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Biotecnologie

Come spiegare a tua nonna che studi biotecnologie!

LA RICETTA DELLA NONNA PER LO STUDENTE DI BIOTECNOLOGIE: UN FACILE PASSAGGIO DALL’UNIVERSITÀ AL MONDO DEL LAVORO.

Ciao, sono uno studente di biotecnologie e lo ammetto, ho usato questo titolo per spingerti a cliccare su questo post.

Mi dispiace, non ti fornirò gli strumenti per spiegare a tua nonna il corso di laurea che hai scelto, ma ti spiegherò qualcosa di molto più utile: come superare brillantemente un colloquio di lavoro.

“Si vis pacem, para bellum.” (Detto latino)

Se vuoi la pace, preparati alla guerra. Come avrai capito, sto per parlarti di un argomento un po’ off-topic (non tratterò prettamente di una scoperta scientifica). Tuttavia, una delle mission della nostra organizzazione consiste nell’aiutare i giovani ad effettuare le scelte giuste per il proprio futuro, nello specifico, per il mondo del lavoro.

“Ok Mirko, ma questo che diavolo c’entra con mia nonna, le biotecnologie e i colloqui di lavoro?”

Aspetta ci sto arrivando. È un ragionamento un po’ macchinoso, lo ammetto, ma tra poco ti sarà tutto molto più chiaro.

“Non hai veramente capito qualcosa, finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.” (Albert Einstein, 1932)

Questo simpatico aforisma, non sarà una profonda verità, ma ci aiuta a comprendere come saper giustificare le proprie scelte e le proprie decisioni, in modo semplice e chiaro, possa essere estremamente utile. In particolare, in sede di un ipotetico colloquio di lavoro o, quantomeno, per evitare tediose discussioni familiari.

nonna cazzuta - biotecnologie

Perfetto, ci siamo no? Nel dubbio, mi spiego meglio.

Se saprai spiegare alla tua cazzutissima nonna che stai studiando una cosa così complicata come le biotecnologie, di certo, sarai in grado di fornire una risposta completa alla domanda più amata da tutti i recruiter aziendali: “perché vuole lavorare per noi?”

Non è poi così difficile, basta prepararsi adeguatamente facendo qualche piccola ricerca sull’azienda in questione. Individua il loro core business e rifletti sul valore aggiunto che potresti portare per realizzarlo. Questa sarà la risposta alla domanda tanto odiata.

Lo so, anch’io vorrei rispondere: “ho inviato 890 curriculum e siete stati gli unici che mi abbiano minimamente preso in considerazione”, ma te lo sconsiglio vivamente.

In questa piccola guida analizzeremo insieme gli strumenti per rispondere a qualsiasi tipo di domanda (poco gradita) che possa provenire da un recruiter aziendale, nel modo più elegante e gentile possibile.

Sia chiaro: i consigli base riportati in questa guida sono applicabili ad una vasta gamma di fenomeni sociologici, compresi gli  esami universitari della facoltà di biotecnologie. 

Tua nonna è il miglior recruiter aziendale di sempre: la ricetta della nonna per lo studente di biotecnologie.

Nel paragrafo precedente ho paragonato la tua dolce nonnina ad un cacciatore di teste aziendale della peggior specie. Qui di seguito troverai le 4 ragioni che lo dimostrano.

  • Possiede biblici strumenti di persuasione. Ancora mi terrorizzano frasi di questo tipo: “spiegami, Mirko, altrimenti Gesù si arrabbia” o anche: “dimmelo, Mirko, altrimenti 100 anni in Purgatorio”.
  • Può irretire i tuoi sensi con il cibo. Non conosco tua nonna, ma la mia non mi permette di alzarmi dal tavolo prima di 6 o 7 portate. Dopo di che le spiegherei l’intera via catabolica delle pirimidine, pur di poter dormire in pace.
  • Ti minaccia come se non ci fosse un domani. Comincia dalle più semplici, che ci ricordano solo l’infanzia, come: “guarda che lo dico a tuo padre” fino ad arrivare alla più temuta: “guarda che non ti faccio la mancia”.
  • Ti capisce al volo. Nonne e mamme possiedono tutte questo temutissimo superpotere. Capiscono al volo se c’è qualcosa che ti turba, se sei agitato, pensieroso o semplicemente a disagio.

