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Effetti delle specie aliene nel Mar Mediterraneo

Specie aliene: effetti sul mare nostrum

PERCHÈ SONO DANNOSE LE SPECIE ALIENE?

Da quando l’essere umano esiste ha sempre attuato opere di modifica all’ambiente circostante. Nei secoli sono stati modificati i corsi dei fiumi per facilitare agricoltura e allevamento, sono state costruite dighe per sfruttare l’energia delle acque e sono stati aperti passaggi tra bacini idrici. Ma oltre al trasporto di beni tra le popolazioni, si sono avuti anche passaggi di specie aliene che hanno colonizzato luoghi dove non si erano mai diffuse prima.

SPECIE ALIENE NEL MAR MEDITERRANEO

L’esempio più eclatante in questo senso lo si ha da quando nel 1869 è stato aperto il Canale di Suez. Da quel periodo infatti il Mar Mediterraneo sta subendo una vera è propria invasione di specie aliene tipiche del Mar Rosso. Tale peculiare fenomeno è noto anche come migrazione lessepsiana, dal nome di Ferdinand de Lesseps promotore ed esecutore del progetto del Canale di Suez. Questo corridoio artificiale è oggi considerato a livello mondiale uno dei più potenti mezzi per l’invasione di specie alloctone (aliene) conosciuti. Il nuovo progetto di ulteriore ampliamento del canale, grazie agli studi e all’insistenza degli scienziati, per la prima volta integrerà delle analisi per valutare gli impatti ecologici a lungo termine sul Mar Mediterraneo. Considerando il grande flusso di specie in entrata, è stato possibile identificare un’area specifica chiamata provincia lessepsiana, che si estende dall’entrata del Canale di Suez fino al Mar Egeo e alle coste della Sicilia.

Di circa 700 specie aliene nel Mediterraneo, circa la metà sono arrivate tramite il canale di Suez, negli ultimi 130 anni. 

Tra queste spiccano per esempio una specie di cavalluccio marino che si trova dalle coste di Israele fino alla Turchia, Hippocampus fuscus, e una nuova specie di pesce balestra Stephanolepsis diaspros, noto dal 1927 in Palestina, che si contrappone alla specie locale Balistes capriscus. Tutti questi organismi, che rimandano palesemente ad ambienti più caldi e tropicali, rendono innegabile il cambiamento in atto. C’è da dire che il fenomeno avviene anche all’inverso, qualcuna delle specie mediterranee è andata alla conquista degli inesplorati ambienti del Mar Rosso. Ad esempio la stella marina Sphaerodiscus placenta è stata trovata a 180 km a sud dell’entrata del canale. Col passare del tempo comunque si è passati da una situazione in cui la distribuzione delle specie era relazionata alle caratteristiche dell’ambiente naturale ad una in cui l’effetto maggiore di tale distribuzione è dato dall’azione umana. È da notare però che l’introduzione di specie aliene da parte dell’uomo è stata nei secoli sia accidentale che volontaria, soprattutto se le specie aliene possedevano un alto valore commerciale. Per questo motivo, oggi uno dei criteri base per identificare lo stato di salute di un ecosistema è se le specie aliene introdotte con l’azione umana si trovano a un livello che non altera negativamente l’ambiente (Zenetos, 2012). Pertanto, si valuta l’abbondanza delle specie alloctone, in particolare delle specie invasive, ovvero quelle che sono abbastanza forti e resistenti per colonizzare il nuovo ambiente e per occuparlo totalmente. Di esse viene valutato anche l’impatto ambientale.

Specie aliene

Per la diversa temperatura, l’ambiente del Mar Mediterraneo dovrebbe essere molto diverso da quello del Mar Rosso. Questa differente condizione termica dovrebbe far risultare il Mare nostrum inadatto a ospitare i nuovi arrivati. In realtà siamo oggettivamente in un’epoca di importanti cambiamenti climatici. La classica frase non ci sono più le mezze stagioni dipinge ineccepibilmente la transizione climatica a cui stiamo assistendo.

Il Mar Mediterraneo sta subendo quello che in ecologia è chiamato processo di tropicalizzazione: vale a dire che, nonostante esso sia in una zona temperata, si sta trasformando in un ambiente più caldo, adatto ad ospitare anche specie tropicali.

COSA SUCCEDE QUANDO LE SPECIE ALIENE ENTRANO IN CONTATTO CON QUELLE LOCALI?

Può succedere che le specie entrino in competizione: la presenza delle specie aliene può portare la specie locale a cambiare la propria zona areale. In questo modo si vanno a modificare i complessi rapporti tra gli organismi che rendono l’ambiente stabile e resistente.

Come ipotesi peggiore la specie aliena potrebbe essere troppo competitiva portando alla scomparsa di alcune specie autoctone particolarmente sensibili, come accaduto nel caso della triglia greca (Mullus barbatus), soppiantata dalla corrispondente specie lessepsiana (Upeneus moluccensis).

In alcuni casi le specie aliene si espandano fino al punto da soppiantare le popolazioni locali causando conseguenze anche sulla popolazione di alghe. Un caso simile ed importante è quello del pesce coniglio: una volta arrivati nel Mare nostrum questi pesci erbivori hanno trovato pochi competitori naturali e sono stati in grado di soppiantare le popolazioni di erbivori locali, facendo anche drasticamente diminuire le popolazioni di alghe predate.

Può anche succedere che la specie alloctona sia vettore di malattie per cui gli organismi locali non sono preparati.

