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Sperimentazione animale: e tu, da che parte stai?

SPERIMENTAZIONE ANIMALE: UNA GUERRA TRA ANIMALISTI E SCIENZIATI.

Uno dei temi che attualmente fa discutere di più è quello sulla sperimentazione animale. È in corso una battaglia mediatica tra due fronti opposti: da una parte gli animalisti, che condannano le modalità di sperimentazione nei laboratori, e dall’altra gli scienziati, che basandosi su dati certi tentano di difendere il proprio lavoro. 

Una nuova legge.

A fine luglio, in Italia, è stata emanata una norma di recepimento della direttiva europea 2010/63/UE, frutto di sette anni di trattative tra animalisti e scienziati. Il Parlamento italiano ha aggiunto diversi vincoli, come il divieto di ricorrere a primati non umani per la realizzazione degli esperimenti. In particolare, l’articolo 10 comma 5 recita così:

E’ vietato l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per le finalità di cui al presente decreto”. (Gazzetta ufficiale della repubblica Italiana, 2015)

Tuttavia nell’articolo 11 comma 2 si specifica come il Ministero possa autorizzare, in via eccezionale, l’impiego di cani e gatti quando sia strettamente necessario.

L’aumento delle restrizioni ha scatenato una polemica tra gli scienziati del settore che si vedranno costretti ad interrompere gli esperimenti e a dire addio ad anni e anni di studi. Roberto Caminiti, professore di fisiologia all’Università Sapienza di Roma e presidente del comitato per l’uso degli animali e della Federazione delle società europee di neuroscienze, espone la sua opinione al riguardo.

Anche se il numero di scimmie impiegate nella ricerca è molto esiguo, appena lo 0,04%, alcune ricerche possono essere condotte solo ricorrendo a cebi o macachi”. (Roberto Caminiti, 2015)

Quindi, sopratutto per le neuroscienze, non sembrano esserci alternative applicabili che sostituiscano la sperimentazione su primati non umani.

Pro-test-June2006
Animalisti: stop vivisection.

Stop vivisection è un’iniziativa partita dai cittadini europei che ha coinvolto più di 1200000 persone con una raccolta firme. Lo scopo è stato quello di inviare una richiesta alla commissione europea per l’abrogazione della direttiva 2010/63/UE che disciplina le norme sulla sperimentazione animale, a fini scientifici e per la ricerca. Chiedono, inoltre, che tale direttiva venga sostituita con un’altra nella quale si vieti la sperimentazione animale.

Cosa li spinge a chiedere tutto questo?

  • Anche gli animali sono esseri viventi e, in quanto tali, dovrebbero essere in possesso degli stessi diritti inviolabili degli esseri umani. L’uomo non può sottomettere le altre specie per trarne vantaggio. Costringere altri esseri viventi, dotati di sensibilità, a sopportare gli effetti collaterali dei farmaci, oltre a non essere eticamente corretto, è ingiusto e crudele.
  • Gli animali testati sono biologicamente differenti dall’essere umano, quindi eventuali incompatibilità potrebbero essere dannose, se non letali, per l’uomo.
  • Vi sono specifici interessi economici che impediscono l’espansione di altre tecniche di sperimentazione in campo farmacologico. Il fine lucrativo supera quello morale. Altri metodi eticamente accettabili esistono, ma non vengono utilizzate perché troppo costosi.

Nei paesi industrializzati sono molte le associazioni che scendono in piazza contro lo sfruttamento degli animali. Questo è un fenomeno che va avanti ormai da anni, mentre più recente è la protesta da parte dei ricercatori.

La risposta degli scienziati.

“Non c’è futuro senza ricerca” esclama l’organizzazione Pro-test, in risposta alla nuova legge emanata dal Parlamento Italiano. Ma non è la sola. Anche molte associazioni, come Telethon e Biochronicles, si stanno muovendo per cercare di portare avanti le proprie idee (supportate da fatti e dati certi), promuovendo la sperimentazione animale.

Anche gli scienziati sono scesi in piazza a favore della ricerca. Essi sostengono che vi sia una distorsione informativa su quello che realmente accade nei laboratori.

