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EXPO 2015 è contro gli OGM

OGM: si o no? Anche ad EXPO 2015 se ne parla

Amplificato anche da EXPO 2015 spesso sentiamo parlare di Organismi Geneticamente Modificati ed ognuno dice la propria opinione senza però possedere solide basi scientifiche. Gli OGM non sono altro che organismi aventi un patrimonio genetico modificato tramite tecniche di ingegneria genetica, che consentono l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di alcuni geni (Russell, 2010)

Uno dei campi in cui gli OGM sono più diffusi è sicuramente quello vegetale. A partire dagli anni ’70, i biotecnologi si sono impegnati profondamente nello sviluppo di piante tolleranti a stress idrosalino, a specifici erbicidi o a virus ed insetti. In altri casi, si è preferito lavorare al miglioramento dell’apporto nutritivo di determinati prodotti agricoli (Russell, 2010). Un esempio è il Golden Rice, riso geneticamente modificato, ricco di beta-carotene, in grado di prevenire milioni di morti e infermità nei paesi più poveri, se solo fosse permesso il commercio (Le Scienze, 2014).

Le piante vengono anche modificate geneticamente per lo sviluppo della così detta molecular farming, ovvero la produzione di farmaci e vaccini direttamente in pianta, che comporta un minor utilizzo di sostanze chimiche.

Quello degli OGM è probabilmente il tema più polarizzante della Scienza. C’è chi li demonizza, sostenendo che siano nocivi per la salute e che siano solo un ulteriore mezzo di profitto per le multinazionali. Altri, invece, vedono negli OGM la nuova frontiera dell’agricoltura e una speranza per quei paesi in cui mangiare è un lusso.

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EXPO 2015, gli OGM e Shiva

EXPO, che ha come tematica principale “Nutrire il Pianeta, energia per la Vita”, poteva forse tralasciare questo argomento? Certamente no. Ecco dunque che tra gli ambassadors della Fiera spicca il nome di Vandana Shiva (EXPO, 2015), vincitrice del premio Right Livehood e avversaria estremista degli OGM. Si può quindi immaginare che l’EXPO sarà contraria all’ingegneria genetica applicata alla ricerca alimentare (Lo Prete, 2015).

Luca Coscioni ad EXPO 2015 vuole anche Moore

A causa di questa chiara avversione dell’EXPO agli OGM,   l’associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca Scientifica ha proposto di aggiungere agli Ambasciatori Patrick Moore, ex membro di Greenpeace, considerato da tutti un ambientalista ragionevole, che accompagna alla sua protesta dati scientifici e non solo slogan (Le Scienze, 2015)

Sicuramente, l’introduzione di una figura come Patrick Moore (ritratto nell’immagine a fianco) permetterebbe di ascoltare un vero dibattito all’ EXPO e non solo un’unica versione della storia. Dunque le premesse non sono confortanti ed EXPO rischia di dare una visione miope della questione OGM. L’opinione pubblica sarebbe influenzata dal suono di una sola campana. Stonata, per di più.

Tuttavia, tra le voci più o meno autorevoli degli assolutamente contrari, all’EXPO si potrà anche ascoltare l’opinione di Jonathan Foley, direttore dell’Istituto per l’Ambiente all’Università del Minnesota.

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Foley esprime una posizione contraria, ma pacata e critica, tenendosi lontano dagli eccessi polemici e dalle semplificazioni tipiche di Vandana Shiva (EXPO Rai, 2014).

Al magazine “Ensia” (Foley, 2014) (Environmental Solutions in Action), Foley dichiara che “Il problema più grande degli OGM non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene usata”. In sostanza, secondo Foley gli OGM non sono nocivi in quanto tali, anzi hanno delle ottime potenzialità. Il problema fondamentale è che la gestione di questa opportunità è assolutamente sbagliata. Infatti, il monopolio di questa tecnologia è completamente nelle mani delle multinazionali, soprattutto negli Stati Uniti dove la maggior parte della soia, della colza, del cotone e del mais sono geneticamente modificati.

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Non sono alimenti progettati per andare a risolvere, anche solo parzialmente, il fenomeno della denutrizione o della malnutrizione. Sono prodotti che semplicemente crescono meglio e in maggiori quantità permettendo un maggiore guadagno. In conclusione secondo Foley il principale problema degli OGM è che la tecnologia è usata per le parti sbagliate del sistema alimentare (Foley, 2014).

Ciò che afferma il Professore è sicuramente un discorso sensato, ma si riferisce a un contesto americano. Ma si può dire lo stesso dell’Europa? No. Il già citato Golden Rice, ad esempio, è stato sviluppato all’Università di Friburgo con fondi che arrivavano direttamente dalle casse del governo tedesco.

