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Ocean cleanup

Ocean cleanup: la guida definitiva alla pulizia degli oceani.

OCEAN CLEANUP: QUANDO I SOGNI DIVENTANO REALTÀ.

Immagina di essere un giovane olandese, talentuoso, ricciolino e con l’irrefrenabile istinto di dover realizzare le proprie idee. Allora saresti proprio come Boyan Slat che, dopo il diploma, ha deciso di studiare ingegneria spaziale. Scherzi a parte, Boyan ha ideato un progetto rivoluzionario chiamato Ocean cleanup

Se vuoi saperne di più, continua a leggere!

“Quando vogliamo mangiare un biscotto, acquistiamo una confezione di plastica che contiene una scatola di cartone nella quale si trova un pacchetto di plastica che avvolge, finalmente, il nostro biscotto. Non è tutto questo uno spreco? Stiamo parlando di un biscotto!” (Boyan Slat, 2013)

La sua idea nasce in Grecia quando, al termine di un’immersione, rimane sorpreso nel constatare che, sott’acqua, i sacchetti di plastica superano il numero dei pesci. La domanda dovrebbe sorgere spontanea, ma molto spesso evitiamo di farcela, perché, semplicemente, ci risulta più comodo continuare la nostra vita distogliendo lo sguardo dagli oceani. Io questa domanda te la voglio fare ugualmente:

perché non provare a pulire?

Proprio da questo interrogativo è iniziata l’avventura di Boyan ed il suo progetto che poi verrà chiamato Ocean cleanup. Progetti, esperimenti, fallimenti e idee geniali: il giovane analizza tutti i tentativi fatti in precedenza, trova i punti deboli che li hanno portati al fallimento e comincia a studiare l’inquinamento dovuto alla plastica. Fa una scoperta incredibile, al centro dell’oceano, laddove probabilmente nessuno è mai stato, si trova una quantità di plastica che è sei volte superiore a quella di plancton. Scopre che ogni anno milioni di mammiferi, e uccelli marini, muoiono per la quantità di rifiuti inghiottita.

Certamente la soluzione più semplice ed efficace sarebbe quella di evitare che i rifiuti raggiungano il mare. Tuttavia, questo non risolverebbe il problema della plastica che già si trova nell’oceano, e galleggia, trasportata dalle correnti. Ci sono stati diversi tentativi di pulizia, in precedenza, anche se, in poco tempo, sono letteralmente naufragati a causa degli alti costi e delle basse rese, per non parlare del loro impatto ambientale non trascurabile. 

BSEE Shares Oil Spill Preparedness Procedures at Clean Pacific 2015

Uno dei metodi, proposti per risolvere il problema, consiste in un’enorme rete, legata a boe galleggianti, e trascinata da una nave: il movimento della nave permetterebbe di filtrare l’acqua che passando attraverso le maglie della rete verrebbe ripulita ai rifiuti. Purtroppo, però, gli aspetti negativi di quest’iniziativa possono essere: l’inquinamento dovuto alla nave, la possibilità di intrappolare nella rete pesci ed altri animali ed infine la minima superficie che è possibile coprire nell’unità di tempo.

Boyan analizza e studia questi metodi convenzionali attivi, tentando di riprodurli. Grazie ad un tale modo di fare, darà origine al suo Ocean cleanup. Ma ha un’ispirazione: perché rincorrere i rifiuti quando sono loro stessi a muoversi nelle correnti?

Da qui nasce il concetto di passive cleanup e l’idea di barriere galleggianti fisse in grado di bloccare i rifiuti superficiali evitando però che gli organismi marini rimangano intrappolati. Queste barriere sono poi collegate a piattaforme, anch’esse galleggianti, che hanno il compito di filtrare l’acqua superficiale trattenendo i rifiuti.

Questo progetto, Ocean cleanup, che a molti è sembrato irrealizzabile, è riuscito invece a raccogliere, nel marzo 2013, i favori di un centinaio di volontari e professionisti, ma soprattutto ad ottenere i fondi necessari per la sua realizzazione. Infine, una spedizione al centro dell’oceano ha confermato che la maggior parte dei rifiuti si trova entro i primi tre metri dalla superficie, perciò: it can be done!

I vantaggi di Ocean cleanup sono molteplici.

  • Resistenza: essendo strutture ancorate al fondo, in caso di tempeste e burrasche, rischierebbero di essere sradicate e distrutte. Con un piccolo accorgimento è stato possibile ridurre questo rischio. Le boe galleggianti rimangono ancorate al fondo e sono collegate alle barriere attraverso cime che permettono un maggior movimento delle barriere stesse e, quindi, resistenza e flessibilità.
  • Efficienza: è stato calcolato che circa l’80% della plastica che attraversa le strutture può essere catturata. L’alta efficienza di Ocean cleanup riduce i tempi di successo dai 79 mila anni ipotizzati utilizzando metodi convenzionali ai soli 5 anni stimati con il progetto Ocean cleanup.

 

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  • Impatto ecologico: l’assenza di reti impedisce la cattura di pesci o mammiferi marini. Solo un’esigua quantità di plancton rischia di rimanere intrappolata, ma è stato calcolato che il tempo affinché possa rigenerarsi ammonta a meno di 7 secondi l’anno.
  • Riciclaggio: studiando la condizione della plastica estratta, con il progetto Ocean celanup, si è scoperto che è possibile convertire questi rifiuti in olio o in nuovi materiali.
  • Costi ridotti: grazie all’alta efficienza di Ocean cleanup e alla possibilità di riciclare ciò che viene estratto, i costi sono ridotti a circa 6 dollari per chilo di plastica, circa 33 volte meno dei metodi convenzionali.
Ocean cleanup

Inoltre, le strutture sono alimentate da energia pulita derivante da pannelli solari.

“La storia dell’umanità è sostanzialmente una lista di cose che non potrebbero essere fatte, ma alla fine vengono realizzate.” (Boyan Slat, 2014)

Boyan lo sta certamente dimostrando. Ha forse trovato la soluzione ad un problema grande quanto l’oceano, che sembrava essere al di là delle capacità umane. Nonostante ciò, è necessario rendersi conto che eliminare il problema alla fonte è la miglior medicina: educare al rispetto per l’ambiente è il solo modo che abbiamo per evitare che problemi come questo diventino insormontabili ed irreversibili.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Eleonora Re. Revisionato da Mirko Zago.

 

Licenza Creative Commons
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About the Author : Eleonora Re

Laureata in Biologia. Curiosa e stravagante. Amante della natura. Aspirante biologa marina.

3 Comments
  1. […] ultimi anni il settore delle risorse energetiche rinnovabili, cosiddette green, ha conosciuto un progressivo aumento e un’intensificazione della crescita nelle aree di ricerca […]

  2. […] principale via di assunzione di mercurio è attraverso la filiera alimentare. Il mercurio si accumula nei tessuti degli animali, così i pesci, al vertice della catena alimentare, possono […]

  3. […] recentemente sono state proposte diverse soluzioni a questo problema, come ad esempio il progetto Ocean cleanup di Boyan Slat e, udite udite, bucce […]

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