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Le api morte in Ontario

Killer dell’Ontario: 37 milioni le api sterminate

LE API MORTE IN ONTARIO SONO UN MISTERO

La morte di 37 milioni di api in Ontario è un evento sospetto: le accuse ricadono sulle vicine coltivazioni OGM e sull’utilizzo di pesticidi neonicotinoidi, ma forse dietro al presunto killer si nasconde molto di più.

CHE COSA STERMINA LE API IN ONTARIO?

Recentemente gli apicoltori dell’Ontario hanno assistito alla morte delle proprie api. Tale fenomeno è stato denominato Sindrome da Spopolamento degli Alveari (SSA) e le cause purtroppo sono ancora sconosciute. Tra le varie ipotesi che sono state avanzate alcune puntano il dito contro i cambiamenti ambientali, alcune contro la malnutrizione, altre verso i patogeni e altre ancora verso l’esposizione ad insetticidi. Dagli ultimi studi si è scoperto che la SSA consiste nella morte della maggior parte delle api, ma si è visto che tra i pochi superstiti vi è l’ape regina.

Questo fenomeno, oltre a costituire un enorme danno per gli apicoltori, sta diventando un serio problema anche per l’ecosistema del pianeta.

Le api in Ontario sono state sterminate dagli OGM?

Le api sono insetti estremamente importanti per l’ecologia: rivestono infatti il compito di animali impollinatori, ovvero trasportano il polline essenziale alla formazione di nuovi semi.

Al momento della scoperta della morte di tali insetti gli apicoltori si sono accaniti contro le coltivazioni di mais OGM, adducendo una singolare coincidenza tra la semina del mais e la morte delle api. In realtà, è possibile che la correlazione non sia attribuibile al mais in sé, ma piuttosto ai pesticidi che vengono utilizzati per la concia del seme. Una classe attualmente molto diffusa di tali sostanze sono i neonicotinoidi.

CHE COSA SONO I NEONICOTINOIDI?

Questi insetticidi sono dei derivati della nicotina, una molecola che si può facilmente estrarre dalle foglie di tabacco e che nella pianta è in grado di allontanare gli insetti. È ormai noto il ruolo della nicotina come sostanza stupefacente in grado di dare dipendenza, ma c’è anche un secondo effetto: a concentrazioni più elevate è in grado di bloccare la trasmissione dell’impulso nervoso. L’elevata tossicità nell’uomo ha guidato lo sviluppo di una classe di sostituti dei nicotinici noti come neonicotinoidi. Queste molecole sono maggiormente selettive per gli organismi da debellare e meno facilmente fotodegradabili. Sono anche definiti insetticidi sistemici poiché riescono a raggiungere i vasi linfatici della pianta, sfruttando il flusso ascendente della linfa per concentrarsi nei tessuti della pianta ancora in crescita. I tre tipi di neonicotinoidi che vengono maggiormente commercializzati sono Clothianidin, Thiamethoxam e Imidacloprid, tutti prodotti e commercializzati da un’azienda leader nel campo agrochimico mondiale.

Per meglio comprendere se esiste una correlazione tra la morte delle api e l’utilizzo di questi pesticidi sono stati condotti diversi studi da vari gruppi di ricerca.

Il primo passo è stato quello di cercare di identificare in che modo gli insetti potessero entrare in contatto con queste sostanze. È stato trovato che i pesticidi usati per la concia si diffondono poi anche nel nettare e nel polline della pianta. li studi condotti dall’Università di Newcastle e dal Trinity College di Dublino hanno dimostrato che la nicotina oltre all’effetto nocivo crea dipendenza anche nelle api. Nell’esperimento è stato valutato il comportamento di api e bombi di fronte a due dosatori alimentari: l’uno contenente una soluzione di acqua e zucchero trattata con pesticidi, l’altra priva di trattamento. Per entrambe le specie è stata trovata una netta predilezione per l’alimento trattato con pesticidi, specialmente Thiamethoxam e Imidacloprid.

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Un risultato interessante è stato tratto dal lavoro condotto dal Professor Dively dell’Università del Maryland pubblicato su PLOS ONE, in cui alcuni alveari sono stati esposti a varie concentrazioni di Imidacloprid per periodi molto lunghi (fino a 12 settimane).

Per esperimenti condotti con una concentrazione di insetticida uguale a quella usata normalmente nei campi trattati, non è stato rilevato alcun effetto nocivo. Questo dato vale anche per concentrazioni inferiori.

Tuttavia se si usa una concentrazione di Imidacloprid superiore di 20 volte al valore normalmente usato in agricoltura si rilevano degli effetti negativi sulla crescita degli insetti. Come afferma lo stesso Professor Dively, lo studio conferma che l’insetticida potrebbe contribuire alla distruzione delle colonie, ma sicuramente non è l’unico responsabile. Sono tanti i fattori che giocano contro la sopravvivenza delle api: gli stress ambientali, i cambiamenti climatici e le monocolture che obbligano gli animali a raccogliere il polline da una o due specie al massimo, portando ad uno squilibrio alimentare.

EFSA

Inoltre la risposta ai pesticidi varia da specie a specie, pertanto gli effetti sono diversi sia sul sistema nervoso che nella capacità detossicazione e nei comportamenti che potrebbero alterare o diminuire l’esposizione alla sostanza.

In Europa l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), in attesa di nuovi studi riguardanti la tossicità sugli insetti e sull’uomo, ha preventivamente vietato l’uso di questi pesticidi, specialmente nelle coltivazioni che attraggono le api quali colza, mais, girasole e cotone.

Questa restrizione verrà rivalutata prima di dicembre 2015. Ogni sostanza porta con sé effetti positivi e negativi ed è per questo motivo che è fondamentale conoscerne a fondo la tossicità, la persistenza, l’azione sul biota prima che questa venga introdotta nell’ambiente causando danni a volte irreversibili. Anche in questo caso lo studio sull’azione dei neonicotinoidi deve continuare per impedire la scomparsa di animali come le api, fondamentali per il nostro ecosistema.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Eleonora Re. Revisionato da Lorenza Moscarella.


About the Author : Eleonora Re

Laureata in Biologia. Curiosa e stravagante. Amante della natura. Aspirante biologa marina.

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