Il peso delle multinazionali può anche essere ridimensionato come ha dimostrato il caso Sygenta, azienda di origine svizzera produttrice di sementi e prodotti per l’agricoltura. La compagnia elvetica infatti permette alle Università di accedere ai loro brevetti, così da permettere sempre un ulteriore studio e miglioramento (Dalla Chiesa, 2014).

A prescindere dalle posizioni più o meno anti-OGM dei sopracitati esponenti, bisogna domandarsi perché un evento di importanza mondiale non dia la dovuta parola ai sostenitori dell’ingegneria genetica. Se ci fosse imparzialità nella manifestazione, sarebbe opportuno invitare come ambassador anche uno scienziato a sostegno degli OGM. La Senatrice Elena Cattaneo potrebbe essere un buon esempio di relatore valido, competente ed aperto ad un sano dibattito.

Forse queste scelte sono condizionate dal contesto italiano, che vede moltiplicarsi quotidianamente le opposizioni agli OGM. Si pensi che la maggiore associazione di rappresentanza dell’agricoltura, Coldiretti, non è mai stata aperta a un dialogo sugli OGM, così come Legambiente e Eataly. L’Italia è l’unico paese europeo in cui è vietata la ricerca in campo aperto sugli OGM (Coldiretti, 2014).
La principale causa di questa avversione trasversale da parti di enti statali e del governo stesso è, fondamentalmente, il timore che gli alimenti OGM possano essere nocivi alla salute umana. Questa tematica è stata ampiamente dibattuta da numerose associazioni, quali American Association for the Advancement of Science, Royal Society of Medicine e World Health Organization. Tutte concordano nel dire che gli alimenti OGM non siano tossici. Per di più, la stessa Commissione Europea ha pubblicato nel 2010 un’analisi su 25 anni di ricerca nel campo degli OGM. Ciò che si può leggere è che “sulla base dei risultati dei progetti finanziati, ad oggi non esiste alcuna evidenza scientifica che associ gli OGM all’insorgenza di maggiori rischi per l’ambiente e la sicurezza alimentare rispetto alle piante e agli organismi convenzionali” (European Commission, 2010; National research council, 2004; JRSM, 2008).

Un rischio inizialmente emerso fu quello di una maggiore allergenicità. Il problema insorgeva poiché, inserendo nel genoma di un organismo un particolare gene, si può andare a sintetizzare una proteina che può essere allergenica nei soggetti predisposti. Tuttavia, grazie all’evoluzione della scienza e dell’allergologia, questo rischio è stato del tutto eliminato.

I problemi più consistenti sono, dunque, nel campo socio-economico, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. In questi paesi, i maggiori fruitori della tecnologia OGM non sono grandi multinazionali, bensì piccoli coltivatori. Tuttavia, secondo uno studio condotto da Friends of Earth, le coltivazioni OGM non hanno prodotto la crescita sperata. Al contrario, soprattutto nelle aziende agricole dell’America Latina, le coltivazioni sono certamente gestite da piccoli coltivatori, ma la proprietà è di pochi imprenditori. Si può ben comprendere che ciò che viene coltivato qui non è di certo il Golden Rice: qui vengono raccolte le materie prime destinate alla produzione di mangime animale (Foey, 2015).

Per quanto riguarda poi l’effettivo aumento di resa delle coltivazioni, i dati che si trovano sono discordanti: alcuni indicano che le produzioni geneticamente modificate non siano più efficienti di quelle convenzionali, altri, come lo studio sul Mais Bt condotto in Italia, attestano un aumento di resa del 30-40% (Ministero della salute, 2010).

Gli OGM vivono quindi una situazione di costante disaccordo e dibattito. La realtà però è che il dibattito non è sempre giustificato, specialmente quando è alimentato da ignoranza e disinformazione. Gli Organismi Geneticamente Modificati sono, dal punto di vista scientifico, sani quanto quelli convenzionali. Il problema fondamentale è di tipo etico: c’è chi dice che lo scienziato non può giocare a fare Dio, modificando la natura, e chi sostiene che le colture transgeniche possono diventare un mezzo di profitto per multinazionali e latifondisti. Così, da una possibile arma contro la fame nel mondo, potrebbe nascere un’arma che produce povertà.

Gli OGM sono una grande possibilità di cura e miglioramento del pianeta, così come causa di problemi e discordia. Sta a noi usarli nel modo corretto.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Matteo Bizzotto. Revisionato da Federico Gessa


About the Author : Biochronicles

Associazione di Promozione Sociale per la divulgazione scientifica.

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