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Clonare dinosauri

Si può clonare un dinosauro?

SANGUE DI DINOSAURO E FIBRE DI COLLAGENE: UNA STORIA DA JURASSIC PARK

Dopo tanta attesa, per la gioia dei fan, è uscito in tutte le sale cinematografiche il nuovo capitolo della saga di Jurassic Park. In concomitanza, sulla rivista Nature, è stato pubblicato un articolo a dir poco curioso: alcuni ricercatori, dell’Imperial College di Londra, sono riusciti ad isolare del sangue da un fossile risalente a 75 milioni di anni. L’interrogativo è sorto spontaneo, si potrà mai clonare un dinosauro?

Se la domanda ti suona familiare significa che hai avuto un’infanzia bellissima, ma se non sai di cosa sto parlando non disperare, sto per rivelartelo. Nella prima pellicola di Jurassic Park, tratta dall’omonimo romanzo di Michael Crichton, un ricco magnate scopre il modo di riportare in vita i dinosauri clonando il loro DNA, ottenuto da un campione di sangue, ritrovato nello stomaco di una zanzara fossile. Tuttavia non ti sto per raccontare la trama di un film, bensì il frutto di una ricerca scientifica di alto livello. Il team del Dr. Sergio Bertazzo infatti è riuscito ad individuare, in alcuni fossili mal conservati, delle fibre di collagene e delle strutture cellulari molto simili a dei globuli rossi.

Questa scoperta sicuramente non sarà il primo passo per la realizzazione di un parco a tema in stile Jurassic Park, tuttavia ci dice che alcuni residui biologici, se fossilizzati, possono mantenersi conservati molto a lungo. Ma ecco la domanda che sicuramente ti sarà balenata per la testa: è possibile clonare un dinosauro? Scopriamolo.

Cloni e dinosauro

COS’È UN CLONE?

Attualmente la clonazione è un processo molto poco efficiente che, anche se tecnicamente collaudato, richiede particolari accorgimenti di cui ti parlerò tra poco. Prima di tutto voglio spiegarti cosa s’intende per clone. Il termine clone sta ad indicare una popolazione di entità geneticamente identiche e può essere riferito a molecole di DNA, cellule e addirittura organismi viventi. Mi spiego meglio: i cloni sono delle copie di se stessi e come tali presentano un patrimonio genetico (sequenza del DNA) identico. Come avrai già compreso per clonare un individuo dobbiamo disporre fisicamente di tutto il suo genoma.

Attenzione, ciò non significa dover conoscere in modo dettagliato l’intera sequenza nucleotidica del suo DNA, ma solamente essere provvisti di una cellula dell’individuo contenente un nucleo. Perché specifico che la cellula debba contenere un nucleo? Perché nel nucleo viene stipato il DNA e non sempre tutte le cellule lo contengono. Sicuramente ricorderai lo scalpore mediatico provocato dalla clonazione della pecora Dolly, ma non tutti sono al corrente del fatto che la specie umana è stata in grado di clonare pressoché qualsiasi tipo di animale: dal topo all’asinello. Lo scopo di tutto questo? Ridurre gli animali utilizzati per la ricerca biomedica (perché ad oggi la simulazione di malattie umane, in modelli animali, è un processo molto lungo e dispendioso) e la produzione di farmaci biotecnologici in grande quantità ed in modo più accessibile.

CLONAGGIO: PRINCIPI E METODI

Sto per renderti partecipe di un processo ad alto contenuto tecnologico e a dirla tutta anche molto complesso. Per farti capire meglio prenderò ad esempio la tanto famigerata pecora Dolly. Sei pronto alla parte più interessante? Cominciamo.

Il dottor Ian Wilmut, padre di Dolly, ha ottenuto nel lontano 1997 il primo clone di mammifero usando la tecnica del trasferimento nucleare a partire da cellule somatiche di un individuo adulto. Sto parlando di cellule prelevate, con una biopsia, dalle ghiandole mammarie di una pecora di 5 anni di età e mantenute in contenitori opportunamente trattati per permettere la loro sopravvivenza. Il secondo step consisteva nell’isolamento di una cellula uovo, da un’altra pecora, e tramite un micromanipolatore (macchinario che permette la visualizzazione e la manipolazione di una singola cellula) aspirarle il nucleo. Alla fine le membrane delle due cellule vengono fuse per elettroporazione (con l’ausilio di una scarica elettrica).

Dolly, clonaggio dinosauri

La nuova cellula, che sarà coltivata per circa una settimana, darà origine ad una massa di cellule staminali che saranno reimpiantate nell’utero di una madre surrogata la quale darà alla luce il nostro clone.
Bene, ti chiederai dove siano finiti tutti i problemi che menzionavo poco sopra. Eccoli qui sotto.

