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Ti spiego perché i vaccini non uccidono tuo figlio.

VACCINI E AUTISMO: NON PROPRIO COME CACIO E PEPE.

In quest’articolo scoprirai finalmente perché i vaccini non causano l’autismo e che origini abbia questa pericolosissima convinzione.

I vaccini sono una delle conquiste scientifiche più importanti dell’umanità. Hanno debellato il vaiolo nei primi anni dell’800 e proteggono tutt’ora da importanti malattie, altrimenti mortali, come il morbillo e la pertosse.

Vaccinarsi è un diritto e un dovere verso il prossimo: le persone più vulnerabili, infatti, come i neonati, dipendono esclusivamente dall’immunità di chi gli sta attorno. Ad esempio, se tuo figlio non fosse vaccinato, affinché non contragga il morbillo bisogna che almeno il 94% della comunità sia vaccinata.

Come agiscono i vaccini.

I vaccini agiscono in maniera naturale, utilizzando i meccanismi di difesa che la natura ci ha reso disponibili. La scienza si è gradualmente evoluta e ora conosce le regole e le leggi di base utilizzate dalla natura per prevenire o guarire dalle malattie infettive. Laddove agenti infettivi (virus e batteri) spesso causano gravi malattie o a volte la morte prima che il sistema immunitario possa mobilitare le sue difese, i vaccini sono preparati per stimolare allo stesso modo il sistema naturale di difesa del nostro organismo senza che si verifichino i danni causati dall’infezione. Non sovraccaricano quindi il sistema immunitario, anzi lo mobilitano e lo rafforzano aiutandolo nella sua lotta continua e quotidiana verso gli agenti patogeni.

Vediamo ora perché i vaccini vengano associati all’autismo.

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Nonostante il grande ruolo che i vaccini rivestono nel nostro mondo, la percentuale di persone che sceglie di non vaccinarsi è in aumento. È un fenomeno conseguente al terrorismo psicologico (vedi autismo) e, paradossalmente, al successo che i vaccini hanno e continuano ad avere.

Le persone non si sentono certo minacciate da malattie come il morbillo grazie all’enorme efficacia del vaccino, bensì hanno paura dei fantasmi che i media sono in grado di creare, come l’assurda correlazione tra vaccino e autismo.

Da dove nasce tale diceria?

Perché i vaccini non causano l’autismo.

Le paure e le controversie che ancora oggi circondano i vaccini nascono da un articolo del 1998 apparso sul Lancet, una rivista medica inglese molto autorevole. Questo articolo, scritto dal dottor Andrew Wakefield, ipotizzava un legame tra il vaccino MMR (dall’inglese measles, mumps and rubella, o MPR in italiano, morbillo, parotite e rosolia) trivalente e l’autismo.

In una conferenza stampa, Wakefield si alzò in piedi e disse che i genitori non dovevano somministrare il vaccino trivalente ai figli finché non fossero stati accertati i fatti. Secondo il medico inglese era la combinazione dei tre vaccini a provocare effetti indesiderati, mentre la somministrazione di ciascuna dose singolarmente non avrebbe dovuto comportare particolari problemi.

Wakefield analizzò 12 bambini e, se mastichi di statistica, è inutile che io ti dica che 12 individui non possono essere un campione rappresentativo.  I piccoli pazienti presentavano una storia di sviluppo normale seguita dalla perdita di competenze acquisite e sintomi gastrointestinali. Tali bimbi erano stati indirizzati ad una clinica di gastroenterologia di Londra interessata alla connessione tra virus del morbillo e patologie intestinali. Per otto di questi bambini, l’insorgenza di problemi comportamentali fu associata, attraverso resoconti retrospettivi da parte dei genitori o medici, alla vaccinazione MMR.

L’idea che da uno studio su 12 persone si possano trarre conclusioni che riguardano l’intera popolazione è piuttosto forzata. A questo si aggiunge che l’articolo era privo di fondamenta scientifiche, eppure, la stampa britannica gli diede grande rilievo.

