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Mangrovie: le guardiane delle coste sono in pericolo!

Mangrovie: le guardiane delle coste sono in pericolo!

GLI ALLEVAMENTI DI GAMBERETTI STANNO VELOCEMENTE DETRONIZZANDO QUESTO IMPORTANTE ECOSISTEMA.

Chi, navigando intorno alle coste tropicali, non si è mai domandato “cosa sono quelle strane piante che vivono a metà tra terra e acqua?”. Se sei un esperto avrai già compreso chi saranno le protagoniste di questo articolo: le mangrovie!

Le foreste di mangrovie stanno lentamente scomparendo a causa della loro conversione in allevamenti di gamberetti. Le conseguenze disastrose stanno facendo emergere i compiti fondamentali che un ecosistema così delicato svolge nelle aree tropicali.

Le mangrovie sono le tipiche foreste tropicali e subtropicali che si estendono in America centrale, in Asia, in Africa e in Oceania.

mangrovie

Sono chiamate anche “foreste di marea”, vista la loro grande capacità di tollerare la salinità dell’acqua marina. Si estendono letteralmente lungo la costa, andando a formare una vera e propria barriera tra la terra e il mare. Sono molteplici i compiti svolti da queste “guardiane delle costa”: grazie alla loro struttura radicale, estremamente complessa e semi-immersa nell’acqua, fungono da riparo per le forme giovanili di molte specie che qui vi trovano cibo e sicurezza, prevengono l’erosione del suolo e controllano la qualità dell’acqua, assorbendo metalli pesanti e sostanze tossiche. Ma, soprattutto, fungono da barriera protettiva in caso di tsunami e cicloni. Nonostante le numerose evidenze, però, le mangrovie restano un ecosistema altamente sottovalutato.

Le foreste di mangrovie fanno da barriera contro gli tsunami.

Sono molti gli studi empirici volti a confermare che i villaggi protetti da un’ampia ed integra foresta di mangrovie, durante episodi catastrofici, hanno subito meno danni economici ed un minor numero di perdite umane. Un esempio è lo studio riportato su PNAS (Das and Vincent, 2009) che analizza le conseguenze dovute al ciclone abbattutosi sulle coste orientali indiane nel 1999. I risultati confermano che, laddove le mangrovie formavano una spessa barriera, le perdite umane sono state inferiori. Sebbene gli autori confermino che un ruolo fondamentale sia stato svolto anche dagli avvisi di pericolo diramati dalle autorità, gli stessi giustificano la protezione delle mangrovie rimanenti per due motivi: per i numerosi servizi offerti e per la protezione che potranno garantire durante i futuri cicloni.

Un altro importante studio (Bayas et al., 2011) riguarda lo tsunami del 26 dicembre 2004, causato da una rottura tra la placca Indo-Australiana e quella Eurasiatica, che ha colpito le regioni che si affacciano sull’Oceano Indiano, dall’Asia all’Africa orientale. Nello Sri lanka e in India, i villaggi, protetti dalla vegetazione costiera, hanno ricevuto meno danni rispetto a quelli che si affacciavano direttamente sul mare. Una volta che il treno di onde dello tsunami raggiunge la costa, la sua energia è dissipata dalle forze gravitazionali e dall’attrito. L’energia rimanente è la responsabile degli effetti sulla terraferma. I risultati ottenuti dimostrano che gli effetti disastrosi dipendono, non solo dalla densità di vegetazione, ma anche da un secondo parametro: la distanza del villaggio dalla costa.

Nonostante le numerose evidenze, però, non c’è alcun tipo di sforzo nel voler proteggere questi ambienti tanto utili quanto delicati.

Ok Eleonora, ma i gamberetti che c’entrano con le mangrovie?

Son buoni i ravioli e la tempura di gamberi, vero? È proprio qui il punto del problema. La sempre crescente domanda di gamberetti ha portato lentamente alla sostituzione di queste foreste tuttofare in autentiche fabbriche di gamberetti. Vengono costruite delle vasche per contenere i crostacei, da dieci metri per trenta circa, e vengono riempite di mangimi ad alto potere nutritivo e antibiotici per impedire la diffusione di malattie. Le conseguenze immaginabili sono l’inquinamento delle acque prospicienti con le medesime sostanze che si trovano all’interno delle vasche, l’aumento dei sedimenti che si riversano in mare, la morte di molte barriere coralline e la scomparsa di pesci, che normalmente abitano tra le radici delle mangrovie.

Per capire la dimensione del problema basti pensare che, in Thailandia, tra il 1961 e il 1996, circa 205.000 ettari di mangrovie, che rappresentavano il 55% dell’estensione totale, sono scomparse per lasciare posto agli allevamenti. La zona paludosa formatasi grazie alle mangrovie risulta, infatti, il luogo più adatto per l’allevamento di gamberetti: l’acqua salmastra e stagnante è ideale per l’acquacoltura.

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Pro e contro.

Certamente, i profitti derivanti dal mercato dei gamberetti sono notevoli: solo in Thailandia il commercio di crostacei produce un guadagno di 1,6 miliardi di dollari l’anno

Va bene, ma sono anche transitori. A pagarne le conseguenze non è solamente l’ambiente, ma anche le comunità autoctone che, da sempre, si affidano alla pesca per la propria sopravvivenza ed oggi si ritrovano ad abitare una terra arida, ricca di sale e povera dell’abbondanza di pesce cui erano abituati.

Per non parlare delle spese che questi paesi sono costretti ad affrontare durante le catastrofi naturali, sia in termini monetari che affettivi. Alla luce di tutto ciò si comprende come, in realtà, i profitti si riducano drasticamente.

Sarebbe quindi necessario che questi ecosistemi in via di estinzione venissero maggiormente protetti, viste le loro potenzialità, ma soprattutto che gli allevamenti di gamberetti, ulteriore fonte di entrate per il paese, diventassero allevamenti sostenibili per l’ambiente, senza la necessità di sacrificare estese zone di foresta. Tutto questo gioverebbe non solo all’ambiente ma anche alle popolazioni, che potranno tornare a fare affidamento sulle risorse offerte dal mare.

BIBLIOGRAFIA

A cura di Eleonora Re. Revisionato da Edoardo Vanetti.


About the Author : Eleonora Re

Laureata in Biologia. Curiosa e stravagante. Amante della natura. Aspirante biologa marina.

2 Comments
  1. […] che il fiume è in piena. Tutti questi elementi vanno poi collocati in un contesto nel quale i cambiamenti climatici e, quindi, l’aumento delle temperature stanno causando una maggior evaporazione di acqua, che si […]

  2. […] del mondo – ad incentivare la necessità di figure professionali che si occupassero di evitare catastrofi ecologiche. (Soulé, […]

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