In pratica, se sono più di vent’anni che tieni testa a tua nonna, è impossibile che tu non riesca cavartela con un qualsiasi recruiter di medio livello.

Le #6 migliori strategie di sopravvivenza familiare da utilizzare in un colloquio di lavoro.

Se possiedi una famiglia numerosa, non ho nulla da insegnarti, perciò smetti pure di leggere questa simpatica guida.

Fai tesoro degli insegnamenti che puoi trarre dalla tua famiglia. Sono fondamentali per una completa crescita personale e molto spesso possono aiutarti in maniera decisiva, persino in ambito lavorativo. Basta solo rendersene conto e saperli sfruttare al momento giusto.

In fondo un colloquio di lavoro è come un esame universitario: se non hai un metodo per affrontarlo, difficilmente lo superi.” (EfficaceMente, 2014)

Per prima cosa rifletti bene su queste parole. Per superare un colloquio di lavoro ci vuole metodo e per trovare un metodo che funzioni ci vuole tempo, pratica ed un pizzico d’intuizione. Quindi è normale non superare i primi 3 o 4 colloqui di lavoro che ti capiterà di fare.

Un metodo efficace si acquisisce con tempo e fatica. Esattamente come sei stato in grado di trovare il tuo metodo di studio: studiando, studiando e ristudiando durante i primi mesi della facoltà di biotecnologie. In poco tempo, saprai definire il tuo metodo per superare un colloquio di lavoro.

Sei pronto? Cominciamo.

#1 Identificati nel tuo interlocutore.

Identificarsi con un recruiter può essere fondamentale per superare un colloquio di lavoro. Se ti stai chiedendo come sia possibile, senza un pizzico di magia, non ti preoccupare, tra pochissimo ti spiegherò nel dettaglio come fare.

Dal blog di Andrea Giuliodori, ingegnere, che fornisce strumenti di crescita personale, possiamo trarre qualche suggerimento per sfruttare questa prima strategia. Lui stesso, in passato, dice di essersi trovato molto spesso nella situazione di dover assumere un candidato piuttosto che un altro.

Secondo Andrea, un recruiter necessita di avere una risposta affermativa a queste 4 domande per assumerti.

  1. Puoi farmi guadagnare o risparmiare dei soldi?
  2. Sai fare il lavoro? 
  3. Vuoi fare il lavoro? 
  4. Farai il lavoro? 

 

Ora che conosciamo i desideri più reconditi di un addetto alla ricerca del personale, non è poi così complicato capire cosa gli stia passando per la testa durante un colloquio.

A questo punto, ti spiegherò come il rapporto con la tua famiglia possa tornarti utile. Finalmente un po’ di scienza: non potevo resistere.

I ricercatori dell’università di York hanno rilevato che l’utilizzo di un linguaggio specifico (mind-related), da parte dei ‪‎genitori, nei confronti dei loro bambini, può essere fondamentale per permettere ai neonati un maggiore sviluppo sociale.

Questo significa che, nel migliore dei casi, la tua famiglia ti ha permesso di sviluppare le capacità empatiche necessarie per comprendere un’altra persona. Dovevi solamente leggere quest’articolo per accorgerti del tuo potenziale e i suggerimenti di Andrea per sfruttarlo al meglio con un recruiter.

Sia chiaro, non è tutto oro colato, ma è tutta acqua che può far girare il tuo mulino.

#2 Linguaggio del corpo.

Sto per rivelarti dei dati sconvolgenti: circa l’80% dei direttori del personale nota il linguaggio del corpo in un candidato, mentre la formazione didattica e le esperienze di lavoro contano solo per il 20% nella decisione finale. Purtroppo le cose stanno così, quindi, sfrutta tutta la freddezza che hai acquisito, dando una marea di esami, durante gli anni della facoltà di biotecnologie.

La comunicazione non verbale è fondamentale in un colloquio di lavoro.

Così come tua nonna è in grado di “percepire” quando non sei a tuo agio, anche un direttore delle risorse umane è un esperto nel captare segnali di comunicazione non verbale.

Esatto, hai capito bene! Siamo nel fantastico mondo delle “boiate” da mentalista. Che poi, boiate non sono, te lo assicuro.

