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PERCHÉ TEMERE DI CONTRARRE UNA MALATTIA VENEREA

INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI: UN PERICOLO SUBDOLO

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, negli ultimi anni, in Italia, come in tutto il mondo occidentale, vi è stata una vera e propria esplosione delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST).

LA PREVENZIONE DIMENTICATA

Da quando, a metà anni ‘90, la diffusione di nuove terapie basate su farmaci antiretrovirali ha fatto sì che la mortalità tra i malati di AIDS subisse un sostanziale crollo nei paesi occidentali, Italia compresa, si è registrata una costante diminuzione dell’attenzione riguardo le patologie a trasmissione sessuale.

L’incessante opera di informazione e prevenzione, messa in atto a seguito della pandemia di AIDS che sconvolse il mondo durante gli anni ‘80, è stata purtroppo un’eccezione nella storia delle infezioni a trasmissione sessuale.

Negli ultimi 20 anni, generazioni di ragazzi, sono nati e si sono approcciati alla sessualità in una società che ha completamente delegato il compito di educare al sesso consapevole e sicuro a canali informativi quali genitori o addirittura la rete.

L’Italia è l’unico tra i grandi paesi dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale non è parte dei programmi ministeriali. Ciò ha come conseguenza la mancanza di uno standard educativo comune a tutti, ed i ragazzi si ritrovano così a ricevere informazioni spesso contraddittorie, se non del tutto errate, dalle altre fonti disponibili.

Le cause di questo deficit educativo in Italia sono complesse e molteplici, permeano tutta la nostra società e ci coinvolgono trasversalmente tutti, dai leader politici e religiosi fino ai genitori, basti ricordare le recenti polemiche sul “caso gender”.

Secondo la WHO (World Health Organization) una corretta educazione sessuale ha un impatto notevole sull’incidenza delle infezioni sessualmente trasmissibili, oltre che sulle gravidanze indesiderate.

Risulta infatti ben documentata la correlazione esistente tra l’introduzione in modo organico nelle scuole dei programmi di educazione sessuale e la riduzione nella frequenza delle attività sessuali non protette, oltre che di un aumento nella consapevolezza che gli adolescenti hanno riguardo al rischio di gravidanze indesiderate e di contrarre malattie trasmesse per via sessuale.

Non va dimenticato, inoltre, che un’adeguata educazione sessuale è uno strumento essenziale per far sì che vengano smontati gli stereotipi di genere e le discriminazioni riguardanti l’orientamento sessuale.

Naturalmente l’educazione sessuale nelle scuole non è sufficiente, sono ugualmente importanti le campagne di informazione e sensibilizzazione al sesso sicuro rivolte ad ogni fascia d’età, l’aumento del numero di consultori nel territorio ed una più adeguata preparazione del personale sanitario.

Sempre secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, nei paesi dove l’insieme di queste pratiche è stato messo in atto, si sono riscontrati dati sorprendentemente positivi riguardo l’incremento di pratiche sessuali sicure: in Germania dal 1980 al 2011 si è evidenziato un incremento del 21% nell’uso del preservativo da parte dei giovani maschi, incremento molto simile a quello riscontrato nei Paesi Bassi in un lasso di tempo inferiore (+20% dal 1995 al 2011).

Viceversa dove queste pratiche non sono state messe in atto, come nel caso dell’Italia, i dati non sono altrettanto positivi e le conseguenze, affatto inattese, sono lì a presentarci il conto dei nostri errori. Secondo un’indagine, presentata dal PAIDOSS (Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza) e svolta su 1400 ragazzi sotto i 25 anni, il 57% dei ragazzi italiani ritiene trascurabile l’incidenza delle infezioni a trasmissione sessuale, il 73% ha difficoltà a nominarne cinque, inoltre il 33% non è assolutamente in grado di stimare il pericolo di contrarre l’HIV.

