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K2-18B: ALIENI FANTASTICI E COME TROVARLI

Mars Attack, E.T., Indipendence Day, Incontri ravvicinati del terzo tipo… Potrei fare una lista immensamente lunga di film, videogiochi, libri, fantasie, che hanno tutte come unico soggetto gli alieni.

Forse può sembrare strano leggere su un blog di scienza di omini verdi, ma le ultime scoperte, e mi riferisco alla scoperta di acqua e piogge su quel pianetino a pochi anni luce da noi (110 per la precisione, nella costellazione del Leone), chiamato K2-18b fanno si che questa fantasia assomigli sempre più a qualcosa di reale e dimostrabile.

Per sapere di cosa sto parlando nel dettaglio vi rimando all’articolo di Nature che spiega molto meglio di me in cosa consiste la scoperta. Per farla breve, (qualcosina lo voglio dire pure io però) si tratta di un pianeta sul quale potrebbe esserci una vita simile a quella che conosciamo noi, proprio perché vi è la presenza di acqua e di nuvole e piogge.

Non mi imbarcherò nel discorso sul loro essere o meno intelligenti, o simili a noi. La questione, oltre che non scientificamente attendibile, crea problemi anche dal punto di vista filosofico e religioso mettendo parecchio in crisi la figura dell’uomo.

Vi rimando al libro del grande prof. Hawking, “L’universo in un guscio di noce”, nel quale tra universi paralleli e viaggi nel tempo, si va ad esplorare la possibilità ed il significato di “altre forme di vita intelligenti o meno”.

Però ora ho già tergiversato troppo, io vi voglio raccontare di come si fa, da quaggiù, a vedere che c’è acqua lassù.

 COME SI SCOPRE UN NUOVO PIANETA COME K2-18B

La tecnica è molto interessante, anche perché unisce i due fenomeni che più mi piacciono nell’universo: le eclissi e gli arcobaleni. Ok non storcete il naso, lo so che per vedere un’arcobaleno serve la luce, cosa di cui un‘eclisse ci priva, ma datemi ancora qualche riga e vi sarà tutto chiaro.

Ogni molecola o elemento presente sulla tavola periodica assorbe una specifica lunghezza d’onda, cioè uno specifico colore. Non mi credete? Bene ecco come verificare da voi questa cosa!

Se voi prendete un CD-ROM (omg quanto mi sento vecchio… spero che qualcuno di voi lo abbia ancora in casa) e gli togliete la pellicola dietro, quella dove è stampata la foto della vostra pop-star preferita, rimarrete in mano con un oggetto che è chiamato “Reticolo di Diffrazione”. La luce che vi sbatte contro, infatti, a causa dei microscopici solchi che il CD-ROM ha sulla sua superficie, viene riflessa o trasmessa, ed ogni colore viene fatto passare con un angolo specifico. Ecco qui l’arcobaleno! Ogni colore verrà trasmesso o riflesso entro un certo intervallo di angoli, e potrete vedere quali colori ci sono e quali mancano.

Ora provate a guardare una luce LED o una lampadina a incandescenza attraverso il CD-ROM: se fate attenzione i colori che vedrete saranno diversi, o colori simili avranno intensità differenti. Questo perché la luce quando è generata da una sorgente particolare non emette sempre gli stessi colori, ne li emette tutti. Ora, se poteste mettere, tra la vostra sorgente di luce ed il CD oramai sacrificato alla scienza, un qualche oggetto abbastanza sottile che trasmetta quella luce, vedrete che l’arcobaleno si modifica ed andranno a scomparire alcuni colori, alcuni altri si attenueranno di più, altri meno. Lo strumento che avete tra le mani si chiama Spettroscopio, ed è in grado di individuare con molta precisione la presenza di alcuni elementi o molecole semplici nel vostro campione (bè non proprio il vostro, ma quelli che usiamo in laboratorio sì dai!). L’identificazione degli elementi avviene poi combinando le informazione che arrivano dai colori emessi dalla vostra sorgente e quelli assorbiti dal vostro campione.

SFRUTTARE L’OMBRA DI UN’ECLISSI STELLARE PER SCOVARE UN PIANETA

Vi chiedo di perdonarmi ora. Accantonate per un’istante le belle immagini degli arcobaleni che si creano nelle vostre mani, e provate a pensare al buio generato da un’eclissi.

Quel buio, se è la luna a crearlo e voi non state dove si vede un’eclisse totale, non sarà proprio buio… sarà più un’ombra, un’attenuazione del sole ecco.

Bene, questo, cioè le eclissi, sono lo strumento che viene usato per trovare pianeti che girano intorno ad altre stelle. I pianeti che cerchiamo noi sono troppo piccoli per poter essere visti con uno qualsiasi dei nostri telescopi, ma la loro ombra no.

L’idea è semplice, e come tutte le idee semplici, geniale! Si guarda una stella, notte dopo notte, una stella lontana, e si registra quanto è brillante.

Quando un pianeta ci passa davanti, la sua brillantezza diminuirà, senza tuttavia scomparire, perché da così lontano non vedremo mai un’eclisse totale. È quello che accade alla stella nana rossa K2-18 quando le passa davanti l’esopianeta K2-18b ogni 33 giorni.

La realizzazione tecnica di questa cosa è impressionante: telecamere e sensori di luce sensibili al singolo fotone che vengono mandate nello spazio le cui fotografie vengono analizzate con le più sofisticate tecniche statistiche.

Wow… ok, non mi farò trascinare in una discussione matematica, torno al punto.

Ora abbiamo un pianeta K2-18b che viene scoperto perché fa ombra, e abbiamo un CD rotto: come li combiniamo?

Bè, immaginate di montare il CD-ROM (una versione iper-sofisticata da qualche vagonata di dollari) nel telescopio. Prima che il pianeta passi davanti alla stella, possiamo vedere lo spettro emesso dalla stella, come quello mostrato nel disegno 1. Lo spettro, non è un fantasma, ma un grafico che ci fa vedere “quanto” (asse delle y) di “qualcosa” (asse delle x) c’è (disegno 2).

Quando un pianeta passa davanti alla suddetta stella, abbassa la sua luminosità, ma non solo.

ACQUA, NUVOLE, PIOGGIA, (VITA?) SU K2-18B

Alcuni raggi passeranno attorno a K2-18b, altri verranno bloccati dal pianeta stesso ma una parte, piccola, piccolissima, ma fondamentale, passa attraverso la sua atmosfera. Ecco! Ora vediamo che alcuni colori che prima erano belli brillanti, adesso ci sono, ma un po’ meno… questo significa che nell’atmosfera del pianeta c’è quell’elemento che assorbe proprio quel colore!

Ed ecco come è stato scoperto che su K2-18b (che assomiglia come nome ad un certo droide che voi non state cercando) è presente acqua nell’atmosfera… e da qui, nuvole, piogge, e forse, chissà, qualche amico verde ad aspettarci!

Per scoprire se ci sono segni di vita o meno bisognerà ri-osservare il pianeta con strumenti più precisi che siano in grado di vedere l’assorbimento di quegli elementi che sono specifici dell’attività biologica: CO2 e CH4. Eeeh già, se ve lo state chiedendo è proprio così… la traccia di vita su un altro pianeta verrà scoperta, se esiste, grazie ai peti!

BIBLIOGRAFIA

 

 

A cura di Luca Malinverno. Revisionato da Edoardo Vanetti.

 

 

Licenza Creative Commons
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About the Author : Luca Malinverno

Fisico Sperimentale e topo da laboratorio. Ama la montagna e la sua arma segreta è l'immancabile agenda.

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