La notizia faceva scalpore.

La comunità scientifica si mise in moto per fare chiarezza riguardo i risultati di Wakefield e gli studi successivi su centinaia di migliaia di bambini – un campione statistico decisamente più affidabile – non trovarono prove che il vaccino trivalente sia causa di autismo.

Inoltre, le indagini sull’articolo originale di Wakefield hanno rivelato che aveva distorto i dati e violato l’etica professionale, ad esempio, era stato finanziato da avvocati che erano stati impegnati dai genitori in cause legali contro le aziende che producevano quel particolare tipo di vaccino.

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Ti svelo subito com’è finita l’epica odissea del dottor Wakefield: è stato radiato dall’albo inglese dei medici ed il suo articolo sul Lancet è stato ritirato e ritrattato. 

Di solito questa è la parte della storia che i media tralasciano, ora che anche tu nei sei a conoscenza, non la ritieni ugualmente importante alla prima parte? Dimmi cosa ne pensi nei commenti.

Nonostante le numerose conclusioni concrete, allegati basati su esperimenti scientifici reali e su un buon campione statistico, la correlazione vaccino-autismo è sopravvissuta.

I disinformatori hanno fatto leva anche su un altro fronte, dovuto alla naturale conseguenza della mal fiducia che ormai si era venuta a creare verso la scienza: nuovo protagonista additato dai Media come responsabile dell’autismo in seguito a vaccinazione fu il thimerosal, un conservante utilizzato nei vaccini per il suo potere anestetico. Il thimerosal faceva paura perché contenente etilmercurio, ma l’etilmercurio è diverso dal velenoso mercurio metallico che si accumula nel corpo. È infatti totalmente innocuo e viene usato tutt’ora nei sieri anti-veleno, soluzioni disinfettanti per uso oftalmologico e nasale e negli inchiostri per tatuaggi.

Ma perché proprio l’autismo?

L’autismo è un disturbo neuro-psichiatrico che interessa la funzione cerebrale.

Per anni si è cercata la definizione e la sintomatologia più precisa da attribuire ad una sola patologia, ma si è arrivati alla conclusione che non è possibile fornire una descrizione clinica coerente e unitaria, bensì è meglio parlare di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA o, in inglese, ASD, Autistic Spectrum Disorders), comprendendo tutta una serie di patologie o sindromi aventi come denominatore comune caratteristiche comportamentali come indifferenza verso le altre persone, freddezza emotiva, mancanza di ricerca spontanea nel condividere gioie, emozioni, affetti, interessi o obiettivi, sebbene con diversi gradi o livelli di intensità.

Stime recenti indicano che circa 1 su 68 bambini siano affetti da autismo, per meglio dire, Disturbi dello Spettro Autistico.

Più eziologie genetiche o ambientali (deboli o rare) e spesso non specifiche della ASD hanno reso difficile l’identificazione dei meccanismi biologici comuni sottostanti le caratteristiche comportamentali che definiscono la patologia. Nonostante questa eterogeneità genetica e fenotipica, la ricerca, negli ultimi dieci anni, con l’elettroencefalografia (EEG) e la magnetoencefalografia (MEG) (E / MEG) ha identificato differenze consistenti nell’elettrofisiologia dell’ASD, indicando le interruzioni dei circuiti neurali più comuni della patologia (Wilson et al,. 2007 ; Roberts et al,.2008 ; Gandal et al,. 2010 ; Rojas et al,. 2011 ; Edgar et al,. 2013 ).

Per fartela più semplice, anche se non sarebbe proprio corretto da un punto di vista scientifico, è come se determinati tipi di neuroni cessassero di comunicare con altri tipi di neuroni, provocando la sintomatologia tipica di un individuo autistico.

