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Come sono fatte le lacrime.

LE 4 CATEGORIE DI LACRIME: DIMMI COME PIANGI E TI DIRÒ PERCHÉ LO FAI.

Si può piangere per molte ragioni: dolore, emozione, gioia, tristezza e, dopotutto, si può anche dire che la vita sia effettivamente una valle di lacrime. Non giudicare subito come negativa questa affermazione: i nostri occhi sono umidi grazie alle lacrime, quindi, esse sono fondamentali per il corretto funzionamento del nostro apparato visivo. In queste minuscole gocce trasparenti possono nascondersi molte curiosità sulle quali, magari, non abbiamo mai posto la nostra attenzione.

Nell’arco di una vita si versano litri e litri di lacrime: piangiamo quando qualcosa irrita i nostri occhi, quando siamo tristi o ci facciamo male. Ma le lacrime sono tutte uguali?

La risposta corretta è certamente no.

Le lacrime si possono classificare in tre categorie: lacrime basali, lacrime da irritazione e lacrime emotive. Questa suddivisione non è casuale, di fatti, queste tre tipologie contengono sostanze chimiche anche molto diverse tra di loro.

#1 Lacrime basali.

Sono quelle prodotte per mantenere costante l’idratazione degli occhi. Non a caso, il termine lacrime non prevede necessariamente la formazione di gocce. Anche se vengono definite in questo modo, le lacrime basali ricoprono solo la superficie esterna dell’occhio e raramente fuoriescono da esso. La componente principale è l’acqua (98%), ma si possono distinguere al loro interno altre sostanze come alcuni elettroliti (sali di Na, K o Cl) e circa 60 tipi di proteine diverse. Continuando ad analizzare le componenti chimiche troveremo amminoacidi liberi e glucosio, ma non è finita qui, infatti, è importante la presenza di un particolare enzima nelle lacrime: il lisozima (30%).

Svolge un’azione battericida capace di rendere più semplice l’eliminazione dei batteri da parte del sistema immunitario. È un enzima che si può trovare facilmente anche nella saliva, ed in concentrazioni molto elevate nell’albume d’uovo. Infine, i ricercatori dell’università dell’Ohio hanno da poco scoperto la presenza dell’Oleamide nel film lacrimale, responsabile principale della lubrificazione e necessaria per il corretto mantenimento dell’organo visivo

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#2 La crime da irritazione.

Anche chi non ha mai messo mano in cucina saprà sicuramente degli effetti che causa tagliare una comune cipolla. La settimana enigmistica, di recente, ha fatto ironia su questo fenomeno, mostrando come un attore teatrale fosse in grado di interpretare una scena drammatica, piangendo grazie all’aiuto di un tecnico che stava tagliando una cipolla nascosto sotto di lui. Il risultato visivo è palesemente il medesimo ottenuto con un pianto emotivo, ma se le sue lacrime fossero state analizzate, la verità sarebbe salata fuori subito.

Le lacrime da irritazione sono prodotte quando qualcosa di estraneo al nostro organismo infastidisce i nostri occhi, che siano allinasi (enzimi derivanti dagli acidi sulfenici rilasciati dalle cellule sminuzzate della cipolla) o della comune polvere. La cornea e la congiuntiva percepiscono le sostanze che infastidiscono gli occhi e tramite il nervo ciliare inviano un segnale al tronco encefalico (il centro di comando delle lacrime). Quest’ultimo, a sua volta, risponde attraverso un altro segnale ormonale destinato alla ghiandola lacrimale per indurla a produrre le lacrime.

A questo punto le lacrime cercheranno di lavare via ciò che ha irritato l’occhio grazie anche all’aiuto del bicarbonato (HCO3), il quale svolge un ruolo di protezione della superficie esterna dell’occhio.

La produzione di questo tipo di lacrime è talmente efficace da aver influenzato anche la comune metafora della “trave nell’occhio”.

#3 Lacrime emotive.

Queste lacrime sono sicuramente quelle che incuriosiscono di più. Non servono per idratare né per pulire e non sono prodotte per nessun’altra apparente funzione specifica del nostro organismo.

Naturalmente non è così.

William Frey, dell’università del Minnesota, ha scoperto la presenza di alcuni neurotrasmettitori all’interno del film lacrimale emotivo. In particolare, leucina-encefalina e prolattina. La leucina-encefalina è un’endorfina naturale che procura una sensazione di sollievo ed allevia il dolore, la prolattina è una risposta allo stress emotivo ed è rilasciata dall’ipofisi.

Queste componenti si trovano soltanto nelle lacrime prodotte emotivamente, Frey ha quindi dedotto che piangere sia un modo utilizzato dal nostro organismo per eliminare tossine da stress. Nei suoi studi, infatti, ha messo particolarmente in evidenza come le persone riescano a raccontare più facilmente le loro emozioni e si sentano decisamente molto meglio dopo aver pianto.

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Dove vengono prodotte le lacrime?

Anche se le varie tipologie di lacrime non sono uguali per composizione, sono certamente accomunate dal modo in cui vengono secrete. La loro produzione avviene nelle ghiandole lacrimali, situate nella parte superiore e laterale rispetto all’orbita dell’occhio. La struttura della ghiandola è molto simile a quella delle ghiandole salivari ed è definita come tubulo acinosa. Ai margini delle palpebre, in prossimità degli angoli interni, si possono facilmente osservare due piccole fessure (una superiore ed una inferiore).

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Questi sono i punti lacrimali che favoriscono il drenaggio delle lacrime, ad essi seguono i canalicoli lacrimali che terminano in una vescicola: il sacco lacrimale, posto nell’angolo interno dell’orbita. Dal sacco si diparte il canale naso-lacrimale che fa scivolare le lacrime fino al naso per effetto della gravità.

