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Perché anche gli alberi sono intelligenti.

DA AVATAR ALLA COSCIENZA DEGLI ALBERI.

Sapevate che il 99.9% della biomassa terrestre è costituita da alberi e vegetali (tra cui una specie su otto è minacciata di estinzione), mentre solo lo 0.1% della biomassa è costituita da animali (uomo compreso)?

“Previeni la plant blindness!”

Ecco il motto di una campagna, di circa un annetto fa, che ha coinvolto migliaia di studenti americani. Scopo dell’iniziativa era proprio quello di insegnare come evitare di incappare in questo fenomeno assai comune, definito ufficialmente nel 1998 come l’incapacità di vedere le piante nell’ambiente circostante, che conduce all’incapacità di riconoscerne l’importanza per la biosfera e per le attività umane. Il tutto, per incentivare a porre la giusta attenzione alle piante e al loro ruolo nel mantenimento della vita per contrastare lo scarso sostegno alla ricerca e al loro studio.

Il fenomeno della Plant Blindness ha origine evoluzionistiche e si verifica in quanto il nostro cervello riceve dagli occhi un numero veramente enorme di informazioni e dati al secondo, ma ne elabora coscientemente una quantità decisamente inferiore. Per questo motivo necessita di selezionare solo l’indispensabile come oggetti noti, potenziali minacce, il movimento e il colore per tradurlo in pensiero. Un immediata utilità si riscontra, ad esempio, nella capacità di sfuggire prontamente ad un potenziale predatore, che risulta più utile del considerare alberi e piante che, in generale, restano ferme dove sono a confondersi con lo sfondo e non costituiscono certo una minaccia incombente.

Nel sottotitolo, ho menzionato il colossal di James Cameron e se hai visto il film in questione avrai certamente capito perché. Parliamo proprio di Avatar, il celebre film del 2009 che tutti ricordiamo per la maestosità del mondo virtuale di Pandora, che il genio di James Cameron è stato in grado di creare ed esaltare grazie all’ uso di un primo 3D pienamente riuscito.

Ripensando ad Avatar, sicuramente, ricorderai del momento in cui il protagonista Jake viene accompagnato da Neytiri alla conoscenza del suo popolo e del rapporto empatico con le creature di Pandora. Questo fenomeno nasce da una connessione tra le radici di tutti gli alberi di Pandora: il più importante tra tutti, l’albero della vita, unisce gli organismi in modo intimo con tutto il pianeta.

Questa splendida metafora in realtà affonda le sue radici in evidenze scientifiche più che comprovate dall’operato di numerosi scienziati, primo tra tutti il botanico italiano Stefano Mancuso, presidente del Laboratorio Internazionale di neurobiologia vegetale. La modernità degli alberi: sensibilità e intelligenza senza cervello. Se ti ho incuriosito, clicca sul link!

alberi

In effetti, non è una novità che le radici degli alberi siano in grado di dare origine a quella che viene definita Wood Wide Web: una rete che riesce ad interconnettere organismi situati anche a km di distanza mediante l’estensione del loro apparato radicale. Quello che spesso non si sa è che queste connessioni lavorano come sinapsi nervose ed agiscono coadiuvate da particolari specie di funghi, in associazioni mutualistiche, chiamate Micorrize. Lo scambio è equo: il fungo necessita di carbonio organico, che preleva dai prodotti della fotosintesi degli alberi e questi ne ricavano sia in componenti inorganici quali azoto, fosforo, zinco, essenziali per lo sviluppo, che un estensione del proprio apparato radicale.

Ciò consente agli alberi di mettersi letteralmente in comunicazione con i propri simili e scambiarsi materiale per un supporto reciproco alla crescita.

Verrebbe da chiedersi: a che pro?

Gli alberi, come ci spiega Mancuso, sono fortemente territoriali, competono per le risorse in maniera differente tra conspecifici e individui appartenenti a specie differenti. Questa disparità di trattamento può essere facilmente osservata anche considerando le cure parentali che un qualsiasi seme caduto in una foresta riceve da quello che in genetica, viene chiamato il suo Clan, in termini di nutrimento e sostentamento, fino al raggiungimento di un’altezza tale da garantirgli autonomia fotosintetica. Questo, al fine ultimo (comune ad ogni essere vivente) di perpetuare il patrimonio genetico del proprio clan o, in senso più ampio, la propria specie.

Prova ora a porti una semplice domanda: come possono alberi molto giovani attorcigliarsi ad un supporto generico inanimato, non troppo distante da essi, se non possono vederlo? Per poter rispondere, gli studi del professor Mancuso ci guidano ancora una volta per mano, alla scoperta delle straordinarie capacità di questi organismi. Esiste un lento movimento oscillatorio grazie al quale gli alberi intuiscono la presenza, non solo del supporto, ma anche degli altri organismi vegetali che competono per accaparrarselo.

Si può addirittura asserire che esista una coscienza condivisa tra questi organismi, che sono in grado di distinguere gli stimoli più basilari, come la semplice percezione della luce, stimoli spaziali, finendo con un’intuizione della presenza dei propri simili ed un naturale istinto collaborativo, del tutto simili a quelli che caratterizzano le forme di vita animale più evolute: uomo compreso.

BIBLIOGRAFIA
  • (Mancuso & Viola, 2015) Mancuso, Stefano; Viola, Alessandra Verde Brillante. Sensibilità ed Intelligenza del Mondo Vegetale, Giunti, edizione 2015. [Consultato il 28 luglio 2015]

 

A cura di Laura Gaggiano. Revisionato da Mirko Zago.

 

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1 Comment
  1. […] cui doversi difendere, piuttosto che agli alberi. In questo articolo di Laura Gaggiano si esplorano i motivi per cui invece dovremmo allenarci a non essere ciechi di fronte agli alberi: fra le altre cose, dimostrano di essere […]

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