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Xylella fastidiosa: 5 rimedi utili per salvare i tuoi olivi.

TUTTO QUELLO CHE NON SAI SUL BATTERIO XYLELLA FASTIDIOSA.

Scoppiato ad inizio 2015 in Salento, il caso Xylella Fastidiosa è stato presentato come la bestia nera del nuovo anno, paragonabile ad altre bombe mediatiche come il Morbo della mucca pazza o Ebola.

Cos’è in realtà questo batterio, qual è la malattia che ha provocato e quali sono i #5 rimedi utili per sconfiggere Xylella? 

Co.Di.R.O.

E’ stato definito Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo la patologia che ha colpito un limitato numero di oliveti nella zona del Salento a partire dal 2013. Il problema è stato inizialmente sottovalutato, finché, all’inizio di quest’anno, non è diventato un vero e proprio caso mediatico, per colpa, come molto spesso accade, di speculazioni giornalistiche ed autorità incompetenti.

La patologia è il risultato di varie concause che comprendono, oltre alla perdita delle buone pratiche agricole e l’abbandono dei campi, anche la comparsa del batterio Xylella Fastidiosa.

Tale microrganismo, scientificamente catalogato come gram-negativo, asporigeno e caratterizzato da un’alta patogenicità, è noto soprattutto per essere l’agente eziologico del morbo di Pierce, malattia diffusa nei vigneti californiani. La sua azione dannosa si inserisce, però, in un contesto ben più ampio di quello che si può trovare oltreoceano. Gli oliveti salentini, causa la crisi economica, erano già in condizioni di salute non proprio ottimali: perché trattati non adeguatamente dai contadini. In aggiunta, su di essi sono state trovate delle specie fungine parassite che hanno contribuito ad abbassare le loro difese.

In realtà, l’epidemia era molto più confinata di quanto non si sia fatto credere, e, ad oggi, il problema è stato notevolmente ridimensionato, nonostante una vera e propria cura non sia stata ancora trovata, né dai ricercatori europei, né dai cugini americani.

Al fine di arginare la diffusione di Xylella è stato necessario tornare ad attuare pratiche ormai in disuso. Riprendere tutte quelle pratiche che comprendono trinciatura, erpicatura e potatura, ampiamente diffuse nello secolo scorso, grazie alle quali si ostacola il vettore di Xylella: un piccolo insetto chiamato la Sputacchina.

Tuttavia, qualche mese fa, la situazione sembrava molto più grave ed un grande numero di esperti, provenienti da settori differenti, si sono mobilitati per trovare una soluzione al problema (L’informatore agrario, 2015).

Come sconfiggere il batterio.

A questo punto, per amor di scienza, possiamo passare in rassegna le alternative più interessanti sulla quale la ricerca si stava orientando e su cui si orienterebbe se mai il problema Co.Di.R.O. dovesse nuovamente divampare.

#1 N-Acetil-cisteina o altri mucolitici.

La patogenicità di Xylella è dovuta alla produzione e secrezione di esopolisaccaridi, particolari molecole che costituiscono un biofilm.

In pratica, una sorta di struttura gelatinosa che costituisce un ambiente ideale per la crescita di molti batteri. Questa ostruisce i vasi della pianta e va a bloccare il flusso di linfa grezza (acqua e sali minerali) della quale la pianta necessita per ricavare, tramite fotosintesi, gli zuccheri che utilizza come nutrimento.

Una soluzione potrebbe essere l’aggiunta di un mucolitico (l’n-acetilcisteina) che potrebbe sciogliere il biofilm e stappare i canali. Per poter utilizzare un mucolitico, però, è prima necessario capire come introdurlo nella pianta, in difesa della quale vi è la banda del caspary: una struttura che costituisce una barriera semipermeabile che seleziona le sostanze in entrata (Focus, 2015).

 #2 Batteriofagi.

Virus che attaccano unicamente le cellule batteriche, provocandone la lisi (distruzione della cellula batterica). In questo caso bisognerebbe trovare il ceppo virulento nei confronti di Xylella e iniettarlo in ogni pianta malata.

È quindi un metodo scomodo perché difficilmente applicabile su un alto numero di alberi.

#3 Nanoparticelle.

Dei fisici hanno trovato che l’irradiazione con nanoparticelle influisce negativamente sulla crescita del microrganismo.

Analogamente al metodo precedente, si presta bene solo al trattamento di un numero limitato di piante.

#4 Acque di vegetazione.

Sono delle acque ricavate quando, tramite centrifugazione, la componente oleosa delle olive viene isolata. Sono ricche in acidi fenolici e pare che gli agricoltori che normalmente le utilizzavano per irrorare i campi come fertilizzante, non abbiano contratto l’infezione (AgroNotizie, 2015).

#5 Nanovettori.

Sono delle microscopiche sonde che, inoculate nelle piante infette, sono in grado di rilasciare alcune sostanze, come sali di rame e zinco, prodotti tradizionalmente utilizzati nell’agricoltura biologiche. In particolare, il solfato di rame possiede proprietà anticrittogame, ovvero è un fungicida e battericida.

L’importanza di essere ben informati.

Come dicevo, quindi, quello del Co.Di.R.O. rappresenta un problema un po’ gonfiato, che comunque non deve essere sottovalutato perché, se così non fosse stato, non si sarebbero create le condizioni adatte alla crescita di Xylella che non avrebbe rappresentato un rischio concreto per quello che è un patrimonio naturale, nonché economico, da proteggere e allevare gelosamente quali sono gli olivi pugliesi (Focus, 2015).

Per ulteriori informazioni, è possibile visionare un filmato creato da me in cui ti parlo approfonditamente dell’argomento. Clicca sul link.

Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo

Vuoi sapere tutta la storia di Xylella? Da uno sguardo alle nostre infografiche Xylella fastidiosa pugliese  e Xylella molto fastidiosa

BIBLIOGRAFIA
  • (L’informatore agrario, 2015) L’informatore agrario, [consultato il 25 agosto 2015]
  • (Botanica Generale e Diversità Vegetale, 2011) Pasqua G. – Abbate G. – Forni C., Botanica Generale e Diversità Vegetale, Padova, Piccin, 2011
  • (Fisiologia Vegetale, 2008) Hopkins W. – Hiiner N., Fisiologia Vegetale, London, 2008
  • (Ambient&Ambienti, 2015) Ambienteambienti, [consultato il 5 agosto 2015]
  • (Focus, 2015) Focus [consultato il 2 settembre 2015]
  • (AgroNotizie, 2015) AgroNotizie [consultato il 2 settembre 2015]

 

A cura di Giacomo Tarantino, revisionato da Valentina Sforza.


About the Author : Giacomo Tarantino

Studente di biologia. Grande sportivo e aspirante giramondo.

9 Comments
  1. Alberto 02/04/2017 at 10:28 - Reply

    Quindi sali di rame sono buoni? Do ve vanno buttati

  2. Luciano 16/05/2017 at 17:21 - Reply

    Sono passato poco tempo fà per il Salento e la vista delle centinaia di piante ammalate mi ha spaventato molto. Non è vero che si è fermata ma ha una propagazione impressionante. Che peccato che tristezza. Cmq a mio avviso e tutt’altro che sconfitta.. Datemi qualche notizia bella

  3. Sabrina 10/07/2017 at 22:17 - Reply

    Ciao a tutti. Qualcuno di voi mi sa dire qualcosa sul solfato di rame, per esempio se è efficace e come si usa? Oppure, sapete indicarmi altre soluzioni?
    Mi duole il cuore vedere migliaia di alberi secchi. Che trisyezza!!!
    Grazie, Sabrina

  4. Francesco 15/07/2017 at 11:30 - Reply

    la malattia è in continuo progresso non è assolutamente vero che le acque di vegetazione fermano la propagazione dei batteri , negli uliveti in cui è stato irrorato la malattia ha investito gli alberi pressochè ugualmente che nelle zone vicine . Il solfato di rame è un fungicida si usa con aggiunta di calce ( poltiglia bordolese ) ma non è efficace come dicono , gli alberi irrorati si sono ammalati allo stesso modo che quelli non irrorati . Al curatore della rubrica che dice che il problema è stato gonfiato lo pregherei di venire in Salento per rendersi conto di persona . comunque fino a questo momento le soluzioni sono fare legna per il fuoco e comprare l’olio al supermercato , tutte le soluzioni che vi propongono servono ad arricchire qualcuno , fidatevi solo della ricerca quando ci sarà qualcosa di certo saranno le autorità sanitarie a darne comunicazione , il resto sono solo ipotesi fatte da stregoni ciao a tutti .

  5. Stefano 21/04/2018 at 13:40 - Reply

    Sono di Cuneo ed ho due piccoli ulivi di circa 7 anni ,d’inverno li avvolgo in tessuto non tessuto e fino ad ora tutto bene,solo questa primavera ,togliendo le protezioni,erano belli e verdi, ora ad un mese di distanza uno ha iniziato a seccare le foglie ramo per ramo. Ho sempre fatto trattamenti con poltiglia bordolese, ma penso che mi stia morendo. Può essere la troppa umidità del terreno argillosi,con tanta pioggia caduta?

  6. Giovanni 10/12/2018 at 11:34 - Reply

    Buongiorno,in un sogno premonitore ho visto che cn acqua mare potrebbe sconfiggere Graziella a Dio la xsella

  7. giovanni 19/12/2018 at 18:32 - Reply

    la Xylella era un agente patogeno che anni fa agiva solo in Costarica. Siccome sono convinto che dietro ad ogni male vi sia un responsabile:l’interesse pecuniario, ho il sospetto che l ‘infezione sia stata diffusa nel salento da investitori,,credo americani, che hanno investito in oliveti dell’Africa settentrionale e lo hanno fatto per eliminare il più terribile concorrente:l’olio salentino.

  8. Antonio 22/05/2019 at 10:03 - Reply

    Premessa la mia ignoranza, volevo chiedere, contro la xylella è possibile impiegare degli anticrittogamici sistemici, es. quelli che fa Bayer?

  9. Graziano De Guidi 29/05/2019 at 12:57 - Reply

    Ho 56 ANNI avevo un’impresa di falegnameria e utilizzavo un sistema per far morire tutti i batteri e altro nel legno credo che si possa applicare questo metodo anche per distruggere la XYLELLA e aggiungo che la pianta ne troverebbe secondo me un grande vantaggio.
    Come portiamo avanti noi del Coemm oggi si può anche senza pesticidi .
    Inoltre nel mio lavoro è da oltre 40 anni che utilizzo il vuoto d’aria nei vari lavori e ho acquisito una certa esperienza.
    Il metodo consiste nel potare tutti i rami più piccoli , avvolgere con un telo di gomma tutta la pianta con all’interno un tubo che ha tutta una serie di fori , mettere una pompa vuoto (vanno bene anche quelle per i spurghi dei pozzi neri) aspirare l’aria.
    Verrebbe risucchiata la linfa attraverso i canali della pianta e inoltre i microorganismi che ci sono all’interno e sono convinto che morirebbero tutti , e la pianta ricomincia a rivivere.

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