In un batter d’occhio la quantità di lacrime che fluisce sulla superficie esterna dell’occhio è minima e di conseguenza il drenaggio avviene senza problemi, ma se ne viene prodotta una quantità maggiore allora le lacrime in eccesso formeranno delle gocce e coleranno all’esterno scivolando sulle guance.

 #4 Lacrime inibitorie femminili.

Siamo giunti all’ultima categoria di lacrime: le più temute dal genere maschile.

Noam Sobel, del Dipartimento di Neurobiologia del Weizmann Institute of Science a Rehovot, ha condotto uno studio mediante un curioso esperimento. Ha fatto odorare a ben 24 uomini le lacrime di alcune donne volontarie versate a seguito della visione di un film drammatico. Contemporaneamente ha fatto si che odorassero anche una soluzione salina (che avevano opportunamente fatto colare sul viso delle donne perché si impregnasse di eventuali odori presenti sulle loro pelli). All’olfatto lacrime e soluzioni risultavano entrambe inodori, ma in realtà le lacrime avevano provocato una risposta inconscia negli uomini. Il livello di testosterone nella loro saliva diminuiva dopo aver percepito con l’olfatto le lacrime delle donne, e come conseguenza rispondevano anche meno alla vista di immagini raffiguranti donne attraenti. La conferma è stata fornita poi dalla risonanza magnetica che ha mostrato la ridotta attività delle aree neurali responsabili dell’eccitamento sessuale.

Gli animali possono piangere per esternare emozioni come gli esseri umani?

Roger Fouts, direttore dello  Chimpanzee and Human Communication Institute di Washington e professore di psicologia alla Central Washington University, afferma che alcune specie di scimmie soffrono per quelle della loro specie e hanno un modo loro di “piangere”. La scimmia che ha preso ad esempio è Washoe, che a seguito della morte del figlio di un’assistente dello psicologo fece un gesto con le dita che indicava il pianto (Fouts ha specificato come riuscisse a far comunicare la scimmia con una sorta di linguaggio dei segni). In verità, però, il professore non è mai riuscito a dimostrare che la scimmia abbia effettivamente pianto. In realtà, Fouts ha focalizzato la sua attenzione sul pensiero che Washoe volesse in qualche modo esprimere la sua tristezza e, quindi, portare all’esterno quella forte emozione.

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Un neurologo, dello University College London’s Institute of Neurology, Michael Trimble la pensa diversamente. Ha descritto nel suo libro (Why Humans Like To Cry) una vicenda nota come la “storia di Gana”. La protagonista è una mamma gorilla che si trovava nel Munster Zoo. L’animale riservava un trattamento speciale al suo cucciolo, come farebbe ogni mamma con il proprio bambino, e gli dedicava tutte le attenzioni possibili. Poco tempo dopo, il piccolo di Gana morì e la madre non fece altro che tenerlo tra le braccia e cercare in qualche modo di svegliarlo. Gli ospiti dello zoo non trattennero le lacrime alla visione di una tale straziante scena, mentre Gana non versò neppure una lacrima.

Il neurologo utilizza quest’episodio per affermare come la gorilla, e con lei tutte le specie animali, non sia capace di trasformare le emozioni in lacrime come invece fanno gli esseri umani. Prima che la sua affermazione venisse attaccata, precisò che molti animali piangono, ma unicamente per ragioni organiche. È possibile, secondo lui, che un animale pianga per un dolore fisico, ma anche in questo caso sarebbe un effetto collaterale di risposta meccanica.

L’uomo, spiega Trimble nella sua teoria, ha pianto per dimostrate le sue emozioni ancora prima di utilizzare il linguaggio verbale e definisce ciò come una delle differenze fondamentali nel percorso evolutivo tra noi e il mondo animale. Il pianto umano rappresenta anche una sorta di attaccamento emotivo ad altri individui, una sorta di empatia. Il pianto per compassione, inoltre, diversifica la specie umana dalle altre. Nel senso etimologico di empatia (patire con) il neurologo afferma che spesso il pianto di una persona stimola pianto in qualcuno che la sta osservando. Trimble ci incoraggia a non aver paura delle nostre emozioni, perché le lacrime (quelle per esternare emotività) rappresentano un’importante testimonianza dell’evoluzione umana.

In verità non è ancora stato chiarito del tutto se gli animali possano piangere per cause emotive. Ciò però non sta a significare che essi non soffrano, ma, al contrario, come Trimble fa attenzione a precisare, non è quello il loro modo di manifestare emozioni.

In conclusione, anche se nel mondo degli adulti non è considerata un’attività molto consona, il pianto fa comunque parte della vita delle persone. Anche altre ricerche, dopo quella di Frey, hanno sostenuto le sue teorie. Piangere è necessario. Senza il pianto un significativo livello di stress non verrebbe espulso e spesso questo può causare conseguenze anche abbastanza gravi. Una gran parte di studiosi ha constatato come lo stato sia fisico che mentale di una persona che ha pianto risultino molto più sani, e piangere può rappresentare anche un modo per ristabilire un equilibrio fisiologico. Quindi, si può affermare che il pianto sia un’attività necessaria, della quale non c’è alcuna ragione di vergognarsi.

BIBLIOGRAFIA

 

A cura di Miriana Quaranta. Revisionato da Mirko Zago.

 

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About the Author : Miriana Quaranta

Studentessa di Biotecnologie, diplomata in danza classica. Appassionata di musica, studentessa di canto lirico

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