Primo perchè certamente vi sono delle differenze tra Homo Sapiens (essere umano) e le altre specie animali. Ma di questo gli scienziati tengono conto in ogni esperimento. Infatti, si stima che il topo (Mus musculus) abbia un patrimonio genetico per il 90% identico a quello dell’uomo ed è molto probabile che un roditore si trovi all’origine dell’albero evolutivo che ha condotto all’Homo Sapiens. In generale, però, la statistica dice che i test di efficacia condotti sugli animali abbiano un’affidabilità del 70%, con un rimanente 30% di tossicità non prevista. La sperimentazione, effettuata in primis sugli animali, è volta a garantire la minor percentuale di effetti indesiderati durante la sperimentazione clinica.

Cos’è la sperimentazione clinica?

Dopo che il farmaco è stato testato e approvato su una cavia da laboratorio viene somministrato a pazienti volontari. Consiste, in sostanza, nel confrontare due o più gruppi di soggetti, utilizzando il farmaco in questione o un placebo, allo scopo di determinarne l’efficacia.

Al giorno d’oggi non si parla più di vivisezione, spiegano gli scienziati. I test compiuti sugli animali sono tutelati da norme specifiche e volti esclusivamente a migliorare le nostre conoscenze riguardo le patologie. Ogni procedura invasiva, inoltre, viene effettuata sotto anestesia e l’asportazione di componenti anatomiche (autopsie) viene effettuata solo dopo la morte dell’animale. I ricercatori, infine, ci tengono a sottolineare il fatto che il progresso scientifico, in ambito veterinario, é utile anche per gli animali stessi.

Purtroppo non esistono alternative valide alla sperimentazione animale in tutti i settori. Anche se, negli ultimi 5 anni, si stanno avviando nel settore pubblico molte startup, che si occupano dello sviluppo di tecniche di sperimentazione alternativa. Le regioni interessate sono Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Piemonte.

Quali sono le alternative?

Metodi diversi esistono e sono già utilizzati in molti settori della ricerca. Non a caso, secondo l’ultimo rapporto della Commissione Europea, dal 2008 al 2011, questi protocolli hanno consentito di evitare l’utilizzo di circa mezzo milione di animali solo nel nostro continente.

Il termine di cui si sente tanto parlare è in vitro cioè in provetta. Questa tecnica permette di far crescere le cellule, sia di organismi pluricellulari che unicellulari, in ambienti artificiali e controllati. Purtroppo, in molti casi, non è però possibile estendere le conclusioni ottenuti da una cultura cellulare con quelle che potrebbero essere caratteristiche di un organismo complesso.

Negli ultimi anni il settore delle biotecnologie è in continua crescita. La ricerca a livello molecolare, cioè del ruolo che assumono alcune macromolecole come proteine e acidi nucleici, sta permettendo enormi passi avanti sullo studio di molte patologie.

A tal proposito, recentemente, è stato progettato e realizzato, dai ricercatori dell’università Northwestern, un nuovo ribosoma artificiale: funziona esattamente come quello naturale ed è in grado di sostenere il mantenimento di una cellula.

Abbiamo appena raggiunto la metà del nostro viaggio. Riprendi fiato e nel frattempo permettimi di consigliarti qualche altro articolo del nostro catalogo: Nobel per la medicina: i biologi sconfiggono le malattie della povertàTi spiego perché i vaccini non uccidono tuo figlio, e Dna fingerprinting: come la scienza scova i criminali.