Visto che soffermarsi sull’intero mondo della comunicazione non verbale sarebbe alquanto tedioso, ho deciso di parlarti solamente del sistema paralinguistico e del sistema cinesico (molto utili per un colloquio di lavoro).

comunicazione non verbale - biotecnologie

La paralinguistica studia le intonazioni e le inflessioni della voce. Mi spiego meglio, la tonalità, la durata, l’intensità e il ritmo dell’eloquio. Tutte queste caratteristiche possono dire moltissimo su di te che stai parlando. Se sei imbarazzato, ad esempio, noterai un abbassamento dell’intonazione della tua voce e nel contempo un ritmo parecchio incalzante. Tutte cose da evitare in un colloquio di lavoro. Se invece vuoi apparire sicuro di te ti basterà rallentare il ritmo del parlato, lasciando piccole pause tra una frase e l’altra, e aumentare leggermente l’intonazione della voce per scandire al meglio le tue parole.

Sfrutta questi suggerimenti durante il tuo elevator pitch. Se per caso non lo sapessi, l’elevator pitch è la risposta alla domanda: “mi parli di lei”. Consiste in un breve discorso in cui hai la possibilità di parlare delle tue competenze. Mi raccomando: sii onesto, sintetico e non esagerare. Questo è quello che conta.

Il sistema cinesico comprende tutte le gestualità volontarie e involontarie del corpo umano. Ad esempio, evitare lo sguardo dell’intervistatore e rivolgere il proprio verso il basso, indica sicuramente un sentimento di disagio. Giocherellare insistentemente con una penna o con la cerniera del proprio giubbino sono certamente comportamenti da evitare. Possono indicare 2 cose: imbarazzo o noia. Non proprio l’atteggiamento che dovresti tenere durante un colloquio di lavoro.

Ancora una volta i consigli giusti ci vengono dalla nostra amata nonnina: siediti composto, guarda negli occhi la persona con cui stai interagendo (non insistentemente, qualche volta puoi spostare lo sguardo) ed evita di giocherellare.

Esatto, nemmeno girarsi i pollici è permesso.

#3 Look.

Ti ricordi quando tua nonna ti diceva di metterti la camicia dentro i pantaloni o guardava con disprezzo i tuoi jeans strappati all’ultimo grido? Ecco, è il momento di darle ascolto!

Riconosco che le biotecnologie non aiutano da questo punto di vista. In ambito biotecnologico, sono estremamente rari i professoroni impettiti, sempre in giacca e cravatta, hai notato anche tu? Non disperare, basta poco.

Ricorda: è sempre meglio essere un po’ più eleganti che casual, quando stai essere interrogato da un recruiter.

Siamo esattamente a metà del nostro percorso. Tra pochissimo ti svelerò la quarta strategia. Prima di farlo, però, voglio chiederti  un grande favore. Scrivere questa guida ha richiesto parecchi giorni di lavoro.

Se la ritieni utile, o quantomeno simpatica, ti prego di condividerla affinché molte persone possano giovarne. In ogni caso, lasciaci un + 1: è facile e veloce basta cliccare il pulsante qui sotto.

#4 Prepara un ottimo curriculum e portane una copia con te.

Siamo giunti all’unico punto di questa guida che non è anche una strategia di sopravvivenza familiare. D’altronde, abbiamo scelto biotecnologie proprio per questo: la famiglia non può insegnarci tutto.

Il formato europeo è definitivamente andato. L’avrai già letto milioni di volte, ma te lo dico anch’io, non si sa mai. In un mondo come il nostro, dove la tecnologia e la scienza progrediscono a vista d’occhio, è normale premiare la creatività.

Un ottimo curriculum dev’essere originale, ma al contempo pensato per essere il più chiaro e semplice possibile. Prova a pensare alle lezioni del tuo percorso formativo in biotecnologie: i meccanismi molecolari di un organismo vivente scelgono sempre la via più corta e meno dispendiosa per realizzare un determinato scopo. Tu devi fare lo stesso.

Ok, paragone un po’ azzardato lo ammetto. Ma cosa potevi aspettarti da un nerd che studia biotecnologie come me?

