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CAR-T

IMMUNOTERAPIA: “L’ARRIVO DI CAR-T”

di Sergio A. Piana (keyword: CAR-T)

PRIMA DI INIZIARE A PARLARNE

Concedimi una piccola digressione molto importante al fine di una piacevole lettura. Magari inconsciamente, leggerete questo articolo in maniera molto spassionata e disinvolta, ma vi siete mai chiesti se l’indomani vi venisse diagnosticato un cancro? Con quale umore leggereste l’articolo in questo momento?

Senz’altro con uno stato d’animo e con occhi diversi da chi sa di poter sognare e progettare il proprio futuro. Per questo vi invito, prima di iniziare a leggere di cercare di immedesimarvi nelle persone che soffrono e allora ecco che a quel punto riuscirete a trovare quel valore aggiunto a quello che starete leggendo e a quanto ogni singola scoperta, anche la più piccola, possa dare speranza a chi soffre e vede la morte ogni giorno, a tal punto da un giorno potersi sentir dire

“lei ha il cancro, ma non si preoccupi c’è una cura che le risolverà totalmente il suo problema”.

Questo è quello che sta facendo la ricerca ogni giorno a piccoli passi e CAR-T è proprio uno di quelli.

COS’È L’IMMUNOTERAPIA?

L’immunoterapia è una tecnica terapeutica che negli ultimi anni ha dato un grande contributo in campo oncologico. Viene considerata una valida alterativa a radioterapia, chemioterapia e chirurgia, che sono tecniche ormai largamente conosciute e considerate di vecchio stampo, ma non per questo meno efficaci. Anzi, subiscono continui cambiamenti fino a renderle più personalizzate, più efficaci e con minori effetti collaterali.

UN PO’ DI DETTAGLI

Il sistema immunitario, è il sistema difensivo del nostro organismo. È rappresentato dall’unione di organi, cellule e molecole che hanno lo scopo di difenderci. Bisogna immaginarlo come le mura di una grande città che hanno lo scopo di creare una difesa, una barriera, per le parti più deboli che vi stanno all’interno e in questo caso all’interno dell’organismo, così da mantenere l’equilibrio per uno stato di benessere.

La nostra difesa è rivolta contro batteri, virus, funghi e anche contro le cellule tumorali (le nostre stesse cellule che hanno perso gli equilibri fondamentali della cellula sana).

Il problema delle cellule cancerose è proprio il fatto che la loro natura è essere una cellula self (cellula riconosciuta come appartenente all’organismo) e, quindi, che tendono a sfuggire ai normali meccanismi difensivi del sistema immunitario. E lo fanno anche creandosi a sua volta dei meccanismi molecolari in modo da camuffarsi come cellule normali. In tal modo, si può capire il perché si ricorre a tecniche terapeutiche esterne come la chemioterapia o la radioterapia ed adesso anche l’immunoterapia proprio per cercare di aiutare il sistema immunitario a riconoscere le cellule cancerose favorendone la distruzione, visto che da sole non ne sarebbero capaci.

Si evita, così, che esse possano espandersi e disseminarsi (metastasi) in altre sedi.

Un altro scopo importante dell’immunoterapia è cercare di sviluppare una memoria a lunga durata contro il tumore.

In questo modo il tumore viene attaccato continuamente sino a cercare di eliminarlo del tutto, lasciando però una memoria anche dopo la sua scomparsa. Questa è una caratteristica fondamentale perché ha migliorato notevolmente la sopravvivenza dei pazienti a 5 anni dalla diagnosi di tumore, migliorandone così anche la prognosi. Sono trattamenti terapeutici che sono, ormai, largamente usati in tantissime neoplasie (prostata, melanoma in fase avanzato, polmone, rene, colon-retto e molti altri) dando così sempre più speranza di sopravvivenza a chi soffre. È bene restare sempre con i piedi saldi per terra, perché nonostante queste terapie diano risultati positivi bisogna anche considerare che purtroppo ci sono dei pazienti a cui il trattamento tende a non generare alcuna risposta. Per questo i ricercatori lavorano con molta perseveranza in modo da capirne i meccanismi molecolari di mancata risposta, così da poter scegliere il trattamento più adeguato per ogni singolo caso: la terapia personalizzata.