Anche i ricercatori del Massachusetts General Ospital di Boston, guidati dal Prof. Rudolph Tanzi, hanno progettato e realizzato un nuovo modo per coltivare le cellule artificialmente. Ad esempio, in una piastra petri (una sorta di recipiente piatto di plastica che solitamente ha una forma cilindrica) viene stesa una matrice di gel dove sono fatti crescere alcuni neuroni con i geni mutati che causano un certo tipo di patologia. Queste cellule, crescendo, formano un modello tridimensionale nel quale è possibile riconoscere i tratti che caratterizzano l’Alzheimer. Questa tecnica, quindi, spiegata brevemente e in modo abbastanza semplicistico, potrebbe risultare migliore sia della sperimentazione animale sia delle usuali tecniche in vitro.

sperimentazione animale

Con il progredire della tecnologia, soprattutto in campo informatico, è nata anche la sperimentazione in silico

Questa consiste nell’utilizzo di software in grado di prevedere statisticamente la tossicità di una sostanza in un determinato organismo. Ma purtroppo non è ancora da considerarsi una valida alternativa.

“A oggi, sono stati fatti passi significativi in quella direzione. Gli animali utilizzati ogni anno nel nostro stabulario sono passati dagli oltre 120.000 di qualche decennio fa, a meno di 15.000”. (Silvio Garattini, 2014)

Queste parole, pronunciate dal direttore dell’istituto Mario Negri (istituto di ricerche farmacologiche) presso QSAR 2014 sono di fondamentale importanza e fanno ben sperare per il futuro. Il direttore continua dicendo che, tuttavia, al momento non esistono metodi alternativi in grado di dare le risposte di efficacia e sicurezza che la sperimentazione animale è in grado di regalarci nello studio delle patologie umane.

Curiosità: organismi modello.

Secondo un vecchio adagio della biologia molecolare, i quesiti basilari possono essere risolti utilizzando l’organismo più semplice a cui questi problemi possano essere posti. Nel corso degli anni, gli scienziati ne hanno selezionato un numero limitato ed essi vengono chiamati organismi modello. Questi organismi sono accomunati dal fatto di essere facilmente manipolabili dal punto di vista genetico: una caratteristica fondamentale, in caso di sperimentazione animale. Nei laboratori, quindi, non troviamo solo roditori e primati non umani. Di seguito, alcuni esempi.

Prima di procedere, la stesura di questo articolo ha richiesto parecchie ore di lavoro, ricambia i nostri sforzi con un +1: per te sarà un’operazione semplicissima, ma per il nostro staff sarà un gesto di grande valore.

sperimentazione animale

Il lievito (Saccharomyces Cerevisiae) è un eucariote unicellulare (eucariote = composto da cellule strutturate in compartimenti, chiamati organelli). Da una singola cellula precursore, può riprodursi autonomamente in determinate condizioni. Nonostante questo sia un organismo semplice, possiede le stesse caratteristiche principali delle cellule appartenenti a specie pluricellulari.

C. Elegans è un verme nematode ermafrodita (i maschi sono rari) che vive nel sottosuolo. Viene fatto crescere in piastre petri e nutrito con batteri.

Drosophila, o moscerino della frutta, viene studiato da molti anni, soprattutto in campo genetico e in quello della biologia dello sviluppo. E di piccole dimensioni e si riproduce in fretta.

Zebrafish (Danio Rerio) è un pesce d’acqua dolce originario del sud-est asiatico. Ha delle caratteristiche adattative e proliferative che negli ultimi anni ne hanno permesso l’utilizzo in campo scientifico. Questo organismo è entrato a far parte della storia della biologia anche grazie alla facilità di manipolazione dei geni e alla trasparenza dell’embrione.

A questi si aggiungono batteri, piante, virus e altri microrganismi.

Conclusione.

Senza dubbio quella della sperimentazione animale, è una situazione controversa. Sui social media, quotidiani e riviste, si possono leggere mille opinioni diverse e sembra davvero difficile prendere posizione. Una cosa è certa: senza la sperimentazione animale, non avremmo trovato la cura di molte malattie che una volta erano mortali. Animalisti siate fiduciosi: la conoscenza a livello tecnologico sta progredendo molto in fretta ed è molto probabile che in pochi anni si riesca ad avviare l’impiego definitivo di metodi alternativi.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Francesca Zoppas. Revisionato da Anna Napolitano.

 

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  2. […] ricombinante (modificato in laboratorio) è stato in grado di proteggere l’organismo della cavia, da una dose letale di cocaina, per poco più di 94 ore (3 […]

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