  • Il nucleo che viene trasferito nella cellula uovo deve subire un processo di riprogrammazione, in pratica deve spegnere i geni implicati nella normale funzionalità cellulare e riaccendere quelli responsabili dello sviluppo embrionale. È un avvenimento che presenta un efficienza bassissima, i cui meccanismi sono ancora per la maggior parte oscuri.
  • La povera Dolly è vissuta poco più di 6 anni e con qualche problemino di salute tipico di animali più anziani.
  • Anche se la riprogrammazione nucleare avvenisse con successo esistono una marea di variabili che potrebbero andare storte, cosa che molto spesso accade. Basti pensare che per la nascita di Dolly sono stati ottenuti 277 embrioni, 29 dei quali sono stati trasferiti in madri surrogate e solo una di queste è rimasta gravida dando alla luce il clone.

È altresì doveroso ricordare che dal ’97 di anni ne sono passati parecchi e che questo tipo di tecnologia è divenuta sempre più efficiente (anche se i problemi sopraelencati sono ancora validi). In particolare si è scoperto che alcune specie sono più propense di altre ad essere clonate.

QUINDI È POSSIBILE CLONARE UN DINOSAURO?

Siamo giunti al dunque! Per rispondere a questa domanda facciamo il punto della situazione. Cosa ci servirebbe per clonare un dinosauro?

  • Una cellula di dinosauro o il nucleo di tale cellula.
  • Una cellula uovo di dinosauro.
  • Un laboratorio super attrezzato.

Articoli non molto semplici da trovare. Un’alternativa al primo elemento della lista potrebbe essere la sequenza completa del genoma di un dinosauro, che dopo essere stata ricostruita con le moderne tecniche di ingegneria genetica dovrebbe essere trasferita in un nucleo ospite (privato del proprio genoma).

DNA dinosauri

Ovviamente sto già divagando nel campo della fantascienza, infatti è stato dimostrato che, in condizioni di temperatura ideali, il DNA contenuto in un osso sarebbe completamente distrutto dopo 6 milioni di anni (si stima che in condizioni normali la doppia elica abbia una sopravvivenza di circa 1,5 milioni di anni). Senza contare il fatto che ricostruire un intero genoma, anche con la moderna ingegneria genetica, sarebbe pressoché impossibile. Diciamo che l’unico elemento al momento disponibile sarebbe un laboratorio ben attrezzato. Purtroppo, ad oggi, la clonazione di antichi rettili non è assolutamente realizzabile.

CONCLUSIONI

Mi rendo conto di averti deluso. Ammettilo, speravi che i dinosauri potessero tornare tra noi e forse in futuro sarà così. Per finire voglio condividere con te uno degli aspetti più straordinari della scoperta dei ricercatori dell’Imperial College di Londra. Gli 8 fossili analizzati non erano appena stati rinvenuti, ma provenivano da uno scavo Canadese di più di cento anni fa. Questo dimostra come i tessuti molli e la materia organica abbiano una notevole capacità di persistere nel tempo, anche se le loro condizioni di conservazione non sono ottimali. La parte più interessante della ricerca sta proprio qui, ma per permetterti di comprenderla al meglio devo fornirti qualche piccola informazione di stampo accademico. Non me ne volere, non ci vorrà molto. Le proteine sono costituite da una sequenza di minuscole molecole chiamate amminoacidi e assumono una funzione biologica in base alla loro forma tridimensionale. Ebbene, le fibre rinvenute nel campione presentavano un’abbozzo di struttura tridimensionale, tipico del collagene, dalla quale si potrà comprendere, almeno in parte, la funzione assunta dalla proteina nell’organismo dell’animale.

È la prima volta che una scoperta del genere viene fatta su un campione così antico e sicuramente ne seguiranno molte altre. Questo ci permetterà di comprendere nuovi aspetti della fisiologia di animali estinti milioni di anni fa, senza ricorrere alla clonazione.

BIBLIOGRAFIA

(Nature, 2015) DNA has a 521-year half-life. [Consultato il 12 giugno 2015]

(Nature, 2015) Fibres and cellular structures preserved in 75-million-year-old dinosaur specimens. [Consultato il 10 giugno 2015]

(Treccani, 2015) Clonazione: tecniche di trasferimento nucleare. [Consultato il 12 giugno 2015]

 

A cura di Mirko Zago. Revisionato da Andrea Mascheroni.


About the Author : Mirko Zago

Founder di Kibble, chimico ed ecologo. Adventurer per passione, innamorato della natura e content creator. Lascia che ti racconti una storia!

