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Come Google e Star Trek potranno aiutarci a prevenire il cancro.

GOOGLE POTRÀ SALVARCI DAL CANCRO?

Una realtà che potrebbe nascere dalla fantascienza: il gigante di internet ha annunciato l’inizio di un ambizioso progetto per la realizzazione di un kit che consenta di monitorare lo stato di salute, proprio come un piccolissimo Tricorder della serie Star Treck.

Un aiuto molto valido per diversi tipi di patologie come il cancro.

La notizia è stata diffusa al Wall Street Journal Live da Andrew Conrad, coordinatore della sezione scientifica di Google[X], divisione della società che si occupa di studiare e realizzare nuove tecnologie. Conrad, biologo molecolare dell’Università della California di Los Angeles, ha dichiarato che con questo innovativo prodotto sarà possibile effettuare una vera e propria esplorazione molecolare del paziente in modo da diagnosticare le malattie prima ancora che si manifestino i sintomi.

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Il kit comprende un bracciale magnetico, simile ad uno smartwatch, e una pillola contenente nanoparticelle magnetiche.
Queste nanoparticelle sono delle piccolissime sferette con dimensioni di circa un millesimo di quelle di un globulo rosso e sono composte da ossido di ferro.
Una volta ingerita la pillola, le nanoparticelle contenute entrano in circolo ed esplorano i tessuti del paziente andando in cerca di eventuali elementi indesiderati, come cellule tumorali o placche aterosclerotiche responsabili di infarti e ictus.  Basterà poi attivare il bracciale, che tramite campi magnetici, richiamerà al polso le nanoparticelle, permettendo così di leggere le informazioni raccolte.

“Queste piccole particelle escono e vanno in giro per il corpo, noi li chiamiamo di nuovo in un solo luogo, e gli chiediamo: <Ehi, che hai visto? Hai trovato il cancro? Hai visto qualcosa che assomiglia a una placca fragile che aumenti il rischio di infarto? Hai visto troppo sodio?>” (Andrew Conrad, 2015)

Con questo metodo sarà possibile monitorare giornalmente anche i cambiamenti biochimici a livello del sangue. Pazienti con malattie renali potranno essere individuati prontamente tramite l’analisi delle concetrazioni di ioni K+ (potassio) nel circolo sanguigno. In questo caso verranno impiegate nanoparticelle porose che cambiano colore quando gli ioni K+ le attraversano.

Qualora si dovessero rilevare delle anormalità, le informazioni raccolte potranno essere inviate al proprio medico che deciderà se far svolgere o meno gli opportuni approfondimenti.
Infatti, spiega Conrad, il prodotto non è tanto indirizzato al singolo consumatore ma bensì al medico, che potrà avvalersi di un costante strumento di diagnosi.

Fantasia o realtà?

Il progetto è nelle sue prime fasi di sviluppo e si stima siano necessari ancora dai 5 ai 7 anni di studio prima di poter ottenere dei risultati concreti. Ma è veramente un traguardo possibile?
Ora come ora la risposta è no.
Per molti esperti, infatti, il progetto rimane un film di fantascienza.

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“È molto eccitante che una società con una potenza finanziaria di fuoco come quella di Google si stia assumendo questa grande sfida, ma Google ha annunciato l’intenzione di fare qualcosa, non una strategia concreta o un percorso per arrivarci davvero.” (Chad Mirkin, dirigente dell’Istituto Internazionale per le Nanotecnologie presso la Northwestern University, 2015) 

Una tra le questioni più difficili è quella di riuscire a determinare il numero adeguato di nanoparticelle da usare e come doverle progettare per poter consentirgli di compiere un’analisi esatta, evitando quindi di segnalare la presenza di anomalie in realtà assenti, creando disagi inutili e ulteriori problemi al medico di turno quando il paziente è assolutamente sano.
Evidenziare la presenza di cellule tumorali infatti potrebbe non esser così semplice. Questo perché i tumori sono una classe di patologie molto complessa e non sono sempre contraddistinti dalle stesse caratteristiche: diverse tipologie di tumore sono tutt’oggi relativamente facili da individuare perché alla loro presenza è associata un’elevata concentrazione di particolari proteine prodotte dalle cellule tumorali, per questo tipo di tumori sarà sufficiente progettare delle nanoparticelle in grado di riconoscere e legare tali proteine definite “marker tumorali”. Altre tipologie di tumore però non possedendo tali marker essendo quindi più difficili da rilevare, rendendo più difficile progettare delle nanoparticelle capaci di riconoscere ugualmente le cellule incriminate.
Inoltre per poter operare, le nanoparticelle non devono esser riconosciute e attaccate dal sistema immunitario del paziente ma al contempo devono poter essere degradate dagli enzimi cellulari per non risultare tossiche o dannose. Su questi punti basilari Google non ha ancora specificato come procedere.
L’idea di base però “non è una novità, – scrive Kevin Bullis del MIT Technology Review – per anni altri ricercatori hanno sviluppato nanoparticelle per la diagnostica e per i trattamenti”.

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Le nuove frontiere della scienza nanotech.

Nel 2012 l’FDA (Food and Drugs Administration) ha approvato un test della Nanosphere che consente di riconoscere infezioni provocate da batteri Gram-positivi e a quali antibiotici questi batteri siano resistenti. Il test si svolge utilizzando nanoparticelle d’oro che possono rilevare e identificare in circa 2 ore la presenza di batteri a partire da campioni di sangue, saliva o urine. Google stesso ha in serbo altri progetti scientifici, come quello in collaborazione con Alcon, divisione oftalmica della Novartis, per lo sviluppo di lenti a contatto smart: con il supporto di sensori e microchip non invasivi integrati nelle lenti a contatto potrà esser monitorato

costantemente il livello di glucosio nell’organismo degli individui diabetici. Le lenti a contatto intelligenti potranno anche offrire alle persone affette da presbiopia un supporto visivo aggiuntivo che consenta di ripristinare il naturale meccanismo di messa a fuoco dell’occhio per la visione di oggetti vicini.

Progetti all’avanguardia nel campo dell’oculista, sicuramente da non perdere di “vista”.

Obiettivi e futuro.

Sebbene il nuovo kit diagnostico di Google rimanga un progetto molto ambizioso, si basa su un concetto semplice: rilevare in tempi brevissimi le alterazioni biologiche e biochimiche del nostro organismo consentendo così di modificare la prognosi di una malattia e di salvarci la vita.

Il progresso avanza velocemente e diventa sempre più importante varcare le nuove frontiere tecnologiche, assicurarci una vita sana, prevenendo malattie spesso insidiose e di difficile individuazione, è un traguardo arduo da raggiungere.

Solamente superando sfide difficili, quasi al confine della realtà, potremo raggiungerlo.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Alessandra La Rocca. Revisionato da Angelica Piccinni e Mirko Zago.

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About the Author : Alessandra La Rocca

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