norwich, dove ha lavorato ad un importante progetto riguardante la manipolazione genica degli Attinomiceti produttori di antibiotici.

Ciao Elisa, raccontaci il tuo percorso formativo

Un saluto a tutti i lettori di Biochronicles. Il mio percorso formativo è iniziato con una Laurea Triennale in Biotecnologie Biomediche all’Insubria di Varese. Ho svolto il mio progetto di tesi presso il laboratorio Telethon della Prof.ssa Landsberger.

Alla fine del percorso triennale ho deciso di spostarmi di settore e ho frequentato il Corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie Industriali e Biocatalisi. Sono rimasta fedele all’Insubria di Varese e mi sono specializzata nella produzione di antibiotici glicopeptidici e nello studio dei meccanismi nei patogeni svolgendo la tesi con la Prof.ssa Flavia Marinelli.

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E dopo la magistrale, hai cercato lavoro o sei rimasta in Ateneo?

Dopo la Laurea Magistrale ho scelto un Dottorato di Ricerca ma non ho avuto l’immediata possibilità di andare all’estero, poiché non era disponibile la borsa ministeriale. Durante il mio PhD ho lavorato sull’espressione delle proteine eterologhe ed ho appreso diverse competenze nell’ambito della biologia molecolare, biochimica e biotecnologie microbiche.

In seguito ho ottenuto un anno di postdoc grazie ad una borsa della Regione Lombardia, che mi ha permesso di lavorare ad un vaccino antitubercolosi per via fermentativa.

Un percorso veramente interessante. E quando sei andata all’estero?

Ad inizio anno ho ottenuto una borsa di studio FEMS, che mi ha permesso di andare all’estero a fare ricerca. Mi sono trasferita per 3 mesi al John Innes Centre di Norwich dove ho continuato a lavorare alla manipolazione genica degli Attinomiceti presso il Dipartimento di Biotecnologie Microbiche in collaborazione con il Prof. Mervyin Bibb.

Questa esperienza di lavoro all’estero è stata fondamentale per il mio percorso di crescita, sia professionale che personale. Ho potuto lavorare ed imparare tanto, in modo organizzato e veloce. Ho appreso delle abilità che in Italia non avevo avuto modo di approfondire. L’ambiente internazionale permette di imparare bene la lingua, di assistere a seminari e corsi specializzanti, di lavorare in ambiente multiculturale e stimolante e di crearsi un network di conoscenze oltre ad essere un punto di forza per il proprio CV.

Che consigli daresti ai giovani per trovare lavoro nel mondo delle biotecnologie?

È difficile dare dei consigli che siano adatti a tutti. Per quanto riguarda la mia esperienza, ho trovato molto utile acquisire tanti tipi di competenze. Specializzarsi in qualcosa è importante, ma quando lavori in piccoli gruppi di ricerca, come qui a Varese, diventa necessario conoscere diverse tecniche, sapere utilizzare molti strumenti e fare esperienze eterogenee. All’estero queste mie abilità sono state notate ed apprezzato e per questo devo ringraziare la preparazione ricevuta qui in Italia.

Consiglio inoltre di seguire sempre le proprie passioni. La ricerca può aprire tantissime porte, spaziare e cambiare il tipo di lavoro può essere un vantaggio per cui non è detto che essere troppo settoriali e specializzati sia sempre un punto di forza.

Grazie Elisa per aver condiviso la tua esperienza con la community di Biochronicles. In bocca al lupo per la tua carriera!

A cura di Andrea Mascheroni. 

 

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1 Comment
  1. Anonimo 07/10/2015 at 22:04 - Reply

    Ma per ricevere un riconoscimento in dottore di ricerca è necessario aver esperienza di ricerca all’estero e avere almeno una pubblicazione… oh povera italia..

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