Posso provare a darti un idea, non ti garantisco che funzioni, perché ancora non l’ho sperimentata in prima persona. Un curriculum strutturato come un’info-grafica potrebbe essere una strategia vincente, sintetica ed estremamente intuitiva per presentarti.

Inserisci, in ogni caso, i tuoi profili sul web, soprattutto i più diffusi in ambito lavorativo come ad esempio linkedin. Se ancora non ti sei iscritto, fallo subito, è un ottimo metodo per trovare opportunità lavorative. Una chicca, che ti consiglio di utilizzare, è quella di creare un QR Code corrispondete al tuo profilo LinkedIn, o al tuo sito web, e di inserirlo nella sezione apposita del tuo curriculum. Questo potrebbe essere uno stratagemma molto gradito, soprattutto da un azienda che si occupa di tecnologia e informazione.

Se non sai cos’è un QR Code, amico mio, è molto grave (sono in giro da parecchio). Te lo spiego ugualmente in poche righe. È un metodo che consente di codificare, in un immagine, determinati tipi di informazioni come ad esempio l’indirizzo di un sito web. Scarica dal market del tuo smartphone una qualsiasi app che sia in grado di leggere i QR Code, analizzando l’immagine qui sotto, verrai reindirizzato immediatamente su LinkedIn.

LinkedIn - biotecnologie
#5 Dimostra di essere flessibile.

La flessibilità non è una caratteristica inflazionata. Ti faccio subito un esempio.

Mettiamo che l’azienda X, specializzata nelle biotecnologie microbiche, voglia organizzare dei colloqui di lavoro nel weekend. I motivi che giustificano una tale decisione possono essere diversi: consentire a chi già lavora di partecipare alle selezioni, impedimenti tecnici durante la settimana, testare la flessibilità dei candidati.

Va bene, è un caso limite. Tuttavia, è certo che i pochi candidati presenti avranno dimostrato qualcosa di fondamentale al direttore della ricerca del personale. Questo qualcosa è: “ehi io ci sono, è sabato, ma sono talmente interessato a questo posto di lavoro da privarmi di parte del mio weekend.”

Direi che in una situazione del genere saresti partito col piede giusto.

La famiglia, non solo tua nonna, può esserti di grande aiuto. Quante volte hai dovuto rinunciare ad uscire con gli amici, o a fare qualsiasi altra cosa che ti piace, per una questione familiare da risolvere? Con questione intendo: accompagnare la nonna a messa la domenica mattina, accompagnare tuo fratello agli allenamenti e andare a riprenderlo, insomma, cose del genere.

La famiglia ti ha insegnato un valore fondamentale, ad oggi, molto richiesto dai recruiter aziendali: la flessibilità.

Non fare lo stupido, usala!

#6 Atteggiamento positivo.

L’ultima strategia.

Un po’ mi dispiace, mi sono divertito moltissimo a scrivere quest’articolo, prendendo spunto da situazioni realmente avvenute durante il corso della mia vita e dalla fatidica scelta di studiare biotecnologie.

Ma basta essere sentimentali! Eccoti l’ultimo consiglio.

Quando ti presenti ad un colloquio di lavoro, tieni sempre un atteggiamento positivo. Il povero addetto alla ricerca del personale, probabilmente, avrà parlato con un sacco di gente, per questo, un atteggiamento positivo, e magari sorridente, può essere di grande aiuto per determinare le sorti della tua chiacchierata.

Del resto mia nonna lo diceva sempre.

“Sorridi, che la vita ti sorride.” (Detto popolare)

Bibliografia

 

A cura di Mirko Zago. Revisionato da Andrea Mascheroni.


About the Author : Mirko Zago

Founder di Kibble, chimico ed ecologo. Adventurer per passione, innamorato della natura e content creator. Lascia che ti racconti una storia!

2 Comments
  1. Pippo Santonastaso 12/10/2015 at 16:09 - Reply

    Albert Einstein non ha mai pronunciato la frase “Non hai veramente capito qualcosa, finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.” È una bufala.
    Ma forse Albert Einstain, che non conosciamo, si, è possibile 🙂

    • Mirko Zago 12/10/2015 at 16:51 - Reply

      Ciao, in realtà la bufala è che la citazione non sia proprio di Einstein! Grazie per avermi fatto notare l’errore di distrazione 😉

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