Sono numerosi gli ambiti su cui vengono svolte le ricerche per determinare l’eziologia delle ASD. Si possono citare alcuni esempi come infezioni materne, febbre e trattamento antibiotico, così come le infezioni post-natali e possono essere associate ad un aumento della probabilità di diagnosticare ASD nel bambino (Hsiao, 2013 ). Altri studi conferiscono un ruolo importante all’ossitocina, peptide neuromodulatorio conosciuto per essere importante nel legame e nel riconoscimento sociale (Lieberwirth e Wang, 2014 ) che è ridotto nei pazienti con ASD (Modahl et al., 1998 ). Tale risultato potrebbe aprire una zona di interesse in materia di terapie (Weisman et al,. 2012 ;. Gordon et al, 2013 ;. Tyzio et al, 2014).

L’autismo è spesso diagnosticato all’età in cui molti vaccini vengono somministrati e una correlazione del genere ha potuto in qualche modo dare risposta alle sofferenze di quei genitori che non vogliono sentire di esser stati presi in giro, che non possono sopportare di cadere ancora nel buio dell’incomprensione e preferiscono continuare a credere che la malattia del loro bimbo abbia un senso concreto e sia frutto di un errore umano, alimentando il loro sentirsi vittime di una comunità che non parla la stessa lingua.

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Purtroppo la Scienza non può permettersi di parlare la nostra lingua, altrimenti non sarebbe tale, non può  di vivere di SI e NO, ma si nutre dell’istante e lo elabora in frasi come “in base alle conoscenze attuali”, “sulla base dei dati scientifici di cui disponiamo”, frasi che sono facilmente attaccabili da giornalisti che cercano lo scoop o che, in buona fede, non capiscono ciò che succede realmente.

L’articolo pubblicato e poi ritirato dal Lancet ha generato una psicosi pericolosa e ormai difficile da estirpare, solo l’aiuto della buona informazione può aiutare la scienza a riprendersi il prestigio che (purtroppo) molte mele marce infangano.

I vaccini allora sono sicuri?

Nessun vaccino è perfettamente sicuro, possono portare a gravi effetti collaterali in alcuni casi. 

Se una grave malattia si osserva dopo la vaccinazione, però, spesso non è chiaro se tale sequenza sia correlata o casuale e può essere difficile determinare la vera natura del rapporto, se realmente esiste, tra la vaccinazione e la malattia.

Tuttavia, i vaccini si possono considerare estremamente sicuri e, nel corso degli anni, medici, ricercatori e operatori di sanità pubblica hanno perseguito l’obiettivo di rendere questi prodotti sempre più sicuri ed efficaci. Complicanze gravi dopo vaccinazione sono estremamente rare e, come ogni farmaco, anche i vaccini possono presentare qualche rischio. Prima di raccomandare un vaccino, quindi, i medici e gli operatori di sanità pubblica fanno una valutazione del bilancio tra rischi e benefici, bilancio che ovviamente può cambiare nel tempo, in rapporto al controllo o all’eliminazione di una malattia infettiva o alla disponibilità di nuovi prodotti.

Un esempio è fornito dal vaiolo: dopo la eliminazione di questa malattia il vaccino non è più stato raccomandato.

Sia chiaro, per la comunità scientifica tale storia non è terminata. Decine di laboratori di ricerca, anche italiani, impiegano i propri fondi per effettuare ricerche il più dettagliate possibile nell’ambito della correlazione tra vaccino trivalente MMR e autismo, finora giungendo sempre e tutti allo stesso risultato, ovvero che i dati ricavati non fanno emergere correlazioni tra i due.

Spesso gli autori delle pubblicazioni si preoccupano di scrivere che la motivazione della loro ricerca è quella di rafforzare il messaggio che i vaccini sono sicuri e altamente efficaci (soprattutto quello incriminato per il morbillo) e che vogliono contribuire ad adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione pubblica, ma quest’ultimo passo è fondamentale che lo facciano i media per poter debellare una volta per tutte, oltre al morbillo, anche la disinformazione.

Bibliografia

 

A cura di Giulia Ciceri. Revisionato da Gherardo Infunti.

 

 

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About the Author : Giulia Ciceri

Dottoressa in biologia irrimediabilmente curiosa. In continuo aggiornamento, dinamica e studiosa.


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