In particolare non colpisce solo la mancata conoscenza delle malattie veneree, ma anche la scarsa sensibilità che l’intera popolazione ha riguardo al pericolo di contrarle. Quasi come se sopravvivesse la vecchia idea, dura a morire, che questo rischio sia effettivo solo in alcune categorie specifiche (come ad esempio i tossicodipendenti) percepite come più “suscettibili”. In realtà il rischio è assolutamente trasversale e coinvolge, sebbene in misura diversa, tutti: da uno studio pluriennale dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) svolto in svariati centri sull’intero territorio italiano risulta infatti che più della metà (55,3%) dei soggetti ha riferito di aver avuto al massimo un partner sessuale nei 6 mesi precedenti la diagnosi, il 39,0% ne ha avuti da 2 a 5, ed il 5,7% ha avuto invece più di 6 partner sessuali.

L’utilizzo di droghe per via iniettiva lungo l’intero arco della vita è stato riferito solo dal 5,1% dei soggetti affetti da infezioni sessualmente trasmissibili.

La sottovalutazione del pericolo di contrarre una IST porta ad assumere dei profili comportamentali errati. In particolare per quanto riguarda le misure preventive, i dati dell’ISS segnalano che nei sei mesi precedenti la diagnosi, il 25,7% degli uomini ed il 34,6% delle donne non aveva utilizzato alcun metodo contraccettivo, solo l’8,0% degli uomini ed il 4,3% delle donne aveva utilizzato il preservativo in ogni rapporto sessuale, invece il 66,2% degli uomini e il 45,7% delle donne ha riferito di utilizzarlo in modo saltuario.

Il nome stesso di IST (infezioni sessualmente trasmissibili), che sta soppiantando l’uso di MTS (malattie sessualmente trasmissibili) o dell’ancora più vecchio “malattie veneree”, ha lo scopo di enfatizzare l’asintomaticità o la modesta espressione clinica che caratterizza molte di queste patologie, che è uno dei fattori maggiormente sottovalutati dalle persone.

GLI ALLARMANTI DATI SULLE IST

Il non conoscere i rischi di contrarre una IST e, di conseguenza, non saperli prevenire, ha reso il terreno fertile per un vero e proprio boom di casi riguardanti questo genere di patologie; i dati dell’Istituto Superiore di Sanità registrano un aumento generalizzato del numero dei casi comune a tutte le infezioni sessualmente trasmissibili indipendentemente dalla natura dell’agente eziologico. In particolare risultano sconvolgenti in Italia i dati sulla sifilide che registra dal 2000 ad oggi un +400% di casi, mentre la gonorrea ha visto in appena 5 anni raddoppiare il numero di diagnosi in tutta Europa. In generale l’Italia è passata dai 3500 casi del 2006 ai 6500 del 2013. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità si registrano, ogni anno nel mondo, 498,9 milioni di nuovi casi delle quattro patologie a trasmissione sessuale maggiormente diffuse ovvero tricomoniasi, clamidia, sifilide e gonorrea. Ogni giorno nel mondo un milione e mezzo di persone si ammala di una patologia venerea!

Questi dati presentati durante il 56° congresso nazionale dell’Adoi (Associazione dermatologi ospedalieri) hanno fatto sì che gli esperti si sentissero in dovere di lanciare l’allarme:

secondo il Dr. Massimo Giuliani, dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma, “la lotta contro le malattie sessualmente trasmesse va fatta aumentando la consapevolezza del rischio infettivo, ed allargando tra i giovani l’uso routinario del preservativo. Ma anche migliorando l’accesso alle strutture cliniche delle persone che sospettano un’infezione e andando loro incontro mediante tecniche rapide di diagnosi facilmente eseguibili anche fuori dagli ospedali. Oggi si può infatti diagnosticare una Sifilide mediante una goccia di sangue da un dito o fare nello stesso modo un test HIV a casa. Oppure in ospedale si può ricevere un risultato per un infezione da clamidia o gonorrea in due ore su una piccola quantità di urine”.

Per quel che riguarda la tematica dei test diagnostici, i dati segnalano un altro preoccupante trend che si è andato consolidando negli ultimi anni, ovvero che la fascia di popolazione oltre i 50 anni riceve una diagnosi tardiva di HIV nel 63% dei casi, contro una percentuale del 47% nei più giovani. Gli over 50 tendono quindi, ancor più dei giovani, a sottostimare il rischio HIV recandosi tardivamente nei centri clinici ed iniziando quindi a curarsi quando l’infezione ha già raggiunto una fase avanzata.