Tutte queste ingressioni hanno portato all’alterazione delle strutture di comunità e delle reti trofiche originali causando la diminuzione degli organismi indigeni. Con questa diminuzione si ha un’alterazione della diversità genetica delle popolazioni con la possibilità di estinzione locale e conseguente perdita di funzione ecosistemica. Alterare il potenziale genetico di una popolazione significa che nel momento in cui per vari motivi diminuiscono gli organismi di una popolazione, diminuisce il numero di individui disponibili all’accoppiamento e quindi diminuisce la variabilità genetica stessa. Ciò porta all’uniformità della popolazione e aumenta il rischio di estinzione.

Questi due aspetti portano, alla fine, all’estinzione locale degli organismi e, nel caso si tratti di specie endemiche (quindi esclusive del luogo), tale estinzione è da considerarsi totale.

Le conseguenze dell’invasione biologica possono essere anche immediate e coinvolgere anche l’uomo e le sue attività.

Negli anni ’80 vari tipi di meduse hanno invaso il Mediterraneo. Il suo clima favorisce le fioriture: si vanno così a formare dei banchi molto estesi che hanno effetti sul turismo (spesso tali banchi si spiaggiano sulle coste), sulla pesca (sono per esempio d’intralcio nell’utilizzo delle reti) e sugli impianti costieri (le masse così grandi provocano difficoltà per esempio negli impianti che hanno delle strutture di filtraggio).
Un’ altra possibile conseguenza dell’invasione biologica sull’uomo è la tossicità di alcune specie, infatti molti organismi tropicali sono velenosi. Negli ultimi decenni è stato più volte segnalato il pesce palla argentato (Lagocephalus sceleratus) che ha provocato vari casi d’intossicazione distribuita sia nella zona orientale sia tra le coste italiane (fino all’alto Adriatico) e quelle tunisine. Solo in Israele ci sono stati 13 casi in 3 anni.

Effetti delle specie aliene

PERCHÈ È IMPORTANTE NON ALTERARE GLI EQUILIBRI DEGLI ECOSISTEMI?

La scomparsa di una specie implica la perdita di una funzione ecosistemica e questo porta alla diminuzione della stabilità del sistema e alla sua semplificazione. In ecologia significa che, se una specie scompare, verranno meno tutte le funzioni che essa svolgeva in ambiente.

Ad esempio, si può dire che se scompare una specie di pesce erbivoro, verrà poi meno la sua funzione principale, cioè quella di mangiare le alghe. Se manca il predatore delle alghe queste aumenteranno di numero, causando problemi ad altri organismi come coralli o spugne. Questi si troverebbero senza lo spazio necessario per sopravvivere e quindi una parte di essi morirebbe.

In questo esempio è stata fatta una semplificazione, ignorando tutti gli altri ruoli ecologici che una specie può avere nel corso del suo ciclo vitale. I rapporti tra gli organismi marini sono infatti molto complicati e una specie durante il corso della sua vita può essere prima preda e poi predatore di organismi diversi.

Pertanto, alla luce di quanto detto, è evidente che la scomparsa di una qualsiasi specie implica uno sconvolgimento a livello ecosistemico e tale sconvolgimento può risultare visibile o meno nell’immediato periodo. Ma è virtualmente impossibile che la scomparsa di un organismo lasci l’ambiente inalterato e stabile.

Specie alloctone nel Mar Mediterraneo

Il Mare nostrum è stato definito un hot spot di biodiversità, ovvero in esso è presente una grande varietà di specie, se relazionate ad un’area che è molto piccola. Circa il 20% delle specie presenti in tale mare sono endemiche. Pertanto, l’eventuale scomparsa ne causerebbe la totale estinzione.

Nel prossimo futuro la situazione cambierà ancora: sono infatti iniziati i lavori per ampliare il Canale di Suez, la cui previsione di fine è nel 2023. Si è spesso abituati ad affrontare le problematiche relative alla costruzione di opere importanti, ma non sempre si pensa alle conseguenze a lungo termine. Allargando il canale l’invasione biologica de Mediterraneo aumenterà.

LA COMUNITÁ SCIENTIFICA E LE SPECIE ALIENE

La comunità scientifica si è già mobilitata a questo proposito, non essendo possibile bloccare i lavori sono state proposte delle procedure di analisi per monitorare costantemente la situazione.

È stato anche pubblicato un appello su Biological Invasions. L’obiettivo è chiedere alle autorità competenti di affrontare la questione in maniera ecologicamente responsabile. Il lavoro è stato firmato da 18 ricercatori di vari paesi (tra cui l’Italia) e sottolinea l’importanza di una valutazione di impatto ambientale con un’analisi di rischio (com’è stato fatto per il Canale di Panama) per effettuare un monitoraggio regionale. Al fine di cercare di ridurre l’invasione biologica è stata ipotizzata la costruzione di barriere.

La voce più autorevole in questo coro di scienziati è quella della Dott.ssa Bella Galil. In una intervista da parte del The New Work Times, ha dichiarato che “le invasioni marine sono per sempre, è impossibile rimuovere una specie estranea una volta che si è stabilita nel nuovo ambiente. Grazie alle pressioni della Comunità Europea e nonostante il governo egiziano non voglia fermare i lavori sarà effettuata una valutazione di impatto ambientale.

Non potendo impedire la prossima invasione lessepsiana, il monitoraggio continuo potrà segnalare adeguatamente gli ingressi di specie aliene, attivando procedure di controllo o di allerta in caso di necessità.

In vista dell’inevitabile disastro futuro e delle relative conseguenze, si può solo sperare che con l’ausilio della comunità scientifica il danno sia quanto più possibile limitato e controllato.

BIBLIOGRAFIA

A cura di Lucia Gastoldi. Revisionato da Lorenza Moscarella.


About the Author : Lucia Gastoldi

Biologa marina sempre in movimento. Fanatica della subacquea ed amante della fotografia naturalistica.

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