MA ALLORA CAR-T COS’È?

Quello che potrebbe sembrare il nome di un nuovo modello d’auto di chissà quale industria di autoveicoli, invece è il nome che è stato assegnato ad un nuovo trattamento immunoterapico in campo oncologico. Il termine CAR nasce dall’inglese “chimeric antigenic receptor” e indica il nome di una proteina, che rappresenta in questo caso un recettore. La proteina in questione non esiste in natura e viene sintetizzata in laboratorio mediante tecniche di ingegneria genetica allo scopo di riconoscere uno specifico ligando (molecola che legherà il recettore) che si troverà sulla superficie delle cellule tumorali. Invece con il termine “T” si prendono in causa i linfociti T.

I linfociti T del sistema immunitario vengono isolati dal singolo paziente e modificati in laboratorio al fine di esporre sulla superficie di suddette cellule il recettore CAR, così diventando linfociti CAR-T e, infine, reiniettati nel sangue del paziente. Si tratta di un vero e proprio trattamento personalizzato che non è di tipo chimico. Queste cellule sfruttano semplicemente le proprie capacità di sistema immunitario per riconoscere le cellule tumorali allo scopo di eliminarle una volta riconosciuto il ligando. Purtroppo, però, anche CAR-T non è esente dall’avere effetti collaterali e anche gravi. Infatti, i linfociti CAR-T sono considerati iperattivi e come conseguenza rilasciano una serie di sostanze (le citochine) che provocano infiammazione sino a generare la “sindrome da rilascio di citochine”.

Questa può insorgere molto rapidamente e può essere debilitante per il paziente causando febbre alta, calo di pressione, disturbi cardiaci associati a danni neurologici, a tal punto da richiedere un ricovero in terapia intensiva.

I CAR-T NON SONO PER TUTTE LE NEOPLASIE

Purtroppo ci sono ancora molti limiti in merito a questo trattamento oltre agli effetti collaterali.

I protocolli di CAR-T che al momento sono stati approvati, nel giugno del 2018, dall’EMA (Agenzia europea per i medicinali) sono solo due in Italia, già approvati nel 2017 negli USA dalla Food and Drug Administration: la terapia della leucemia linfoblastica acuta infantile e dei linfomi non-Hodgking resistenti a qualsiasi trattamento presente in commercio.

ALTRI LIMITI

Un altro dei limiti presente in campo oncologico – e non è una novità – è: l’elevato costo dei farmaci. È un problema comune fra tutti i trattamenti biologici e anche CAR-T non ne è esente. Infatti si è visto subito negli Stati Uniti che il costo della terapia è arrivato sino a raggiungere 1 milione di dollari per ogni singolo paziente.

Anche in Europa è sorto lo stesso problema nonostante i continui sforzi che l’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) deve fare per la negoziazione dei farmaci. Infatti, l’obiettivo dell’AIFA sarebbe proprio quello di ottimizzare il corretto uso del farmaco per evitare gli sprechi di denaro, ossia cercare di assegnare l’utilizzo del farmaco, in questo caso CAR-T, esclusivamente nei centri specializzati e per pazienti rigorosamente adeguati al trattamento.

In questo bisogna senz’altro fare un plauso all’AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che fa sempre grandi sforzi per cercare di sostenere economicamente i nuovi trattamenti terapeutici. E anche per CAR-T sta cercando di supportare nuove sperimentazioni cliniche da proporre nel commercio del farmaco.

BIBLIOGRAFIA

 

 

A cura di Sergio A. Piana. Revisionato da Edoardo Vanetti.

 

 

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