Per Antonio Cristaudo, presidente del congresso Adoi, qualsiasi rapporto vaginale, anale, orale, non protetto tra partner non monogami è potenzialmente pericoloso” – inoltre, aggiunge lo specialista “in Europa, dalla metà degli anni ’90 alcune MST hanno trovato terreno fertile per espandersi dopo un decennio di declino, soprattutto nelle grandi metropoli e in alcuni gruppi a rischio, come i maschi omosessuali. Questa crescita è stata amplificata poi dalla facilità degli incontri sessuali occasionali dovuta oggi all’utilizzo di Internet e delle App”.

In effetti la diffusione ed il successo dei social network e delle app ha portato negli ultimi anni ad un cambiamento notevole nelle interazioni sociali. Questi strumenti sembrano aver facilitato molto la diffusione del sesso occasionale che, se non è accompagnato da una adeguata consapevolezza e prevenzione riguardo il rischio di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili, può portare anche a conseguenze tragiche come visto in recenti casi di cronaca.

 LE IST NELLA CRONACA: L’UNTORE DELL’HIV

Uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni, riguarda quello che i media hanno ribattezzato “l’untore dell’HIV”. Il caso che ha avuto un grande risalto mediatico, riguarda un uomo romano sieropositivo che avrebbe, a partire dal 2006, consapevolmente provato a contagiare oltre 50 persone, riuscendoci in almeno 32 casi. I contagi sono avvenuti sia in modo diretto, attraverso il rapporto sessuale non protetto, sia in modo indiretto come nel caso del bambino di 4 anni, che a 8 mesi ha avuto oltre alla diagnosi di positività all’HIV, anche un’encefalopatia conseguente allo stato di sieropositività trasmessogli dalla madre durante la gravidanza, periodo in cui la donna aveva una relazione sessuale con “l’untore”. La riflessione che è emersa dal dibattito processuale – in cui il colpevole dei contagi consapevoli è stato condannato per lesioni aggravate a 24 anni di reclusione – è la facilità con cui in relativamente poco tempo, tramite i social network e le chat, è possibile entrare in contatto ed avere rapporti sessuali non protetti con decine di persone di ogni fascia di età.

COME VA AFFRONTATO IL PERICOLO IST?

Sono oltre trenta gli agenti eziologici di natura batterica, virale o parassitaria che possono essere trasmessi via contatto sessuale. Anche le meno gravi di queste patologie possono avere conseguenze molto serie se contratte durante una gravidanza oppure da soggetti già debilitati. Inoltre i dati evidenziano che chi ha già contratto una IST ha un rischio maggiore di contrarre patologie di altra natura, come il linfogranuloma da chlamydia, una patologia una volta definita rara e che oggi è diventata ormai comune. Un altro esempio è quello dell’HPV (Human Papilloma Virus, per approfondire leggi anche È sicuro il vaccino contro il papilloma virus?) che secondo l’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro è responsabile del 70% dei tumori alla cervice uterina. Si comprende quindi come le infezioni sessualmente trasmissibili abbiano costi umani e sociali molto elevati. Come affrontare allora questo subdolo pericolo? Semplicemente ascoltando i suggerimenti che ci danno gli scienziati: l’introduzione dell’educazione sessuale nei programmi ministeriali, la lotta allo stigma sociale di cui i malati sono troppo spesso ancora vittime, una forte campagna di sensibilizzazione della popolazione al rischio di contrarre IST e l’applicazione di misure che facilitino ancora di più la diagnosi precoce e la prevenzione attraverso, ad esempio, l’uso del preservativo o del vaccino contro l’HPV, sono una serie di misure che hanno già dimostrato la loro notevole efficacia. Non metterle in pratica ha già avuto e continuerà ad avere, per tutti noi, un prezzo troppo elevato da pagare.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Gerardo Petrozzino. Revisionato da Edoardo Vanetti.

 

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