9 Comments
  1. Edoardo 17/06/2015 at 18:11 - Reply

    Ci manca anche una dinosaura surrogata:)

  2. […] dell’isolamento di sangue di dinosauro da parte di un gruppo di ricerca inglese, Mirko Zago ci spiega che cosa servirebbe per clonare un dinosauro, oltre alle zanzare cristallizzate […]

  3. […] IL BIOTECNOLOGO SIA UNO SCIENZIATO CHE NEL SUO LABORATORIO ESEGUE ESPERIMENTI COMBINANDO DNA PER CLONARE UN DINOSAURO: È DAVVERO COSÌ? RACCONTACI LA GIORNATA TIPO DI UN […]

  4. Mirco 04/11/2015 at 02:18 - Reply

    Mi sono sempre chiesto come mai gli scienziati si limitino a pensare che senza la sequenza di DNA di dinosauro completa non si possa riprodurre un dinosauro. Avendo a che fare con resti fossili, lo trovo anche io alquanto improbabile la riattivazione di elementi che di biologico non hanno più nulla, per fossilizzazione stessa (se non erro). Ma allora, visto che al giorno d’oggi ci sono ancora tantissimi altri rettili che probabilmente sono i discendenti dei dinosauri, magari nient’altro che dinosauri profondamente cambiati dopo milioni e milioni di anni, perché non tentare la strada della creazione da zero di una sequenza DNA di un dinosauro? Ad esempio, il famoso T-Rex: se in base ai resti fossili si capisse come potrebbe essere la sequenza DNA del T-Rex, non si potrebbe ricreare il suo DNA da zero, magari aiutandosi con parti di quello prelevato dai rettili? Premetto non sono un biologo e non ci capisco nulla di biologia, ma provo solo ad esporre un’idea, per quanto folle possa apparire. Perché insistere nel ricercare DNA intatto e attivabile di un dinosauro, se in sostanza potremmo provare a fare “Dio”? I dinosauri prima di comparire sulla terra, erano sicuramente qualcos’altro, qualcosa sotto altra forma, poi sono diventati dinosauri come li conosciamo. Allora, se si scoprisse che cosa deve accadere per creare da zero un dinosauro, non si potrebbe riprodurre il tutto in laboratorio? Certo, se si capisse come, bisognerebbe anche accellerare i tempi, ovvero creare qualcosa in pochi anni mentre la Natura l’ha creata in milioni di anni…probabilmente questa strada è molto più complicata di quella che consiste nel mettersi a cercare un nucleo cellulare di DNA da cui riportare in vita i dinosauri, però se l’uomo riuscisse a fare “Dio”, non occorrerebbe cercare DNA di dinosauro: lo si creerebbe da zero in laboratorio, una volta capito come si fa.

    • Silvia 17/12/2015 at 11:04 - Reply

      Mirco, i discendenti dei dinosauri non sono gli attuali rettili, ma gli attuali uccelli 😀

      • Mirko Zago 20/12/2015 at 12:15 - Reply

        Se non vado errato, rettili e uccelli possiedono un progenitore comune. Un po’ come l’uomo e la scimmia, quindi, l’affermazione non dovrebbe essere del tutto sbagliata 🙂

      • Giulio Libertini 26/12/2015 at 21:52 - Reply

        In effetti a voler mantenere i gruppi strettamente monofiletici gli uccelli andrebbero inseriti all’interno dei rettili (così come la descriviamo oggi la classe dei rettili è parafiletica). È pur vero che gli uccelli sono i diretti discendenti dei dinosauri: a voiler fare i pignoli andrebbero considerati non come una classe ma come parte del sottordine dei Theropoda, a sua volta facente parte dell’ordine dei Saurischia, uno dei due ordini che componevano i dinosauri.
        Gli altri rettili invece non discendono dai dinosauri ma “si sono separati” prima. Volendo fare un’analogia molto imperfetta, è come il rapporto tra australopitechi, umani moderni e scimmie antropomorfe. Gli umani discendono direttamente da alcuni australopitechi, le scimmie antropomorfe hanno “solo” un antenato in comune con essi.

        Rispondendo al primo commento, non solo non siamo in grado tecnicamente di creare DNA “da zero” (cioè senza avere una sequenza da “copiare”) ma non saremmo minimamente capaci, neanche in teoria, di estrapolare il genoma di un dinosauro a partire da un rettile moderno, né di qualsiasi altro essere. Per far capire, stiamo parlando di una sequenza di miliardi di lettere, che siamo a malapena in grado di leggere e non del tutto in grado di interpretare, se vogliamo “scriverla” dobbiamo per forza prendere qualche pezzo “già scritto” di cui conosciamo il significato e “montarlo” insieme.

  5. […] malati di sindrome di Rett, in seguito ad uno sviluppo embrionale normale, incominciano a manifestare i primi sintomi durante i primi 6-18 mesi di vita. È una […]

  6. pierfrancesco 04/07/2017 at 12:34 - Reply

    o pure basterebbe incrociare specie che assomiglino al dinosauro in questione tipo per il velociraptor basterebbe incrociare il tacchino con il varano di comodo perche dal varano prende la coda gli artigli il muso le zampe l’essere predatore e i denti mentre dal tacchino le piume le dimensioni la postura eretta e le zampe posteriori da dinosauro carnivoro

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